La tregua di Hudaybiyyah

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Premessa

La tregua di Hudaybiyyah fu un evento di fondamentale importanza nella carriera politica di Maometto. Essa gli permise, in un momento di relativa debolezza a seguito della sconfitta di Uhud, di chiudere il fronte dello scontro con i Quraysh, rendendolo libero di saccheggiare le zone intorno a Medina e soprattutto Khaybar, il “giardino dello Hijaz”, una fertile oasi e colonia Ebraica, che fra l’altro ospitava una parte della tribù Ebraica dei Banu an-Nadir, fatta esplellere da Medina per ordine di Maometto, il quale aveva fatto assassinare anche il loro capo.

La tregua prevedeva una serie di condizioni, che Maometto violò svariate volte invocando il “giudizio di Allah” per scioglierlo dai suoi obblighi (ad esempio in 60:10, quando si rifiuta di riconsegnare le emigrate); oltre a questo, vi era il fatto che quando Maometto si recò la prima volta a Medina, vi giunse con un numero di uomini insufficiente per conquistarla: non appena ebbe un numero di soldati adeguato, ottenuto ineucendo le popolazioni vicine all’obbedienza (con l’esempio dell’annientamento di chi gli si era opposto), attaccò Mecca con il primo pretesto utile, occupandola quasi senza colpo ferire.
La tregua di Hudaybiyyah viene considerata dagli esegeti dell’Islam un’abile strattagemma politico: fare pace con un avversario i quel momento troppo forte per recuperare le forze e concentrarsi su un altro piú debole, per poi tornare alla carica non appena ci sono i presupposti per una vittoria.

Questa strategia si è rivelata tremendamente efficace in quanto mirata a colpire la psicologia delle popolazioni che egli aggrediva e terrorizzava: la maggior parte di queste non desideravano altro che il quieto vivere e il proseguire in pace con i loro affari; combattevano sì per sciocchezze o futili motivi come l’onore o offese, ma si trattava spesso di scaramuccie o di faide che non si protraevano per lungo tempo. Con la sua grande influenza psicologica sui musulmani Maometto riuscì ad incalanare le loro forze per i suoi obiettivi di conquista e imperialismo.

La partenza per Mecca (A.H. 6)

Maometto inizia il suo 6° anno da leader politico con la ferma intenzione di liberarsi del suo chiodo fisso: conquistare Mecca, la città natale dove era stato deriso e rifiutato dopo essersi proclamato apostolo di Allah, e dove vedeva la sua esclusione dalla gestione della Ka’aba come un torto personale, essendo discendente diretto del suo custode, Qusayy.

Ciononostante, afferma di avere intenzioni esclusivamente pacifiche:

Ishaq:499
“Il Profeta partì con l’intenzione di effettuare il Pellegrinaggio Minore, senza intento alcuno di muovere guerra. Egli aveva chiesto agli abitanti del deserto sia Arabi che Beduini che erano attorno a lui di aiutarlo e di venire con sé, poiché temeva che i Quraysh si opponessero a lui con combattimento o scacciandolo dalla casa di Allah [Ka’aba]. Molti Beduini furono lenti nel venire a lui. Così il Messaggero partì con gli Emigranti e gli Ansar. Prese con sé animali sacrificali e si vestì dell’abito da pellegrino.”

 

Come vedremo, questo non fu che un pretesto. A seconda di chi riporta la storia, il numero dei Musulmani oscillla tra 700, 1300, 1400 o 1900.

Tabari VIII:71
“Umar disse, ‘Messaggero, vorresti forse entrare senza armi o cavalli nel territorio di gente che è in guerra con te?’ Così il Profeta mandò uomini a Medina per portare tutti i cavalli e le armi che potevano trovare. Quando giunsero nei pressi di Mecca, essi [i Meccani] gli proibirono di entrare, così essi marciarono fino a Mina. Le spie di Maometto gli portarono notizia che Ikrimah gli stava venendo incontro con cinquecento uomini. Maometto disse, ‘Khalid, il figlio del tuo zio paterno sta venendo contro di te.’ Khalid rispose, ‘Io sono la spada di Allah e la spada del Suo Messaggero! Dirigimi ove tu voglia!’ Maometto lo mise a comando di cavalieri, e incontrò Ikrimah nel canyon e lo mise in fuga – rimandandolo indietro a Mecca. Khalid quindi lo respinse altre due volte.”
Ishaq:500
“Il Messaggero disse, ‘Guai ai Quraysh! La guerra li ha divorati! Che danni soffirebbero se mi lasciassero libero con gli altri Arabi? [a parte essere derubati, e avere la propria gente terrorizzata e uccisa?] Se gli Arabi mi uccidono, sarà quello che vogliono. Se Dio mi darà la vittoria su di essi [non “salvarli” ma “vincerli”] i Quraysh si unirebbero in massa [cioè si arrenderebbero] all’Islam. Ma possono combattere. Per Allah, non cesserò di combattere contro di essi per la missione che Allah mi ha affidato fino a quando Allah non mi renda vittorioso o io perisca.”

 

Maometto veleva una guerra senza fine contro di essi – non era interessato alla loro salvezza, o redenzione.
Ironicamente, immediatamente dopo aver pronunciato il suo discorso “Vittoria o morte”, Maometto impaurito come un gattino aggiunge: “‘Chi ci porterà per una strada ove possiamo evitarli?’”

Implicando che i pellegrini fossero effettivamente un esercito:

Ishaq:500
“Il Messaggero diede ordini alla sue forze, dicento, ‘Girate a destra, per i cespugli su di un percorso che porta sopra il Passo di Murar fino alla discesa di Hudaybiyyah sotto Mecca.’ Così l’armata viaggiò per quel sentiero. Quando i cavalieri dei Quraysh videro la polvere dell’armata e che il Messaggero aveva cambiato strada, essi tornarono a Mecca.”

 

A questo punto Ishaq narra di un presunto miracolo che Maometto avrebbe effettuato durante la sosta, facendosi calare in un pozzo inaridito, colpendo l’interno con una freccia e, facendo risalire l’acqua, si abbeverò con i suoi uomini.

Accampatisi in Hudaybiyyah, i Musulmani comunicano con i Quraysh per mezzo dei Banu Khuza’a, una tribù locale che faceva da tramite e da informatori. Tramite essi, Maometto continua a sostenere i suoi intenti pacifici, ma i Quraysh restarono sospettosi.

Ishaq:501
“Potrà anche essere venuto non cercando la guerra ma per Allah [Allah era una delle tante divinità pagane di Mecca, riverito anche dagli infedeli] egli non verrà mai qui contro il nostro volere, nè gli Arabi diranno mai che noi l’abbiamo permesso.”

 

I Quraysh inviano due emissari a Maometto, Mikraz b. Hafs e al-Hulais b.’Alqama, ottenendo le stesse risposte:

Tabari VIII:75
“Il Profeta disse, [dopo essere tornato a Medina per le sue armi e aver respinto i Meccani tre volte con la sua cavalleria] ‘Non siamo venuti per combattere nessuno; siamo venuti a compiere il pellegrinaggio minore. La guerra ha stremato e recato danno ai Quraysh. [e chi sarà stato mai?] Se lo vogliono, garantiremo loro una tregua [prima di ucciderli] e potranno lasciarmi combattere gli Arabi. Se rifiutano questa questo armistizio, li combatterò nell’interesse di questa mia questione finché avrò vita.”

 

Era un’altra confessione – Maometto stava terrorizzando la sua gente “nell’interesse di questa mia questione.” (“for the sake of this affair of mine”). Quindi inviarono ‘Urwa b. Masu’ud al-Thaqafi.

Tabari VIII:76
“Urwah venne al profeta. ‘Maometto, dimmi, se tu sterminerai la gente della tua tribù – hai mai sentito di alcun Arabo che abbia distrutto la sua stessa razza prima di te?’”

 

Una buona domanda – che rimane senza risposta. Maometto fu il primo Arabo a terrorizzare, schiavizzare, e massacrare gli Arabi in massa.

Ishaq:502
“Maometto, hai raccolto un gruppo di persone di razze frammiste e le hai portate presso la tua razza per distruggerla. Per Allah, io vedo sia persone fedeli e spazzatura pronta a disertare domani stesso.’ Ora Abu Bakr, che era in piedi dietro l’Apostolo, disse, ‘Vai a succhiare i capezzoli di Al-Lat!’”

 

Il futuro Califfo era un maestro di arte oratoria e sottili allusioni.

Urwah diceva la verità, ponendo le azioni barbariche di Maometto nel contesto della storia e della ragione. Ma la mente Musulmana non può tollerare la verità, così gli risposero offendendolo. Ancora oggi, quando dibattiamo con dei Musulmani circa la loro fede, la loro risposta è di aggredire chi parla piuttosto che i suoi argomenti.

Ma Urwah non si abbassò a rispondere all’insulto:

Ishaq:502
“Continuò nuovamente a parlare con il Profeta, accarezzando la sua barba. Mughira, cinto di armatura, si ergeva presso di lui con la sua spada. Ogni qualvolta Urwah avvicinava la sua mano verso la barba del Profeta, Mughira colpiva la sua mano con il lato inferiore dell’impugnatura e disse, ‘Allontana la tua mano dalla sua barba se non vuoi perderla!’ Urwah disse, ‘vergogna su di te! Sei talmente rozzo e rude!’ L’apostolo sorrise e quando Urwa chiese chi era quell’uomo essi dissero che era il figlio di suo fratello, Mughira ed egli disse, ‘Ingrato! Era soltanto ieri che lavavo i tuoi pantaloni sporchi!’

 

Seguono un ulteriore scambio di emissari, infine cominciarono le trattive.

Ishaq:503
“Il Messaggero di Allah chiamò Uthman e lo mando da Abu Suyfan e dai capi dei Quraysh per dirgli che non era venuto a muovere guerra ma semplicemente per visitare la casa e venerarare la sua santità.” […] “Avendo udito ciò che Uthman aveva da dire, essi dissero: ‘Se vuoi camminare intorno al tempio, fallo.’ Egli disse che non poteva farlo fino a quando Maometto non l’avesse fatto, e i Quraysh lo trattennero come prigioniero.”

 

Ma i Musulmani furono informati diversamente a riguardo:

“L’Apostolo e i Musulmani udirono che Uthman era stato ucciso.”

 

La tregua di Hudaybiyyah

Ishaq:503
Quando Maometto ricevette notizia che Uthman era stato ucciso, egli disse, ‘Non torneremo indietro fino a quando non avremo combattuto con il nemico.’ Egli convocò la gente per giurare alleanza. [Tabari VIII:82] L’araldo del Profeta annunciò: ‘Uomini, un giuramento di alleanza! Lo Spirito Santo è disceso!‘ (sic)” Ishaq:503
“Nel giorno di Hudaybiyyah giurammo alleanza al Messaggero mentre Umar stringeva la sua mano sotto un albero di acacia. Era un voto da mantenere fino alla morte.”

 

E’ importante notare come il giuramento era a Maometto, e non ad Allah. Come del resto conferma lo stesso Corano:

Corano 48:10
In verità coloro che giurano fedeltà a te (Maometto) è come se la giurassero ad Allah.”

 

Essi erano, a tutti gli effetti, una cosa sola.
Poco dopo appresero che Uthman non era stato ucciso.

I Quraysh inviarono Suhayl per definire le condizioni dell’armistizio:

Ishaq:504
Quindi i Quraysh mandarono Suhayl b.’Amr fratello di B. ‘Amr b. Lu’ayy con istruzioni di fare pace a condizione che egli tornasse l’anno seguente, così che nessun Arabo avesse potuto dire che era entrato con la forza. Quando l’Apostolo lo vide giungere egli disse, ‘Questa gente vuole fare pace dal momento che hanno mandato quest’uomo.’ Dopo una lunga discussione venne stabilita la pace e non restava che scrivere un documento. ‘Umar saltò su e si recò da Abu Bark dicendo: ‘Non è forse egli l’Apostolo di Dio, e non siamo forse noi Musulmani, e non sono essi politeisti?’ a cui Abu Bakr accondiscese, ed egli continuò: ‘Allora perché dovremmo acconsentire a ciò che è svilente per la nostra relgione?’ Egli rispose, ‘Segui quello che dice, poiché io affermo che egli è l’Apostolo di Dio.’ Umar disse, ‘E altrettanto faccio io.’

 

I Musulmani erano contrari al fatto che, sul documento che stava per firmare, Maometto aveva cancellato l’incipit in cui si proclamava messaggero di Dio.

Ishaq:504
Quindi andarono dall’Apostolo e posero a lui le stesse domande alle quali l’apostolo rispose, ‘Io sono lo schiavo di Dio ed il suo Apostolo. Non andrò contro i Suoi comandamenti ed Egli non mi renderà un perdente.’

 

Andiamo bene: Maometto aveva violato tutti, ma proprio tutti, i comandamenti della religione da cui dichiarava di trarre continuità.

Ishaq:504 / Tabari VIII:85
Il profetà mi convocò e disse, ‘Scrivi: “In nome di Allah, Ar-Rahman e Ar-Rahim.”‘ Suhayl disse, ‘Io non conosco Ar-Rahman o Ar-Rahim. Dovresti piuttosto scrivere, “Nel Tuo nome, O Allah.”‘ Così Maometto disse, ‘Scrivi: “Nel Tuo nome, o Allah.”‘ Ed io lo scrissi.”

 

E’ interessante notare due cose: il primo è che i Meccani si riconoscevano fedeli di Allah, in quanto la pietra nera della Ka’aba non era uno che i tanti dei che i politeisti adoravano; il secondo è che gli altri nomi con cui Maometto si riferiva ad Allah, che inizialmente non si chiamava Allah, non vengono riconosciuti dai Meccani: questo perché la fonte di Maometto nello scrivere il suo Corano veniva nella fase iniziale dalla poesia degli Hanif Yemeniti, da cui peraltro aveva copiato lo stile delle sure.

Ishaq:504 / Tabari VIII:85
“Egli disse: ‘Scrivi: “Maometto, il Messaggero di Allah, ha fatto pace con Suhayl.”‘ Suhayl disse, ‘Se io ti riconoscessi come Messaggero di Allah, non ti combatterei. Perché non scrivi il tuo nome ed il nome di tuo padre.’ Così Maometto disse, ‘Scrivi: “Maometto bin Abdallah ha fatto pace con Suhayl.”

 

I Quraysh, pagani e politeisti, avevano rifiutato di sottoscrivere un documento in cui Maometto veniva designato “Messaggero di Allah”. Ciononostante, i Musulmani vorrebbero darci a bere che gli Ebrei avevano firmato un accordo con un Maometto debole e appena arrivato a Medina in cui egli si auto proclamava tale. Questa storia è confermata anche da questa Hadith di Bukhari.

Ma la grande notizia era che “l’ex” Messaggero di Allah avrebbe rinunciato ai suoi metodi di preferenza:

Tabari VIII:86
Essi aderirono alle condizioni: la guerra sarebbe stata messa da parte per dieci anni, durante i quali gli uomini sarebbero stati al sicuro e si sarebbero trattenuti dalle ostilità.

 

Che scoop – Maometto rinuncia alla violenza. Secondo voi quante sono le possibilità che Maometto possa resistere per dieci giorni, non dieci anni, senza terrorizzare, derubare o stuprare qualcuno?

L’armistizio di Hudaybiyyah continua:

“Durante questo periodo, chiunque giunge a Maometto da parte dei Quraysh senza il permesso del suo guardiano, verrà ritornato ad essi; e chiunque viene ai Quraysh da coloro che sono con Maometto, non verrà ritornato ai Musulmani. Non vi sarà furto clandestino o tradimento.”

 

Il Profeta prometteva di deporre le armi, che era tutto quello che i Quraysh volevano. Chiunque andasse da Mecca a Medina sarebbe stato rimandato indietro, ciononostante sui Quraysh non pendeva un simile obbligo, e il tradimento sarebbe stato abbandonato. Il problema è, ci si può fidare di questo profeta?

Suhayl dopo aver firmato si alzò e disse:

Ishaq:504
“Tornerai indietro, lasciandoci per quest’anno e non entrerai in Mecca. Quando verrà l’anno seguente, noi usciremo, e tu entrerai a Mecca con i tuoi compagni e vi soggiornerai per tre notti. Le tue spade resteranno nelle guaine. Non entrerai con altre armi.”

 

Ignoranti, brutali e instupiditi, i militanti Musulmani attorniarono Maometto. Sapevano che il loro capo si era venduto – ed essi con lui. Erano venuti per conquistare e saccheggiare, dopotutto:

Ishaq:505 / Tabari VIII:87
I Compagni del Profeta erano partiti senza dubitare che avrebbero conquistato [apparentemente soltanto Maometto era convinto di venire in pace?], a causa di una visione che Maometto aveva avuto. Di conseguenza, quando videro i negoziati di pace, la ritirata, e gli obblighi a cui il Profeta si era sottoposto – i Musulmani furono così rattristati da ciò che erano prossimi alla disperazione. Alcuni erano depressi quasi da morirne.

 

Non c’è nulla che un terrorista odi più di un negoziato di pace.
Nei momenti immediatamente successivi all’armistizio, Maometto parve aderire a queste condizioni:

Ishaq:505 / Tabari VIII:87
“Mentre il Profeta stava scrivendo il documento, Abu Jandal, il figlio di Suhayl, giunse incatenato. Stava fuggendo dai Quraysh per unirsi ai Musulmani. Quando Suhyal lo vide, lo colpì e lo afferrò per il collare. ‘Maometto’, disse, ‘il patto tra di noi è stato ratificato prima che egli venne a te.’ ‘Hai ragione’, rispose. Suhayl cominciò a trascinare suo figlio per i suoi vestiti. Jandal cominciò a gridare con quanto fiato aveva in corpo, ‘Musulmani, dovrò forse essere fatto tornare dai politeisti così che possano allontanarmi dalla mia religione?’ Questo li fece stare ancora più male. Il Messaggero disse, ‘Abu Jandal, conta su di una ricompensa, poiché Allah ti fornirà una via di fuga. Abbiamo firmato un patto, e non agiremo meschinamente riguardo ad esso.”

 

I terroristi ne furono grandemente irritati.

Ishaq:505
Umar balzò in piedi, camminando a fianco di Jandal, e dicendo, ‘Sii paziente. Sono soltanto pagani, e il sangue di ciascuno di essi non vale più di quello di un cane!’ Umar pose l’elsa della sua spada vicino a lui. Egli disse, ‘Speravo che prendesse la mia spada e uccidesse suo padre con essa.’ Ma Jandal era troppo attaccato a suo padre per ucciderlo.’

 

…evidentemente non era ancora abbastanza Musulmano; notate come i Musulmani avevano appena firmato un trattato di pace, e il futuro Califfo voleva che una delle sue giovani reclute assassinasse suo padre.

Tabari VII:89
Quando il Messaggero ebbe terminato di firmare il suo patto, egli disse ai suoi Compagni, ‘Alatevi, compite il sacrificio, e radetevi il capo.’ Nessuno di loro si levò in piedi neanche dopo che egli lo ripetè per tre volte. Quando nessuno si alzò, si recò nella tenda di Umm e le disse quello che era accaduto con i Musulmani. Ella disse, ‘E tu forse approvi una cosa del genere? Esci, e non dir loro parola alcuna fino a quando non avrai sacrificato il tuo cammello grasso e convocato i barbieri per rasarti.’” Egli fece come gli era stato detto. “Quando videro questo si alzarono, sacrificarono gli animali, e si rasarono fino a quando quasi non si uccisero a vicenda dalla disperazione.

 

Poveri Musulmani. Hanno soltanto passato qualche minuto senza compiere nessun atto di terrorismo e sono già in crisi d’astinenza.
Fortunatamente per loro (e sfortunatamente per tutti noi), il profeta aveva già in mente luoghi alternativi dove compiere le proprie scorribande.

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