L’uccisione di Abu Afak ordinata da Maometto: aveva criticato il “profeta”

Sono le fonti stesse dell’islam a SMONTARE la narrativa vittimista che vedrebbe Maometto “oppresso, indifeso e perseguitato”: una volta a Medina ordinó l’uccisione di Abu Afak, un vecchietto che lo aveva duramente criticato. Un “torto” che il profeta della religione di “pace” non poteva sopportare (ibn Ishaq, Sirat Rasulillah par. 995).

Quello che ci interessa evidenziare è il seguente punto, uno dei tanti punti utili a smontare la tesi FALSA del “povero profeta indifeso e oppresso” scappato da Mecca per via delle presunte persecuzioni subite.

L’omicidio di Abu Afak venne commissionato ed eseguito a circa due anni dal trasferimento di Maometto a Medina, quindi siamo nel 624.
Già al suo arrivo a Medina Maometto si mise subito all’opera per insediarsi e garantirsi il potere che man mano accrescerà permettendogli di sovvertire l’ordine sociale della città, razziare le carovane dei meccani, portare a termine le sue battaglie fino alla presa finale di Mecca.

Notiamo come in questa circostanza, riferendosi alla persona da eliminare, rivolga ai suoi scagnozzi la domanda “chi si occuperà di questa canaglia per me?” segno del fatto che già a quel tempo potesse contare su una folta schiera di “picciotti” a cui poter assegnare il compito di uccidere chi non gli andasse a genio e come questo facesse parte di un progetto già delineato e ben consolidato che doveva essere portato a termine sbarazzandosi di eventuali “scocciatori”, cosa che non gli faceva nè caldo nè freddo. Non c’è nulla che indichi una qualsivoglia “necessità” di difendersi da qualche pericolo, bensì soltanto l’atteggiamento AGGRESSIVO di chi vuole sbaragliare ogni voce contraria alla sua, anche quella di un vecchietto come Abu Afak.
Aveva quasi l’imbarazzo della scelta quando si trattava di chiedere ad uno dei suoi “picciotti” di sopprimere qualcuno.
Maometto non “scappó” a Medina perché cercava una vita migliore per lui stesso e per la sua famiglia: in realtà aveva bisogno di una sorta di base in cui riorganizzarsi come leader politico-militare.
E da chi era formato il suo esercito di banditi e assassini?
Gli uomini su cui fece affidamento erano già stati OPPORTUNAMENTE “reclutati” tra la schiera dei peggiori banditi e criminali chiamati Saalik presenti al di fuori di Mecca e a cui aveva promesso nuove scorribande, bottini e schiave, ma questa volta al suo servizio, sulla “via di Allah”.

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