Origini della famigerata tolleranza islamica. Fatto o finzione?

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La conquista di Mecca (Makka) e la conversione di massa dei pagani Quraysh all’islam

Per dimostrare la natura tollerante dell’islam, i musulmani usano spesso l’argomento del “pacifico ingresso dell’armata musulmana a Mecca nel 630 d.C.” e la conseguente conversione volontaria di gran parte dei Quraysh (i Coreisciti), che secondo loro sarebbe avvenuta senza alcuna costrizione:

  • I musulmani occuparono Mecca nel gennaio del 630 senza incontrare resistenza.
  • I Meccani abbracciarono l’islam volontariamente e in gran numero.

È quindi importante capire il motivo reale per cui gli abitanti di Mecca non opposero quasi alcuna resistenza all’ingresso dei musulmani nella loro cittá. Ciò avvenne per il fatto che Maometto ed il suo esercito erano benvoluti perché considerati pacifici e detentori della vera religione, o piuttosto perché i musulmani erano talmente crudeli e pericolosi da spaventare i deboli pagani di Mecca che perciò li fecero entrare senza opporre resistenza? Come vedremo la seconda ipotesi é quella corretta, dimostrata dalle stesse fonti islamiche. D’altronde il destino in cui incorsero gli sventurati ebrei di Medina era ancora vivo nelle menti dei meccani.

Per capire come andarono realmente le cose ci affideremo alle due più importanti biografie di Maometto, scritte rispettivamente da Ibn Ishaq (704 -767), che ci è stata tramandata da Ibn Hisham (… – 833), e da Tabari (839 – 923).
Potete trovare le versioni tradotte di cui ci siamo serviti cliccando sui seguenti link: IshaqTabari.

La prima domanda che dobbiamo porci è questa: perché mai gli abitanti di Mecca non scelsero due anni prima “la religione di pace”, quando Maometto guidò il pellegrinaggio verso la loro cittá? A quel tempo i meccani ne impedirono l’ingresso a costo della vita, ed il risultato fu la firma della tregua Hudaybiyyah. Non esistono testimonianze per sostenere che i musulmani abbiano compiuto qualsivoglia attività di pace e fratellanza durante la tregua, tali da aver potuto convincere i pagani di Mecca a convertirsi all’islam non appena essi sarebbero entrati a Mecca. La storia islamica ci dice che in questo frangente di tempo i musulmani intrapresero una serie di attacchi e spedizioni aggressive contro le tribù e i territori intorno a Medina. Dunque, cosa convinse i pagani di Mecca ad abbracciare l’islam non appena i musulmani si impossessarono della loro città?

 

Analizziamo cosa indusse alla conversione di massa dei Quraysh il giorno della presa di Mecca da parte del profeta Maometto.

Rompendo la tregua di Hudaybiyyah, il Profeta ordinò di tenersi pronti per attaccare Mecca. Voleva prendere i Quraysh, il piú potente clan di Mecca) di sorpresa e quindi si mise a pregare durante i preparativi:

“O Dio, prendi gli occhi e gli orecchi dei Quraysh così che possiamo prenderli di sorpresa nella loro terra [Ibn Ishaq, 544].

La questione della tregua di Hudaybiyyah e le relative scuse pretestuose di Maometto per poterla rompere l’abbiamo approfondita in questo articolo. È da evidenziare che quando i Huzā‘iti andarono ad informare il loro alleato Maometto di come i Coreisciti avessero infranto il trattato e a reclamare il suo aiuto, Maometto aveva già impartito le istruzioni bellicose ricevute dal suo Dio:

“Prima che l’inviato [dei Huzā‘iti] giungesse a Medina, Gabriele [l’angelo] aveva già avvertito il Profeta e gli aveva portato, da parte di Dio, l’ordine di attaccare la Mecca insieme alla promessa della vittoria” [Tabari, 187]

E ancora:

“Quando ‘Amr, figlio di Sàlim, gli si presentò davanti e gli fece la sua ambasciata, il Profeta gli disse, in presenza di testimoni: ‘Dio assisterà te e tutti i Banū Huzā‘ah’. Non disse che li avrebbe guidati lui, né che avrebbe mandato loro un esercito, per evitare che il suo progetto fosse divulgato e giungesse alle orecchie dei Coreisciti.” [Tabari, 188]

“I Coreisciti, rendendosi conto dello sbaglio che avevano commesso violando il trattato e avendo saputo che i Huzā‘iti più in vista si erano recati dal Profeta, temettero che questi decidesse di attaccarli. Gli inviarono perciò Abū Sufyān, figlio di Ḥarb, incaricandolo di presentargli delle scuse e di rinnovare il trattato di pace. Come Abū Sufyān ebbe lasciato la Mecca, Dio lo fece sapere al Profeta che disse ai suoi compagni: ‘Abū Sufyān verrà per quella faccenda e io non gli darò risposta’.” [Tabari, 188]

Un aneddoto degno di nota accaduto in quel frangente, che ci dimostra il disprezzo per gli infedeli da parte di Maometto, dei musulmani, e dell’islam sin dalle sue origini, è il seguente:

“Quando Abū Sufyān giunse a Medina, trovò che non vi poteva essere posto più conveniente per alloggiare della casa di sua figlia, Umm Ḥabībah, sposa del Profeta. Entrando nella dimora della figlia, si sedette su un tappeto di cuoio steso per terra, che normalmente serviva da letto al Profeta. Umm Ḥabībah accorse e tolse il tappeto di sotto ad Abū Sufyān. Questi disse: Figlia mia, che male vedevi nel fatto che fossi seduto su quel tappeto?’. Umm Ḥabībah rispose: ‘Questo tappeto appartiene al Profeta e tu sei macchiato di idolatria. Non devi sedertici prima di aver abbracciato la religione del Profeta‘.” [Tabari, 188]

Dopodiché Abū Sufyān andò a sperimentare in prima persona la spietatezza di Allah, di Maometto e dei musulmani di spicco:

“Abū Sufyān abbandonò la casa della figlia e andò da Abu Bakr. Gli disse: ‘Abbiamo commesso un atto di ostilità e abbiamo violato il trattato. Sono venuto per presentare delle scuse a Maometto. Conducimi da lui e domandagli di rinnovare e prolungare la tregua con noi’. Abu Bakr rispose: ‘Il Profeta è molto irritato per questa faccenda. Va’ tu stesso e vedi ciò che ti dirà’. Abū Sufyān si presentò al Profeta e gli espose la sua richiesta. Il Profeta rimase zitto e non gli diede alcuna risposta.

Abū Sufyān andò a trovare Omar e gli disse: «Bisogna che tu interceda per noi presso il Profeta». Omar rispose: ‘Per Dio! Se potessi cambiare le formiche in uomini pronti a combattervi, lo farei!’.

Allora Abū Sufyān andò a chiedere un intervento di Àli che si trovava in casa di Fāṭimah. Àli rifiutò.

Alla fine Abū Sufyān si rivolse a Fāṭimah e le disse: ‘Tu sei la figlia di Maometto, parlagli!». Fāṭimah rispose: «Questa non è una faccenda da donne’.” [Tabari 188]

Abū Sufyān, rendendosi conto che nessun musulmano avrebbe fatto qualcosa per evitare la guerra, lasciò Medina e tornò alla Mecca.

A questo punto Maometto organizzò un’invincibile armata musulmana:

“Il Profeta ordinò al popolo di prepararsi ad una spedizione contro gli infedeli, senza specificare contro chi sarebbe stata diretta: non si sapeva se sarebbe stata contro la Siria, contro la Mecca, contro Taìf o contro i Banū Ṯaqīf. Il Profeta mandò messaggeri a tutte le tribù arabe intorno a Medina che avevano abbracciato l’islam, chiedendo loro truppe. Da ogni tribù giunse un contingente in armi. […]

Tutti gli uomini abili di Medina, sia Muhāǧir, sia Anṣār, presero le armi e partirono. Alla prima sosta il Profeta passò in rassegna l’esercito. Contava diecimila uomini: cinquemila tra Muhāǧir e Anṣār e cinquemila provenienti da diverse tribù arabe, come i Banū Sulaym, i Banū Ġaṭafān, i Banū Ǧuhaynah, i Banū Tamīn e i Banū Asad.

Il Profeta partì il dieci del mese di Ramaḍān con questi diecimila guerrieri, tutti a cavallo, armati e forniti di provviste. A Medina, come luogotenente, aveva lasciato un Gifārita di nome Kulṯūm, figlio di Ḥusayn, soprannominato Abū Ruhm. Ai propri soldati raccomandò di non lasciarsi precedere da nessuno e di evitare che la notizia della loro marcia giungesse ai Coreisciti, perché questi non potessero preparare una difesa. Dopo cinque giorni di marcia, durante i quali l’esercito non era stato preceduto da nessuno, il Profeta fece tappa in una località chiamata Ḏū al-Ḥulayfah. Lì uno dei Muhāǧir della Mecca, di nome Hātib, figlio di Abū Balta‘ah, che aveva assistito al combattimento di Badr, scrisse agli abitanti della Mecca una lettera così concepita: ‘Il Profeta sta per attaccarvi con un folto esercito al quale non potrete tenere testa. State in guardia!’.” [Tabari, 189]

I Coreisciti avevano forti sospetti che Maometto avesse intenzione di muovere loro guerra e tentarono di avere notizie da Medina, per sapere cosa stesse progettando, così anche in questo caso fu Abū Sufyān a partire insieme a pochi altri. Quando di notte arrivarono a ‘Usfān, dove Maometto era accampato, in lontananza videro i fuochi:

“Si fermarono a un tiro di voce dal campo e si chiesero chi potessero essere gli uomini lì accampati. Ḥakīm e Budayl pensavano che fossero beduini, ma Abū Sufyān disse: ‘I beduini non sarebbero così numerosi. Quello è un esercito. Maometto però non ha un esercito così grande. Non capisco che gente possa essere questa’.” [Tabari, 190]

‘Abbās, zio di Maometto, mentre faceva un giro di perlustrazione:

“…udì la voce di Abū Sufyān che parlava coi suoi accompagnatori. Essendo suo amico, ne riconobbe la voce e lo chiamò. Si avvicinarono l’uno all’altro e si abbracciarono. ‘Abbās chiese ad Abū Sufȳan cosa facesse lì. ‘Sono venuto per avere notizie» rispose Abū Sufyān. ‘Abbās disse: ‘Il Profeta è qui con diecimila cavalieri» e aggiunse: ‘Monta dietro di me, sulla mula, e ti condurrò da lui. Bisogna che tu ti rechi da lui, altrimenti verrai condannato a morte, oppure potresti essere catturato da uno dei compagni di Ornar che tiene gli avamposti questa notte e certo ti ammazzerebbe‘.” [Tabari, 190]

Poco dopo i due incontrarono Omar, e dopo un diverbio tra costui e ‘Abbās sulla sorte di Abū Sufyān, si recarono tutti quanti da Maometto:

Omar disse: «Apostolo di Dio, ecco Abū Sufyān che Dio ha fatto cadere indifeso nelle nostre mani. Consentimi di ucciderlo». ‘Abbās disse: «Apostolo di Dio, gli ho accordato la mia protezione». [Tabari, 190]

Maometto, temendo che scoppiasse una lite tra Omar (che spingeva per ucciere il prigioniero) e ‘Abbās (che diceva di salvarlo perché era un suo grande amico), rimandò la questione al giorno seguente:

L’indomani mattina ‘Abbās condusse Abū Sufyān davanti al Profeta perché facesse professione di fede. Desiderando poi che potesse tornare alla Mecca, disse: «Apostolo di Dio, sai che Abū Sufyān è il capo della Mecca. Bisogna concedergli qualche privilegio perché possa dimostrare la sua autorità». Il Profeta disse: «Che tutti quelli che entreranno nella casa di Abū Sufyān vengano risparmiati!». ‘Abbās disse ad Abū Sufyān: «Vai alla Mecca e ripeti queste parole agli abitanti, perché sappiano qual è il tuo potere». [Tabari, 191]

La versione di Ibn Ishaq è differente solo per alcuni piccoli particolari, ma descrive con più precisione la “conversione” di Abū Sufyān, che avviene sotto specifica minaccia. Ne riportiamo i punti salienti:

 “‘O Dio, prendi gli occhi e gli orecchi dei Quraysh così che possiamo prenderli di sorpresa nella loro terra’” [Ibn Ishaq, 544].

 “’Abu Sufian, il nemico di Dio! Grazie a Dio che ti ha portato da noi senza accordi o parole”. Quindi corse a cercare la sua spada, aggiungendo: ‘Lascia che prenda la sua testa.’” [Ibn Ishaq, 547]

“Non è forse ora che tu riconosca che non vi è Dio al di fuori di Allah?” Al che egli rispose, ‘Riguardo a quello ho ancora dei dubbi.’ A questo punto, Al-Abbas intervenne e gli disse, ‘Sottomettiti e testimonia che non vi è altro Dio se non Allah e che Maometto è l’apostolo di dio prima che tu perda la tua testa”; così egli lo fece. Quindi Al-Abbas chiese al Profeta di fare qualcosa per la gente di Abu Sufian a Mecca. Il Profeta ddise, ‘Chiunque entri nella casa di Abu Sufian è al sicuro, e chi chiude la sua porta è al sicuro e chi entra nella moschea (diventa musulmano) è al sicuro.’ [Ibn Ishaq, 547-548]

Abū Sufyān fu costretto a convertirsi, altrimenti la sua testa sarebbe caduta. Ma c’è anche una ragione strategia di guerra per cui il “misericordioso e tollerante” Maometto non lo uccise. Tabari ci svela il motivo principale per cui Maometto lasciò andare il prigioniero. Abū Sufyān infatti doveva servire come testimone, affinché il racconto di cosa avesse visto spaventasse gli abitanti della Mecca.

Mentre levava l’accampamento, il Profeta disse ad ‘Abbās: «Porta Abū Sufyān in un luogo dove la strada si restringe, in modo che egli veda sfilare l’esercito quando vi passerà e, di ritorno alla Mecca, possa dire ai suoi abitanti quanto è numeroso e li induca a desistere da ogni resistenza». [Tabari, 191]

Di seguito il racconto di quanto vide Abū Sufyān e di come ne rimase spaventato:

“‘Abbās e Abū Sufyān, appostati all’uscita della valle, videro sfilare i guerrieri in sella a dei bei cavalli, armati di tutto punto. Abū Sufyān chiedeva ad ‘Abbās informazioni su ogni drappello che vedeva passare e ‘Abbās gli nominava tutte le tribù: i Banū Ġaṭafān, i Banū Sulaym, i Banu Ǧuhaynah, e tutti gli altri che formavano una forza di cinquemila uomini. Apparve infine il Profeta, in mezzo a cinquemila uomini dei Muhāǧir e degli Anṣār, armati di elmi e corazze, per cui gli si vedevano solo gli occhi. Parevano masse di ferro e venivano soprannominati la «legione verde» poiché da lontano il ferro li faceva sembrare di colore verde. Quello spettacolo riempì Abū Sufyān di meraviglia e di spavento.” [Tabari, 191]

Abū Sufyān, di ritorno alla Mecca, fu circondato dagli abitanti. Disse loro:

“‘Maometto sta arrivando con un esercito al quale è impossibile opporre resistenza‘. ‘Che faremo?’ gli chiesero. Abū Sufyān rispose: ‘Egli ha detto che tutti coloro che entreranno nella mia dimora saranno risparmiati’. «Ma quanti» dissero i Coreisciti «potranno trovar posto nella tua casa?’ Temevano che il Profeta desse battaglia e di essere tutti massacrati.” [Tabari, 191]

Ovviamente Maometto non escludeva che i cittadini della Mecca avrebbero  deciso di opporre resistenza. Non capitava tutti i giorni che i cittadini di una città si facessero invadere senza combattere. Eppure, come abbiamo già visto e come vedremo qui di seguito, è praticamente quello che accadde, ma solo e soltanto per il timore che i cittadini di Mecca avevano di essere massacrati.

Il giorno che [Maometto] decise di fare il suo ingresso, chiese cosa avevano deciso. Gli dissero: «Hanno chiamato a raccolta le tribù confederate e le hanno radunate, insieme ai guerrieri più valenti, dal lato che guarda versetto ‘Arafat; gli altri stanno armati davanti alle porte delle case e dei negozi. Ai Banū Bakr e agli altri alleati hanno detto: “Se Maometto non ci attacca, non combatteremo; se ci attacca, ci difenderemo; entrate allora in città, in maniera che, mentre lo attaccheremo dal davanti, voi possiate caricarlo da dietro”». [Tabari, 191]

In sintesi, gli abitanti della Mecca sapendo che era “impossibile opporre resistenza” all’esercito di Maometto, dichiararono la resa. Avrebbero disperatamente opposto resistenza solo se Maometto li avesse attaccati.

Sapute queste cose, Maometto decise di entrare alla Mecca senza attaccare, per evitare inutili perdite tra i suoi uomini. Motivò la sua decisione dicendo che Allah gli aveva rivelato il seguente versetto:

“Non li combattete presso il sacro tempio, a meno che essi non vi attacchino” (3:187).

Versetto che chiaramente non ha nulla di tollerante, essendo anche questa un’opportunistica mossa strategica.

“Il Profeta mandò a chiamare Zubayr, figlio di ‘Awwām, comandante di una avanguardia di duemila uomini, e gli disse: ‘Avanza con i tuoi uomini ed entra alla Mecca. Pianterai la tua insegna sulla montagna, all’ingresso della città, dal lato orientale’.” [Tabari, 191]

Ci furono alcuni scontri dovuti ad una debole resistenza dei meccani, i quali vennero fatti arretrare e uccisi in alto numero:

“I confederati ed i Banū Bakr gli si scagliarono contro, attaccandolo, e Hālid li mise in fuga, ricacciandoli fino alle mura. Prese posizione all’ingresso della Mecca e piantò lo stendardo in cima alla montagna. Hālid aveva perduto tre uomini, mentre i miscredenti ebbero molti morti. Solo cinque musulmani furono uccisi quel giorno: tre delle truppe di Hālid e due di quelle di Zubayr.” [Tabari, 192]

Maometto, vedendo che era stata occupata buona parte della città, capendo che non c’era più alcuna resistenza, fece il suo ingresso insieme al resto del suo esercito.

Da tutta questa narrazione appare evidente che l’entrata di Maometto non fu pacifica e i meccani non lo accolsero a braccia aperte come vorrebbero far credere i propagandisti musulmani. Maometto radunò un esercito enorme con l’intenzione di massacrare chiunque si fosse opposto alla sua entrata alla Mecca. Di fronte ad una maggiore forza bellica, a parte qualche gesto di resistenza subito fermato (con il sangue), i meccani non poterono far altro che arrendersi.

Questa è la vera storia “dell’ingresso pacifico” di Maometto a Mecca e della conversione di molti dei Quraysh “senza costrizione”. Come abbiamo visto anche in questo articolo l’alternativa sarebbe stata il martirio o la totale sottomissione. Molti Quraysh optarono per la cosa piú semplice, la conversione, altri invece per la sottomissione. Ciononostante, coloro che persistettero nella pratica dell’idolatria e subirono la sottomissione (discriminazione), non ebbero molta scelta e con il tempo furono costretti a convertirsi all’islam anche dietro la minaccia di morte.

 

La dimostrazione della grande magnanimità del Profeta e il perdono dei Quraysh

Un’altra falsitá sul profeta Maometto, riguarda la sua tanto decantata paccarezza, che sarebbe stata dimostrata con il perdono dei cittadini di Mecca, a cui risparmió la vita dopo aver conquistato la loro città. I musulmani asseriscono che mai nella storia una simile tolleranza e magnanimità era stata mostrata da altri leader.

Innanzitutto analizziamo perché i Quraysh pagani erano considerati nemici dai musulmani, al punto da necessitare il perdono.

La rivalità e l’astio tra i Quraysh e i musulmani è stata sottolineata da Allah nel Corano:

Corano 2:217
“Ti chiedono del combattimento nel mese sacro. Di’: “Combattere in questo tempo è un grande peccato, ma più grave è frapporre ostacoli sul sentiero di Allah, negarLo e distogliere da Lui e dalla Santa Moschea. Ma, di fronte ad Allah, peggio ancora scacciarne gli abitanti. L’oppressione e il tumulto sono peggiori dell’omicidio. Ebbene, essi non smetteranno di combattervi fino a farvi allontanare dalla vostra religione, se lo potessero…”

Maometto ribadisce la rivalità verso i Quraysh anche al termine della battaglia di Badr. Privo di rispetto per i cadaveri il Profeta, mentre li faceva gettare in maniera irriguardosa in una fossa comune, gridava loro:

“O gente della fossa, voi malvagi compatrioti del vostro Profeta. Avete trovato vero ciò che il vostro Signore vi ha promesso? Quello che il mio Signore mi ha promesso, invero ho scoperto essere vero. Sciagura su questa gente! Voi mi avete rifiutato, il vostro Profeta! Voi mi avete cacciato, ed altri mi hanno dato rifugio; voi avete combattuto contro di me, ed altri sono giunti in mio aiuto!” [Ibn Ishaq, 454]

Questi brani, tratti dal Corano e dalla biografia del Profeta, ci dicono chiaramente che le colpe dei pagani erano quelle di aver rifiutato la nuova religione di Maometto, l’aver suggerito a terzi di non accettarla, e l’avergli impedito di entrare nella Ka’ba (che è stata per secoli un tempio sacro dei pagani).

Senza contare che il Corano è ostile in ogni sua pagina verso le religioni, i popoli e le culture non-isalmiche. I Quraysh hanno “tollerato” la predicazione di un messaggio di odio nei loro confronti per 12 anni, prima che Maometto si trasferisse a Medina (al-Hijrah). Il Corano afferma anche che la Ka’ba, il tempio sacro dei pagani arabi, é la casa di Allah, il Dio della nuova religione di Maometto. I Quraysh hanno sopportato Maometto, limitandosi a qualche “scaramuccia” e a escludere socialmente i musulmani per due anni, il che costituisce una misura piuttosto civilizzata anche secondo gli standard di oggi. Viene da domandarsi come reagirebbero oggi i musulmani se qualcuno si recasse alla Mecca e lí invitasse a seguire una diversa religione, definendo l’islam “falsità e menzogna”, proprio come fece Maometto con la religione dei meccani della sua epoca.

Questa “tolleranza” da parte dei Quraysh venne invece scambiata per oppressione, che agli occhi di Allah e del suo Profeta sono peggiori persino dello sterminio (2:191). Maometto iniziò ad attaccare le carovane dei Quraysh e ad uccidere la loro gente, e questo diede vita a numerosi scontri sanguinosi. Maometto distrusse la maggior parte delle rotte commerciali dei Quraysh causando loro grandi sofferenze. Oltre a ciò, come abbiamo giá visto e continueremo a vedere in questo articolo, quando Maometto divenne sufficientemente forte ignorò la tregua ancora in corso ed attaccò Mecca, si impossessò della Ka’ba e distrusse gli idoli al suo interno che erano stati adorati per secoli. Sembra che Maometto non fosse mai soddisfatto del suo comportamento brutale e barbarico nei confronti dei meccwni. I musulmani di ogni cultura pensano che i Quraysh commisero crimini talmente gravi da meritare che Maometto li sterminasse tutti dopo aver conquistato Mecca nel 630.

Va aggiunto poi che non tutti vennero risparmiati. Maometto diede ordine di uccidere dieci cittadini in particolare, alcuni dei quali rei solamente di avere fatto satira contro di lui o di avere abbandonato la religione islamica:

Fece eccezione soltanto per sei uomini e quattro donne, da ammazzare dovunque si trovassero, quand’anche si fossero rifugiati nel tempio o attaccati alla porta della Ka’ba. ‘Abdallāh figlio di Abū Sarḥ, fratello di latte di ‘Uṯmān, era uno degli uomini designati. Era stato segretario del Profeta a Medina e aveva messo per iscritto le rivelazioni; era tornato poi alla Mecca e aveva rinnegato l’islam. Il secondo condannato a morte era ‘Abdallāh, figlio di Ḥaṭal, della famiglia dei Taym, figlio di Ġālib. Era un poeta che era venuto a Medina e aveva abbracciato l’islam. Il Profeta gli aveva dato la carica di esattore della decima e l’aveva inviato, a questo scopo, presso una tribù araba del deserto. La, egli aveva ucciso un musulmanio, aveva fatto apostasia ed era poi tornato alla Mecca, dove scriveva delle satire contro il Profeta. Aveva due schiavi musicisti che cantavano le sue satire accompagnandosi con strumenti a corde e col liuto, secondo la moda abissina, per gli abitanti della Mecca che ci si divertivano. Il terzo era Ḥuwayriṯ, figlio di Nuqayḏ, figlio di Wahb, discendente di Quṣayy, che aveva oltraggiato il Profeta, dopo la morte di Abū Tālib, lanciandogli delle pietre e buttandogli in testa del fango. Il quarto era Miqyas, figlio di Subābah. Il fratello di Miqyas, Hišām, essendo musulmanio, aveva partecipato alla spedizione contro i Banū Muṣṭaliq e un Anṣār l’aveva ucciso per errore, scambiandolo per un infedele. Miqyas era venuto dalla Mecca, aveva abbracciato l’islam e aveva chiesto al Profeta di consegnargli l’assassino di suo fratello, per ucciderlo. Il Profeta gli aveva risposto che non era possibile esercitare la legge del taglione dato che suo fratello era stato ucciso per errore, ma che gli spettava comunque un risarcimento. Questo era stato pagato da tutti i musulmani. Ricevuto dal Profeta il valore del risarcimento, Miqyas aveva ugualmente ammazzato l’assassino di suo fratello, aveva abiurato e se n’era tornato alla Mecca. Il quinto era ‘Ikrimah, figlio di Abū Ǧaḥl, che aveva preso parte a tutte le imprese di suo padre. Il sesto era Ṣafwān, figlio di Umayyah, che insieme ad Abū Sufyān aveva raccolto le truppe alleate per la Guerra del Fossato. Le quattro donne di cui il Profeta aveva ordinato la morte erano: Hind, sposa di Abū Sufyān e madre di Mu‘āwiyah che, nella battaglia di Uḥud, aveva strappato il fegato dal cadavere di Ḥamzāh e l’aveva fatto a brani coi denti; Sārah, una liberta dei Banū ‘Abd al-Muṭṭalib, che aveva nascosto tra i capelli la lettera di Hāṭib, figlio di Abū Balta‘ah, intesa a prevenire gli abitanti della Mecca dell’arrivo del Profeta; infine le due schiave di ‘Abdallāh, figlio di Hāṭal, che cantavano davanti agli uomini satire contro il Profeta: una di nome Qarībah e l’altra Fartāna. [Tabari, 192-193]

 

La conquista della Ka’ba da parte del Profeta e la distruzione degli idoli al suo interno

Il più evidente esempio dell’intolleranza di Maometto verso le altre religioni fu la confisca del sacro tempio pagano della Mecca, la Ka’ba, e l’immediata distruzione dei 360 idoli ivi contenuti.

Ka’ba

 “Fatti i suoi giri, il Profeta ordinò di aprire la porta del tempio e di asportarne tutti gli idoli che fece frantumare. Il più grande, quello di Hubāl, che era di pietra, fu rovesciato e gettato davanti alla porta del tempio per fungere da soglia, di modo che tutti coloro che entravano e uscivano lo calpestassero. Quando tutti gli idoli furono rimossi, il Profeta entrò nel tempio e recitò la preghiera prosternandosi due volte; poi uscì, si fermò sulla soglia e guardò il sagrato affollato dagli abitanti della Mecca.” [Tabari, 193]

L’azione venne compiuta in mezzo alle grida impotenti e ai lamenti delle donne e degli abitanti del posto [Muir, pag.450-451] 1.

I musulmani moderati non mancano mai di fornire la patetica scusa secondo cui la Ka’ba é la casa di Allah (fondata da Ibrāhīm/Abramo e suo figlio Ismaīl/Ismaele) quindi Allah doveva per forza volere che il Profeta la ripulisse di tutti gli idoli pagani.

La tradizione islamica dice che la Ka’ba, dopo essere stata distrutta dal Diluvio Universale, fu ricostruita alla Mecca da Abramo (Ibrāhīm) e da suo figlio Islmaele (Ismā‘īl) [Cor. 2,125; 3,97; 2,127].

Ci sono diverse assurdità in queste tradizioni. Che Abramo si sia spinto tanto lontano verso sud, lui che anche secondo il Corano operò in Palestina e la cui tomba secondo la comune interpretazione musulmana si trova in Hebron, è pradicalmente impossibile visti i mezzi da viaggio di quel tempo. Non vi sono prove per indurci a credere che Abramo abbia mai viaggiato fino alla Mecca. La Torah e la Bibbia, gli unici libri a narrare la storia di Abramo, non danno nessuna indicazione che egli e suo figlio abbiano mai viaggiato verso Mecca.

Chiusa questa piccola parentesi su una delle innumerevoli contraddizioni storiche presenti nel’islam, torniamo alla questione della distruzione degli idoli. Dov’è, nel Corano, che Allah ha espresso il suo desiderio di distruggere tutti gli idoli all’interno della Ka’ba per purificare la sua Casa? Nel Corano vi è un generico odio per l’idolatria, ma nessun comando specifico di rimuovere gli idoli dalla Ka’ba. Probabilmente ció é dovuto al fatto che Maometto insieme ai suoi convertiti era solito pregare la divinità-idolo, capo della Ka’ba, chiamato Allah (Hubal) durante i primi anni alla Mecca quando infatti la Ka’ba era piena di questi idoli. Molti sono i  comportamenti contraddittori del Profeta: nel 628, prima di firmare la tregua di Hudaybiyyah, egli cercó di effettuare il pellegrinaggio nella Ka’ba ancora “infestata” da dei minori. L’anno seguente il profeta Maometto insistette per compiere il pellegrinaggio alla Ka’ba sulla base della tregua di Hudaybiyyah. A quel tempo la Ka’ba era ancora in mani pagane, e se gli idoli erano così odiati da Allah, perché Egli non disse a Maometto di entrare nella casa di Dio soltanto dopo averla ripulita? Inoltre, se la decisione di distruggere gli idoli della Ka’ba fu una decisione obbligata perché quello in verità era un tempio di Allah, perché Maometto inviò Khalid ibnul Waleed (al-Walid) per distruggere gli idoli intorno a Mecca, come il tempio di al-Uzza a Nakhla situato lontano dalla Ka’ba? Dopo la sottomissione di At-Taif, perché il Profeta ha mandato Abū Sufyān e Al-Moghira a distruggere il loro idolo-tempio di al-Lat, sordo al disperato appello dei residenti di risparmiare il loro tempio antico e la loro Dea?

qurayza uccisione decapitazioneOltre a ció, prima di conquistare Mecca, Maometto confiscó le proprietà dei più grandi clan Ebraici di Medina, per l’esattezza quelli dei Banu Qainuqa, Banu Nadir e Banu Quraiza. Per quanto riguarda i clan di Qainuqa e Nadir, l’intera popolazione fu esiliata dalle loro case, e le loro armi ed altre proprietà immediatamente prese come bottino di guerra. Della tribù dei Banu Qurayza, tutti i maschi adulti (600-900 persone) vennero crudelmente trucidati alla presenza del Profeta. Le loro case e le loro proprietà vennero sequestre te e le donne e i bambini presi prigionieri, e rivenduti più avanti in Nedj come schiavi in cambio di armi e cavalli:

“I Giudei rimasero legati tre giorni, fino a che tutti i loro beni furono trasportati a Medina. Dopo di che, il Profeta fece scavare un fossato sulla piazza del mercato, si sedette sull’orlo, fece chiamare Àli, e Zubayr, figlio di al‘Awwām, e diede loro ordine di prendere le spade, di sgozzare uno dopo l’altro gli Ebrei e di buttarli nella fossa. Risparmiò le donne e i bambini, ma fece uccidere i maschi puberi. Uccisero anche una donna che aveva fatto perdere la vita a un musulmano, gettando un sasso da una terrazza. Un piccolo numero di Giudei ottenne la grazia per intercessione di loro amici.” [Tabari, 158]

Questi avamposti, dove gli ebrei erano soliti vivere, dovevano avere dei templi ebrei (sinagoghe). Il fatto che di questi luoghi di culto non ci sia traccia lascia pensare che anch’essi vennero distrutti. Questi templi di adorazione degli ebrei non si trovavano presso la Ka’ba giacché erano situati molto lontano dalla Mecca. Perché allora Allah ha voluto che fossero distrutti?

Questi esempi indicano che Allah ha chiesto ai musulmani di rimuovere ogni vestigia di idolatria da ogni territorio conquistato, non soltanto dai pressi della Ka’ba. Ciò è conforme al principio generale di odio verso l’idolatria presente nel Corano. Il Profeta Maometto si limitava a metterlo in pratica con ferma convinzione. Tutto ció é molto lontano dall’idea di tolleranza a cui ci vogliono far credere i musulmani.

 

I trattati di pace del Profeta con i non-musulmani

I musulmani sono soliti citare anche alcune tregue (alleanze) da loro definite “giuste” che il Profeta aveva firmato con i non-musulmani come prova a supporto del principio di coesistenza pacifica dell’islam con il prossimo. Prima di ritornare sulla loro supposta equità approfondiremo le circostanze in cui la comunità musulmani versava quando queste tregue fuorono sottoscritte. Uno dei trattati più citati, è quello che i musulmani affermano che il Profeta abbia firmato con gli ebrei di Medina dopo il suo arrivo nel 622. Secondo il resoconto di Ibn Ishaq fu siglato entro il primo anno del trasferimento del Profeta Maometto a Medina [Ibn Ishaq, 341]. La domanda è: non era forse ancora molto debole la comunità musulmania appena giunta a Medina nel momento dell’atto della firma di questa alleanza? Ai musulmani era già stato concesso dagli ebrei di stabilirsi nella loro città come persone gradite. Se un simile trattato di mutua protezione e non aggressione fu davvero offerto dagli ebrei poco tempo dopo, questo costituisce semmai un gesto di buona volontà, protezione e pace verso i musulmani da parte degli ebrei di Medina, non viceversa. In veritá é molto probabile che il trattato fu stipulato perché gli ebrei avevano intuito che la comunitá musulmana stava diventando sempre piú forte e spietata. Affronteremo questo punto piú sotto.

Ad ogni modo se lo avessero voluto gli ebrei di Medina avrebbero potuto annientare i pochi musulmani giunti da Mecca. Forse sarebbe stato meglio per loro, perché ciò che seguì dal rifugio che offrirono a i musulmani attraverso il trattato fu una vera e propria sciagura per la loro comunità. Gli ebrei pagarono caro il rifugio e la pace concessi alla comunità del Profeta Maometto. L’espulsione e lo sterminio dei clan ebraici senza alcuna valida ragione (a riguardo vi sono alcune inconsistenti rivendicazioni dei musulmani, tutte facenti riferimento a cause minori e facilmente giustificabili) è una chiara prova di questo. Non è forse vero che la maggior parte delle tregue stipulate con i non-musulmani furono puntualmente rotte dal Profeta stesso per piccole o addirittura inesistenti violazioni da parte dei miscredenti? La tregua di Hudaybiyyah con gli abitanti di Mecca era stata concordata come valida per 10 anni nel 628 ma fu rotta dal Profeta con una scusa patetica a pochi mesi dall’inizio del secondo anno. In verità la ragione per cui Maometto decise di rompere la tragua fu ancora una volta un’azione dettata dal suo opportunismo: i musulmani erano diventati una forza militare in grado di conquistare Mecca con la forza e non c’era piú il bisogno di aspettare altri otto anni nell’attesa che il trattato scadesse. Questo divenne evidente quando Maometto attaccò Mecca nel 630, soggiogandone i cittadini, appropriandosi dell’antico tempio della Ka’ba e distruggendo tutti gli idoli al suo interno.

Vi fu forse un singolo trattato firmato dal Profeta dopo la conquista di Mecca, cioè dopo essere divenuto una forza militarmente invincibile? Certamente sì, ma furono tutti trattati di sottomissione e pagamento della Jizyah dopo che le comunità e i territori non-musulmani furono conquistati e ricattati con la minaccia della violenza. Fino alla sua morte il Profeta cercò esclusivamente di espandere il suo dominio fin dove era possibile, mediante aggressioni armate o minacce. Non esiste una singola prova che il Profeta abbia mai offerto un vero gesto di pace ai non-musulmani.

 

Equità dei trattati

Dal momento che i musulmani vanno orgogliosi dell’equità con cui il Profeta firmava trattati di protezione e non-aggressione, è opportuno esaminare i termini di questi accordi per verificare quanto effettivamente fossero equi e giusti. Esaminiamo il trattato che i musulmani stabilirono a Medina come rifugiati, così come viene documentato da Ibn Ishaq nella Sirat Rasul Allah [Ibn Ishaq, 341, 342]

Nessun credente sarà messo a morte per il sangue di un infedele, né nessun infedele sarà supportato contro i musulmani.

Nessun andrà in guerra se non con il permesso di Maometto.

Qualsiasi disputa sarà riferita ad Allah e al Suo apostolo.

I politeisti (di Medina) non prenderanno le proprietà dei Quraysh sotto la loro protezione, né interverranno contro un musulmanio.

Allah approva questo documento. Allah è il protettore del bene e degli uomini timorati di Dio e Maometto è l’Apostolo di Dio.

Questi sopra, sono alcuni dei punti chiave del documento che Maometto sigló subito dopo essere arrivato a Medina come rifugiato insieme alla sua comunità. Se si considerano questi termini si constata che non fu affatto un documento di equità, giustizia e diritti ma la costituzione di uno stato islamico in cui gli ebrei – la comunità più ricca e dominante di Medina – sono considerati come entità minore. Le loro vite e le loro proprietà sono protette solo se mostrano alleanza a questo autocratico documento. Non hanno il diritto di giurisdizione su nessuna disputa, che deve sempre essere gestita da Maometto. Gli ebrei sono obbligati a unirsi alle lotte se i musulmani vengono attaccati da nemici esterni ma non possono muovere guerra contro i loro nemici esterni senza il permesso del Profeta.

Come si fa a dire che Maometto fece patti giusti di fronte ad un patto così, che presenta termini di sottomissione, umiliazione e grosse violazioni dei diritti umani dei non-musulmani? Un altro fatto da sapere è che le parti contraenti di questo documento erano nove: i musulmani rifugiati e le tribù arabe (non ebraiche) che erano diventate essenzialmente musulmane convertendosi all’islam in gran numero dopo l’arrivo di Maometto a Medina [Watt, p19] 2.

Nonostante l’influenza e la dominazione economica degli ebrei, nessuna delle tribù ebraiche ratificò questo documento. Ancora più importante da sapere è che le tre tribù più ricche e potenti, i Banu Qaynuqa, i Banu Nadir e i Bani Qurayza non vengono nemmeno menzionate. Le tribù ebraiche a cui viene appena accennato erano probabilmente alleate delle tribù arabe che erano cofirmatarie di questo documento. Vi era un’antica rivalità tra gli arabi, che erano tribù pagane, e le tribù Ebraiche di Medina. E’ altresì improbabile che gli ebrei di Medina, che così caparbiamente rifiutarono la religione di Maometto, avrebbero accettato un documento che non solo lo riconosceva come apostolo di Allah ma che lo metteva anche a capo di tutti gli affari di Medina subito dopo il suo arrivo come leader di un gruppo di rifugiati. Questi fattori suggeriscono che questo documento doveva già essere stato firmato in segreto tra i rifugiati musulmani e le tribù Arabe (che stavano rapidamente diventando islamiche) per formare un’alleanza contro gli ebrei. Il fatto che le tribù ebraiche furono esiliate o sterminate una dopo l’altra alla prima opportunità suggerisce la veracità di un simile scopo dietro il cosiddetto documento “giusto ed equo” noto come la “Costituzione di Medina”.

In ogni caso, questo documento non ha nulla di equo e giusto verso i non-musulmani. Piuttosto è una certificazione di sottomissione, umiliazione, deprivazione e violazione dei diritti e della giustizia dei non-musulmani nel loro stesso territorio, ideata dal capo di un gruppo di rifugiati.

 

Conclusione: Nell’islam non c’è alcuna tolleranza verso gli altri credi

Come abbiamo visto non è affatto vero che l’islam concede totale libertà alle religioni non-islamiche. Piuttosto le relega ad uno stato di inferiorità, e con esse i loro fedeli, oppure le bandisce completamente, cosa che Maometto ha fatto nella fase finale della sua carriera profetica. Dobbiamo analizzare i versi 9:1-5 per spiegare meglio questo punto.

I termini, negoziati da Abū Sufyān, a condizione dei quali ai Quraysh era permesso di preservare la loro religione nel giorno della conquista di Mecca, sono stati delineati con il trattato pocanzi analizzato nella descrizione fornitaci da Ibn Ishaq. Ciononostante un gruppo di meccani, che si dice fossero capitati sulla strada di Khalid al-Walid, mostrarono resistenza e Khalid sterminò quanti gli capitarono a tiro e inseguì gli altri che fuggirono per aver salva la vita.

Anche se quel giorno molti Quraysh abbracciarono l’islam, ve ne furono altri che persistettero nella pratica dell’idolatria, ed ai quali era permesso entrare nella Ka’ba per adorare i loro idoli (pur pagando pedaggio ad un custode musulmanio nominato dal Profeta). Ciononostante il Profeta voleva disfarsi della pratica dell’idolatria non soltanto nella Ka’ba ma anche altrove. Per raggiungere questi obiettivi furono rivelati i versi 9:1-5 (“sterminate i pagani ovunque li troviate” ecc.). Analizziamoli nel dettaglio:

Consideriamo i versi 9:2 e 9:3:

Corano 9:2

Per quattro mesi potrete liberamente viaggiare sulla terra e sappiate che non potrete frustrare Allah (con le vostre menzogne). Allah svergogna i miscredenti.

Corano 9:3

… se vi pentite, sarà meglio per voi; se invece volgerete le spalle, sappiate che non potrete frustrare Allah. Annuncia, a coloro che non credono, un doloroso castigo..

Allah ha avvertito i pagani che “lo frustravano” restando fedeli al paganesimo, incitandoli a pentirsi e sottomettersi all’islam se non avessero voluto incorrere nelle sue ire. Oltre a questo potevano soltanto permettersi di indugiare (viaggiare liberamente) per altri quattro mesi.

Il giorno della conquista di Mecca, Allah e il suo apostolo avevano promesso ai pagani la loro sicurezza, al costo di accettare la sconfitta e consegnare il proprio territorio ai musulmani. Ma poteva Allah far accettare incondizionatamente l’islam ai pagani? No. Scopriamolo nei versi 9:1 e 9:3:

Corano 9:1

La libertà da ogni obbligo (è proclamata) da Allah e dal Suo messaggero verso i pagani con cui avete stretto un patto.

Corano 9:3

E una proclamazione da Allah e dal Suo messaggero a tutti gli uomini il giorno del Grande Pellegrinaggio che Allah è libero dagli obblighi verso i pagani, e (così è) il Suo messaggero…

Qui Allah e il suo apostolo rompono all’improvviso e senza alcun motivo valido la tregua e l’impegno di proteggere i pagani pattuito l’anno precedente. Una volta resosi libero da ogni obbligo verso i politeisti nel versetto 9:5, Allah cala definitivament la maschera e dimostra come in realtà volesse la completa distruzione delle vestigia dei pagani:

Corano 9:5

Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati . Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima , lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso.

Una volta che il periodo di grazia di quattro mesi (C. 9:1, 9:4) sarebbe terminato, i musulmani ebbero l’ordine di uccidere gli idolatri ovunque li avessero trovati e di usare ogni mezzo strategico (persino gli agguati) per portare a compimento il desiderio di Allah. Sarebbero potuti essere risparmiati solo i convertiti all’islam, una volta compiuti tutti i rituali e gli obblighi dei musulmani.

dunque secodno il Corano (e quindi l’islam) la libertà di religione per i pagani/adoratori di idoli (come gli Indù, i Buddisti e i Taoisti, ecc.) è la libertà di scegliere tra l’islam o la morte. Questo è il modo in cui Allah concede il suo perdono e la sua misericordia.

Infine, nel versetto 9:28 Allah specifica il completo divieto per i pagani ad entrare nella Ka’ba.

Corano 9:28

voi che credete, i politeisti sono impurità: non si avvicinino più alla Santa Moschea dopo quest’anno. 

L’anno successivo (632) poco prima di morire il Profeta condusse il suo ultimo pellegrinaggio (l’Haji dell’addio).

 

Cosa ne fu dei cristiani e degli ebrei?

Adesso che la posizione degli idolatri nell’islam è stata chiarita, analizziamo lo stato prescritto per i cristiani e gli ebrei (le “Genti del Libro”).

Esaminiamo nuovamente il versetto 9:28. Dopo aver proibito l’ingresso degli idolatri per l’adorazione e il pellegrinaggio alla Ka’ba, Allah guarda ai problemi dei musulmani come segue:

Corano 9:28

…E non temete la miseria, ché Allah, se vuole, vi arricchirà della Sua grazia. In verità Allah è sapiente, saggio.

Come può essere legato questo timore di povertà alla proibizione dell’ingresso dei pagani nella Ka’ba? Lo è perché la Ka’ba rappresentava una significativa fonte di reddito dovuta ai pedaggi pagati dai pellegrini e dall’afflusso di molte persone che muoveva l’economia della città. Per questa ragione la custodia della Ka’ba era grandemente desiderata dalle tribù di Mecca ed era al centro di molte dispute e discussioni. Dopo che ai pagani fu impedito di entrare nella Ka’ba, da dove si sarebbero potuti ottenere i guadagni perduti, visto che secondo la legge islamica i musulmani dovevono pagare soltanto la Zakat e nient’altro (il 2.5% del reddito)?

Come giá promesso nel versetto 9:28, nel versetto 9:29 Allah rivela il modo per sopperire agli introiti perduti:

Corano 9:29

Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.

Quindi gli ebrei e i cristiani, la cosiddetta “Gente del Libro”, non avrebbero dovuto necessariamente convertirsi per aver salva la vita. Poterono mantenere la loro religione accettando di essere soggiogati e sottomessi alla legge islamica, e pagando la Jizyah, che doveva supplire alle entrate perse dal forziere della Ka’ba come risultato della completa proibizione dell’idolatria.

Dinque l’idolatria, che è ripetutamente disapprovata da Allah, non può essere tollerata. La Gente del Libro, nonostante la fallace e imperfetta natura della loro religione, può essere tollerata ma ad un prezzo, che è quello di accettare la sottomissione (una condizione di inferiorità) alla suprema e perfetta verità dell’islam e pagando la Jizyah. Dopotutto Allah era l’inventore delle precedenti religioni monoteiste, perció per forza di cose devono contenere una verità, seppur parziale. Al contrario, la religione dell’idolatria, il paganesimo e il politeismo, non contenendo verità alcuna ma solo falsità, costitiscono un affronto all’onnipotente creatore e devono essere annichilite.

 

Clonclusione

I musulmani che diffondono il concetto della “totale libertà religiosa nell’islam per tutte le religioni” non sono altro che male informati, disinformatori e diffusori di menzogne. Ironia della sorte nell’islam la punizione chi diffonde la corruzione è la più alta delle punizioni, cioè la morte, la crocifissione e il taglio di mani e piedi su lati opposti.

 

Riferimenti:

1. William Muir, The Life of Mahomet, Voice of India, New Delhi, 2002.
2. WM Watt, Maometto a Medina, Oxford University Press, Karachi, 1981. – WM Watt, L’islam e l’Integrazione della Società, Routledge & Kegan Paul; Londra, 1961

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