Quando la megalomania di Maometto dovette fare i conti con la realtà

Subito dopo la prima grande vittoria dei musulmani sugli avversari, avvenuta con la battaglia di Badr nel 624 d.C. (secondo anno dall’egira) durante il mese di ramadan, l’euforia di Maometto e dei suoi raggiunse i massimi livelli. Convinto dell’invincibilità del suo esercito, Maometto si fece rivelare il versetto 8:65 del Corano:

O Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti. Ché in verità è gente che nulla comprende. (Corano 8:65)

Peccato per lui che solo un anno dopo, a nord di Medina, ebbe luogo la battaglia di Uhud. Essa gli costò una ferita e la vita di più di settanta musulmani tra cui suo zio Hamza. Questa battaglia fu un completo fallimento che suscitò perplessità tra i credenti, per cui costrinse il profeta a ridimensionare le sue convinzioni riguardo la forza miracolosa del proprio esercito. Probabilmente Maometto pensò “linguaccia mia, mi sono fatto prendere dall’euforia e dalle mie solite manie di grandezza”. Per cui, come sempre accadeva in questi casi, per risolvere la contraddizione tra i fatti accaduti e la parola divina precedentemente rivelata, si inventò un utile versetto abrogativo con il quale tarò le aspettative sulla potenza del suo esercito, riportandole ad un livello più verosimile. Nasce così il versetto 8:66 del Corano:

Ora Allah vi ha alleggerito [l’ordine], Egli conosce l’inadeguatezza che è in voi. Cento di voi, perseveranti, ne domineranno duecento; e se sono mille, con il permesso di Allah, avranno il sopravvento su duemila. Allah è con coloro che perseverano. (Corano 8:66)

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