Zone d’ombra del testo coranico – una struttura disordinata

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La versione più diffusa del Corano è quella del Cairo, elaborata sotto il patrocinio del re d’Egitto, Fu’ad I, nel 1923. Conta 114 capitoli (Sura). Ogni sura si presenta con un titolo, alcune con due o più (sura 9, 17, 35, 47, 68). I titoli provengono dalle prime parole della sura (53: Stella; 55: Compassionevole) da un racconto caratteristico (14: Abramo; 19: Maria), da un episodio considerato come significativo (16: Api; 29: Ragno). Essi non appartengono alla rivelazione e non appaiono nei primi manoscritti coranici conosciuti; furono aggiunti dagli scribi per distinguerli nel Corano. Alcuni, tuttavia, ritengono che sia stato Maometto a fissarli.
Le sure sono classificate pressappoco nell’ordine decrescente della loro lunghezza, salvo il primo. Alcuni sostengono che questo ordine è stato stabilito da un accordo tra i musulmani (ittifaqi). Si segnala a tale riguardo che ‘Ali (d. 661) aveva un Corano classificato nell’ordine cronologico, oggi perso. Altri ritengono che l’ordine attuale del Corano sia stato stabilito da Maometto stesso su decreto di Dio (tawqifi). La tradizione musulmana asserisce che durante la vita di Maometto, i suoi compagni mettevano per iscritto i passaggi rivelati come potevano. Durante l’ultimo mese di Ramadan precedendo il decesso di Maometto, l’angelo Gabriele avrebbe rivisto con Maometto il Corano ed indicato l’ordine finale dei versetti e delle sure.
C’è accordo fra i musulmani che l’ordine dei versetti all’interno delle sure è stato fissato da Maometto su decreto di Dio (tawqifi). Ma, spesso questi versetti risultano senza unità d’argomento. D’altra parte, in 39 sure, i versetti che appartengono ad epoche diverse si assecondano.

Per il musulmano, il Corano è perfetto sul piano dello stile. Nessuno può superarlo. Mettere in dubbio questa credenza costituisce una blasfemia, suscettibile di morte. Occorrerebbe, tuttavia, rilevare le caratteristiche dello stile che rendono difficile la lettura del Corano.

 

Divisione dei versetti

Oltre al problema dell’onografia e della grammatica, nel Corano si osserverà che molti versetti sono dislocati senza ordine logico. 
Il Corano è diviso in 114 sure. All’interno delle sure, il testo è stato, tardi, diviso in versetti, e i numeri messi alla fine del versetto, e non all’inizio come negli altri testi sacri. La lunghezza dei versetti varia molto. Esso può essere costituito da una o due parole (55:1; 101:1 e 103:1) o da molti frasi (2:101, 196 e 282; quest’ultimo è il più lungo del Corano). I versetti collegati all’inizio della missione di Maometto, messi oggi alla fine del Corano, sono concisi, brevi, offrendo precisazioni di ritmo identico. Poi, la tendenza è stata per la distensione dell’unità rimata. Il criterio di divisione in versetti si basa soprattutto sull’assonanza e la rima, ma non c’è un’unanimità sulla divisione e sul numero dei versetti. Così, l’edizione cairota e quella tunisina contano 6236 versetti, mentre una tradizione che risalirebbe ad Ibn-‘Abbas (d. v. 686) ne ha contato 6616. Nell’edizione araba di Gustave Flügel (1834), alcuni versetti dell’edizione cairota sono ritagliati o riuniti. Blachère ed Hamidullah danno nella loro traduzione le due classificazioni: quella di Flügel ancora utilizzata in occidente, e l’altra dell’edizione cairota (seguita nel nostro libro).

La mancanza di ordine logico dei versetti obbliga i commentatori a riordinarli  per capirli. Questo fenomeno è chiamato dai dotti musulmani al-muqaddam wal-mu’akhkhar (“l’avanzato e l’arretrato”). Ne diamo qualche esempio:

La lode [appartiene] ad Allah, Che ha fatto scendere il Libro sul Suo schiavo senza porvi alcuna tortuosità. [Un Libro] retto (18,1-2).

La struttura normale di questo versetto è: “La lode [appartiene] ad Allah, Che ha fatto scendere sul Suo schiavo, un libro retto senza porvi alcuna tortuosità”.

Non ha visto quello che ha fatto la sua divinità la sua passione? (25,43).

La struttura normale di questo versetto è: “Non ha visto quello che ha fatto della sua passione la sua divinità?”

Sua moglie era in piedi e rise. Le annunciammo Isacco e dopo Isacco, Giacobbe (11,71).

La struttura normale di questo versetto è: “Sua moglie era in piedi. Le annunciammo Isacco e dopo Isacco, Giacobbe. Lei rise”.

Se non fosse stato per una Precedente parola del tuo Signore, già [tutto questo] sarebbe avvenuto per un termine già stabilito (20,129).

La struttura normale dì questo versetto è: “Se non fosse stato per una precedente parola del tuo Signore e per un “termine già stabilito, già [tutto questo] sarebbe avvenuto”.

Allah disconosce i politeisti e il Suo Messaggero (9,3).

La struttura normale di questo versetto è: “Allah e il Suo Messaggero disconoscono i politeisti”.

Segnaliamo infine che il senso di numerosi termini e passaggi concisi (in particolare quelli situati alla fine del Corano) resta ipotetico, cosa che pone problemi insormontabili per i traduttori.

 

Mancanza di punteggiatura

Oltre alla divisione in versetti, la versione araba del Corano, anche moderno, non consente punteggiature (punto, virgola, ecc.), cosa che complica la sua lettura, soprattutto quando la frase è tagliata in due o più versetti (9:1-2; 53:13-16) o, al contrario, quando un versetto ammette molte frasi, come segnalato prima. Una delle ragioni per la quale non si aggiunge la punteggiatura è l’incertezza nel determinare la fine della frase. Un versetto può avere un senso diverso secondo la posizione del punto.

 

Interpolazione

La mancanza di punteggiatura è accentuata dal fatto che il Corano permette numerose interpolazioni. Così, all’interno della stessa sura, o dello stesso versetto, si trovano passaggi fuori contesto. Il testo coranico dà pertanto l’impressione di un libro scucito e raccomodato.

Un esempio d’interpolazione è il versetto 2:102 che è particolarmente lungo rispetto ai precedenti e seguenti. Un altro esempio, i versetti 2:153-162 che hanno per tema degli incoraggiamenti indirizzati ai credenti dopo un fallimento militare. Ma, nel mezzo del suo sviluppo, il versetto 158 annuncia improvvisamente l’autorizzazione del rito della deambulazione tra Al-Safa ed Al-Marwa, due stazioni del culto del pellegrinaggio alla Mecca. Poi, i versetti seguenti riprendono lo sviluppo precedente. Si trovano anche interpolazioni nello stesso versetto. Così, i versetti 2:189, 4:164, 22:40 e 32:23 sono composti di elementi disparati che non hanno legami tra loro. Inoltre la seconda parte del versetto 46:15 dovrebbe essere piuttosto collegata al versetto 27:19.

Questi problemi rendono la lettura del Corano difficile, soprattutto perché il testo arabo è generalmente prodotto di seguito, senza impaginazione adatta, mentre viene scritto, con la più bella grafia.

 

Mancanza di sistematico

Il Corano presenta i settori trattati non in modo sistematico. Se si cerca di conoscere la posizione del Corano riguardante un dato settore, bisogna riferirsi a vari versetti dispersi, a volte contraddittori, mescolati a passaggi spesso senza legame diretto. La contraddizione dei versetti è stata risolta dai giuristi musulmani attraverso la teoria dell’abrogazione: una norma posteriore abroga una norma precedente. Questo tuttavia richiede una datazione di questi versetti, dilemma difficile e controverso, soprattutto per il motivo che alcuni versetti abrogano altri che si trovano in capitoli posteriori nella raccolta del Corano.

 

Ripetizione

Una stessa storia o una stessa norma è riportata in molte sure, sia sotto forma ridotta, sia in una più dettagliata. Come esempio, la storia di Lot e della distruzione di Sodoma, ispirata dalla Bibbia (Gn 18:16-33 e 19:1-29), ritorna in una decina di capitoli del Corano. Accade lo stesso nel racconto del Profeta Mosè o del Profeta arabo Shu’ayb. Ciò dimostra che il testo coranico è stato oggetto di redazioni successive sovrapposte.

A volte, un versetto è ripetuto alla lettera in due passaggi, essendo la ripetizione senza legame con il testo di uno dei due passaggi. Così, il versetto 28:62 è ripetuto al versetto 28:74, ma quest’ultimo è fuori contesto. Nella sura 55 che conta 78 versetti, la stessa frase ritorna 31 volte; e nella sura 77 che conta 55, ritorna 11 volte.

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