Ho lasciato l’Islam

inviato da The Apostate

Questa lettera è molto difficile da scrivere. Fin da quando ero piccola, ho sempre avuto molti conflitti con la religione tramandatami dai miei genitori, spazianti dal gran senso di colpa e paura per aver mancato una preghiera al forte sentimento di ira verso Dio per aver fatto il mondo nel modo in cui Egli l’ha fatto.

Ho creduto nell’Islam per tutto il tempo per cui l’ho fatto per una ragione strana e non sorprendente ma molto poco sofisticata: ho creduto che vi fosse la prova innegabile che l’Islam fosse la Verità di Dio. In due parole: Scienza Coranica. Anche se poi si è rivelata soltanto una frode, l’ho creduta ancora un pò per una sorta di inerzia insieme ad una grande fame spirituale che si è presentata a seguito delle relative privazioni della mia vita.

Ho raccontato la storia della mia apostasia in modi diversi a persone differenti. Ho sottolineato molte singole cause e stadi che ho attraversato nel corso del tempo. Questo non è perché io le stia attribuendo varie ragioni, a fatto compiuto. E’ più perché tutte queste ragioni sono rimaste dormienti in me per lungo tempo, ed eventualmente sono risalite alla superficie e si sono affermate con forza nel momento giusto fino a quando ho confessato a me stessa che non ero più una Musulmana.

Ad esempio…

C’è stata la volta in cui mi sono recata all’Haji e nel corso del lungo pellegrinaggio, mi è capitato di vedere dall’altro, da un ponte, la vista assolutamente fantastica di un’umanità bianco-vestita che offriva il suo cuore a Dio. E in quel momento pieno di ispirazione, ho avuto l’improvvisa convinzione farsi largo nella mia testa che non c’era alcun Dio ad ascoltare le grida laceranti dell’umanità che soffre. In quel momento, ho percepito un millennio di preghiere irrisposte di una specie che brama aggrapparsi a… qualcosa. In quel momento sono stata piuttosto sicura che non vi era Nulla a cui aggrapparsi.

C’è stata anche quella volta dopo aver finito di leggere un breve libro sulla storia, lo sviluppo e la morte di religioni maggiori e minori che sono sorte e cadute nel corso della storia registrata. E’ un libro molto semplice e diretto; non faceva assunzioni, o offriva ipotesi. Semplicemente presentava i fatti. Al momento di finire il libro, ho avuto un’improvvisa illuminazione riguardo all’Islam: era chiaro come il cristallo a me che si trattava soltanto di un’altra religione concepita dall’uomo, destinata a prendere il suo posto assieme con le altre religioni che sono andate e venute, i cui dei sono stati adorati per secoli e quindi abbandonati nell’oscurità. Questa realizzazione fu molto incisiva per me, se non altro perché in quel momento, improvvisamente tutto mi era apparso così auto-evidente e semplice. Mi ricordo di aver registrato questo momento su un pezzo di carta giallo, mentre mi rilassavo nella sala professori di una scuola dove ero l’assistente di un professore (e dove avevo trovato quel libro), e quindi nascosto la mia piccola confessione.

Poi c’è stata quella volta in cui ho letto il Corano con la matita alla mia mano, e quando lo terminai non era rimasto un solo centimetro di margine ancora bianco privo dei miei – a volte molto blasfemi – commenti. Perché io avevo udito il suono della voce di un uomo in quel “testo sacro” e da nessuna parte avevo trovato alcun indizio che io fossi accettabile, che le mie idee potessero essere riconciliate con ciò che il testo diceva chiaramente.

Ho anche trovato il Corano pesantemente noioso e ripetitivo e stranamente ultra-preoccupato dei vezzi sessuali e domestici dell’autore.

Naturalmente, ho anche ogni sorta di problemi con la posizione dell’Islam riguardo alle donne. Ed anche con la legge penale Islamica. E vedo la storia Islamica come una sorta di marcia imperialista, di oppressione, una cronache di miseria. Ma il mio cruccio principale con l’Islam, la ragione principale per cui non credo che nessun essere divino abbia rivelato il Corano o scelto la pessima figura di Muhammad come ultimo profeta, è l’assoluta ridicolaggine dell’idea della Rivelazione.

Pensateci: per qualche ragione, un Dio ci crea come essere consci della nostra esistenza. Ha anche creato l’universo – ovviamente, questo Dio è una creatura dotata di qualche livello di sofisticatezza. Grandiose idee, introspezione, ingenuità ed altre virtù assortite non sono al di là della Sua portata.

Per qualche motivo, Egli decide di voler comunicare con la Sua creazione. Invece di usare qualche mezzo semplice e privo di difetti, Egli decide di usare tradizioni orali, sussurri nelle tenebre, sogni ed altri mezzi nebulosi. Quindi si dimostra incapace – ripetutamente – di preservare una qualsiasi delle Sue ‘rivelazioni’ nella sua forma originaria. Finalmente, si rende conto che le Sue rivelazioni stanno venendo corrotte ancora una volta, così Egli finalmente decide che preserverà la Sua rivelazione finale in forma perfetta, fino all’ultima virgola. Tranne per il fatto che non ci riesce.

Ora la nostra Creatura Onnipotente è stata in grado di produrre una situazione in cui molte versioni della Sua Verità sono in circolazione. Dal momento che Egli è noto nel far credere alle sue creature alla minaccia di dolori e dannazione eterna, nessuno vuole credere a nient’altro se non quello che il suo babbo e la sua mamma gli hanno detto essere vero. Quindi tutti combattono fra loro su chi sia il detentore della Verità.

Ma tutti sono d’accordo su una cosa: lo scopo di tutto questo business della rivelazione è quello di fornire all’umanità una guida, apparentemente perché non siamo in grado di trovare la strada anche con entrambi le mani ed una mappa a disposizione (il che è effettivamente vero la maggior parte delle volte). Beh, questo potrebbe anche avere senso – qualcosa come un manuale. Ma nella pratica noi non possiamo ricevere nessuna ‘guida’ perché se lo facessimo staremmo sterminando kaffir, catturando schiavi e opprimendo donne ad ogni passo.

Quindi immagino che ci tocchi usare la… ragione. Tutta questa storia… esattamente a quale scopo? Così che possiamo far affidamento sul nostro buon senso, sulla nostra intuizione, sulla nostra coscienza? E quindi avere scontri e lotte riguardo a quale rivelazione o interpretazione del “buon senso” debba prevalere! Con un lato che insiste che dovremmo osservare la realtà e cercare qualsiasi cosa sembri ragionevole, anche quando questo contraddice la rivelazione (dal momento che la rivelazione potrebbe essere irragionevole, sapete), e l’altro che afferma che non si possa fare a nostro piacimento nel decidere cosa sia ragionevole e che dovremmo prendere il testo in parola.

Esattamente, quali problemi sono stati risolti dalla Rivelazione? Quale genere di guida ha fornito che le persone non avevano già scoperto molto prima che Dio cominciasse a spedirci letterine? E quanti danni ha provocato nel cercare di rendere le nostre vite “più facili”?

I Musulmani moderni che parlano di reinterpretare le scritture alla luce dei nostri valori moderni (perché semplicemente non adottare i valori moderni e gettare il fattore non necessario della rivelazione?) parlano delle limitazioni del tempo e dello spazio in cui Dio ha rivelato la Sua parola. Parlano come se Dio operi sotto restrizioni. Si dimenticano che Dio potrebbe aver fatto le cose in qualsiasi modo egli l’avesse voluto, e quindi avrebbe potuto rivelare qualcosa che avrebbe superato la prova del tempo senza bisogno di tutte queste complesse reinterpretazioni. Ma non l’ha fatto. Non sono propensa a perdonare una tale mancanza di immaginazione in una creatura così superiore.

Il Corano e le Hadith sono a loro volta molto inadeguate come fonti di legge, o anche di guida, per la più semplice delle società umane. Cadono a pezzi al primo scrutinio – l’intero edificio è costruito sull’ignoranza, sulla superstizione, su cattiva storia e su ancora peggiore scienza. E soprattutto, il disegno che la rivelazione tratteggia del nostro divino creatore è decisamente spiacevole e assomiglia ad un qualsiasi tizio patriarcale del Medio-Oriente che ama stuprare, uccidere, e spargere intolleranza. Questo vale per la Bibba e per il Corano. Ci sono troppi spiacevoli discorsi di inferno e dannazione eterna, e questo Dio ignorante, possessivo, geloso, spietato, orgoglioso ed insicuro mi condanna all’inferno per un peccato che non ho nemmeno mai voluto commettere: la mia apostasia.

Non ho mai cercato di smettere di credere. Quando ciò è accaduto, è stato sorprendente tanto per me che per i miei genitori. E non c’è modo di tornare indietro – non posso costringermi a credere in ciò che ormai sono covinta siano menzogne umane. Non è questione di volontà – quindi perché dovrei bruciare per essa? Ma apparentemente questo è un peccato imperdonabile. E io non posso credere in un Dio così immensamente ingiusto.

E non posso assolutamente credere in una religione così assurda e priva di senso come l’Islam chiaramente è.

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