“non c’è costrizione nella religione”

non c'è costrizione

Corano 2:256non c’è costrizione nella religione“.

Quante volte avrete sentito citare questa parte di versetto dai propagandisti dell’Islam in Occidente, usata per contrastare l’opinione comune secondo cui questa religione si è diffusa con la spada, e che quindi è una religione fondata sulla violenza?

Secondo uno dei primi Musulmani, Mujahid ibn Jabr, questo Versetto fu abrogato dal Versetto 9:29, nel quale viene ordinato ai Musulmani di combattere contro il Popolo del Libro. Altri, tuttavia, secondo lo storico Islamico Tabari, dicono che il Versetto 2:256 non fu mai abrogato, ma fu rivelato precisamente in riferimento al Popolo del Libro. Non bisogna forzarli ad accettare l’Islam, ma essi possono praticare le loro religioni fintanto che paghino la jizya (tassa pro capite) e “si sentano sottomessi” (9:29).

Molti ritengono che il Versetto 256 contraddica l’imperativo Islamico di muovere jihad contro i non credenti, ma, in effetti, non c’è contraddizione, perché lo scopo della jihad non è la conversione forzata dei non credenti, ma la loro sottomissione entro l’ordine sociale Islamico. Asad dice: “Tutti i giuristi Islamici (fuqahd’), senza alcuna eccezione, sostengono che le conversioni forzate sono nulle e senza valore in ogni caso, e che ogni tentativo di costringere un non credente ad accettare la fede nell’Islam è un gravissimo peccato: un verdetto che elimina la diffusa erronea credenza che l’Islam pone ai non credenti l’alternativa: o conversione o spada”. E’ proprio così: come fu formulata da Maometto medesimo, la scelta è: conversione, sottomissione come dhimmi, o la spada. Concordemente Qutb nega che il Versetto 256 contraddica l’imperativo di combattere fino a quando “la religione sia per Allah” (2:193), dicendo che “l’Islam non ha usato la forza per imporre il suo credo”. Piuttosto, “l’obbiettivo principale della jihad è stata la realizzazione di una società stabile nella quale tutti i cittadini, inclusi i fedeli di altre religioni, possano vivere in pace e sicurezza” – benché non con uguali diritti davanti alla legge, come enfatizzato da 9:29. Per Qutb questa “società stabile” è “l’ordine sociale Islamico”, la cui realizzazione è il principale obiettivo della jihad.

In questa luce i Versetti 256 e 193 si accordano completamente senza problemi. I Musulmani devono combattere fino a quando “la religione sia per Allah”, ma “non obbligano” nessuno ad accettare la religione di Allah. Essi obbligano all’obbedienza coloro che rifiutano di convertirsi così che molti di loro, in seguito, si convertono all’Islam per sfuggire ai regolamenti discriminatori e umilianti della dhimmitudine – ma quando si convertono, lo fanno liberamente. Solo alla fine del mondo Gesù, il Profeta dell’Islam, tornerà e Islamizzerà il mondo, abolendo il Cristianesimo e quindi la necessità della jizya che viene pagata dai dhimmi. Allora la religione sarà “per Allah” e non ci sarà ulteriore necessità della jihad.

In pratica nell’Islam si dice che non c’è costrizione solo perché c’è un’alternativa alla conversione o alla morte, ed è quella di sottomettersi a leggi discriminatorie e opprimenti.

A smentire l’idea dell’islam religione tollerante ci sono un grosso numero hadith e versetti. Quelli seguenti sono tra i più specifici su questo tema:

“Se qualcuno desidera una religione diversa dall’Islam, questo non sarà mai accettato da lui; e nell’Aldilà egli sarà tra le fila di coloro che hanno perso (ogni bene spirituale).” (C.3:85)

“Combatteteli finché non ci sia più politeismo e la religione sia tutta per Allah. Se poi smettono… ebbene, Allah ben osserva quello che fanno.” (C.8:39)

Bukhari, Volume 1, Libro 8, Numero 387:
Narrato da Anas bin Malik:
L’apostolo di Allah disse: “Mi e’ stato ordinato di combattere i popoli fino a che dicano: nessuno ha il diritto di adorare altri se non Allah. E se essi dicono così, pregano la nostra preghiera, guardano la nostra Qibla e macellano come noi macelliamo, allora il loro sangue e la loro proprietà sarà sacra per noi e noi non interferiremo con loro eccetto per questioni legali e la loro resa dei conti sarà con Allah.”

Bukhari, Volume 1, Libro 11, Numero 626:
Narrato da Abu Huraira:
[…] Il Profeta aggiunse: “Certo, ho deciso di ordinare la Mu’adh-Dhin l(a chiamata alla preghiera), pronunciare Iqama, ordinare ad un uomo di guidare la preghiera e poi prendere una fiamma di fuoco per bruciare tutti coloro che non avevano lasciato le loro case per la preghiera, bruciandoli vivi all’interno delle loro case.”

Dobbiamo ammettere che tutta questa tolleranza ci commuove quasi.

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