L’invasione dei Banu Qaynuqa

Banu Qaynuqa maometto

Introduzione

Vi erano tre tribù Ebraiche che vivevano a Medina. I Banu Qaynuqa, i Banu Nadir ed i Banu Qurayza. Ciascuna di queste tre tribù aveva alleanze con altre tribù Arabe e se vi erano schermaglie tra i loro alleati Arabi ed altre tribù Ebraiche questi si schieravano con i loro alleati Arabi. Questo è indice del fatto che prima dell’Islam non vi fossero guerre religiose. Tutta l’intolleranza religiosa, come vedremo, venne introdotta dal Profeta.

Quando il Profeta si stabilì a Medina, sperava che gli Ebrei accettassero la sua religione. Egli predicava lo stesso dio degli Ebrei, approvava i loro profeti e raccontava le loro storie. Aveva prescelto la loro terra santa come Qibla (punto di adorazione) e li corteggiava per ottenere la loro alleanza e il suo riconoscimento come profeta.

W.N. Arafat scrive: “E’ anche generalmente accettato che all’inizio il Profeta Maometto sperava che gli Ebrei di Yathrib, come seguaci di una religione divina, avrebbero mostrato comprensione nei riguardi della nuova religione monoteistica, l’Islam.” [1]

Ma con suo disappunto gli Ebrei, proprio come i Quraysh, lo ridicolizzavano e prestavano ben poca attenzione ai suoi richiami. Dopo che le sue aspettative furono infrante e la sua pazienza superò il limite il Profeta divenne ostile agli Ebrei. Divenne chiaro che un giorno avrebbe portato a compimento la sua rappresaglia.

 

L’invasione dei Banu Qaynuqa secondo al-Tabari.

I Banu Qaynuqa erano Ebrei che abitavano vicino a Medina e avevano stipulato un trattato con il Profeta. Costui ebbe notizie che schernivano i Coreisciti, dicendo: «Avremmo dovuto esserci noi a Badr! Avremmo dato una lezione a Maometto! Se i Coreisciti ci avessero avvertiti, saremmo andati ad aiutarli, perché la guerra non è affar loro». Questi discorsi irritavano il Profeta che avrebbe voluto attaccarli e non poteva per via del trattato. Ma Gabriele gli portò questi versetti: «E se veramente temi il tradimento da parte di un popolo, denunciane l’alleanza in tutta lealtà, ché veramente Allah non ama i traditori. E non credano di vincere, i miscredenti. Non potranno ridurCi all’impotenza. Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati, per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati.» (8:58-60). Lieto di questa rivelazione, il Profeta scese personalmente in campo con cento compagni. I Banu Qaynuqa avevano, alla periferia di Medina, delle masserie in una delle quali si teneva un mercato. Il Profeta convocò i loro capi e tenne loro questo discorso: «Voi sapete dal vostro Pentateuco che io sono il Profeta di Dio. Credete in me! Se non abbraccerete l’Islàm, vi dichiarerò guerra». «Tu credi, Maometto, che noi siamo come i Coreisciti» gli risposero. «Se vuoi provarti con noi, fallo! Imparerai cos’è la guerra, perché la guerra è il nostro mestiere e noi siamo nati per essa. Non è mestiere dei Coreisciti!» Il Profeta, irritato, li congedò e rimandò loro il trattato avvertendoli di prepararsi a combattere.

Il giorno dopo, quindicesimo giorno del mese di Šawwāl, diede inizio alle ostilità dopo aver nominato come suo luogotenente a Medina Bašīr Abū Lubābah, figlio di ‘Abd al-Munḏir. Ḥamzah portava lo stendardo del Profeta. I Banu Qaynuqa, non avendo il coraggio di affrontarlo in campo aperto, si chiusero nella loro fortezza dove il Profeta li assediò per quindici giorni, trascorsi i quali capitolarono e si arresero a discrezione. Il Profeta ordinò di passare per le armi tutti gli uomini, di fare schiave le donne e i loro bambini e di saccheggiare i loro beni.

I Banu Qaynuqa erano alleati dei Banu Hazraǧ e in particolare del loro capo ‘Abdallaħ, figlio di ‘Ubayy, figlio di Sālūl, con il quale avevano stretto un patto. ‘Abdallāh supplicò il Profeta di fare loro grazia della vita, limitandosi a prendere i loro beni. Il Profeta acconsentì, ma impose loro di abbandonare il territorio di Yaṯrib. I Musulmani si divisero il bottino. Tolti i malati, i vecchi e i bambini, questa tribù di Ebrei contava settecento maschi. Non avevano campi, né datteri, ma molto bestiame e armi. Praticavano l’artigianato: tutti i lavori da fabbro, da calzolaio e da gioielliere, a Medina, li facevano loro. Partirono così, diretti in Siria, con le donne e i bambini, abbandonando tutti i loro beni confiscati dal Profeta che distrusse poi la loro fortezza.

Per la suddivisione del bottino fu rivelato questo versetto: «Sappiate che, quando abbiate fatto qualche bottino, un quinto ne spetta a Dio, all’apostolo…» (8:41). Questo quinto diventò, da questo momento, obbligatorio. Anche del rimanente, che veniva distribuito fra i compagni, il Profeta riceveva la sua quota: il quinto infatti entrava a far parte del tesoro ed egli lo dava ai Musulmani poveri, agli orfani, ai suoi parenti privi di mezzi e agli esiliati. Il Profeta teneva per sé solo la quota che gli spettava dei quattro quinti. Il quinto era diviso in tre parti: una era destinata al Profeta, l’altra ai suoi parenti e l’altra ai poveri e agli orfani.

Distribuito il bottino, il Profeta fece ritorno a Medina nel primo giorno del mese di Ḏū al-qa‘dah e, in quello stesso mese, ripartì per la spedizione del šawīq. (Muhammad Ibn Ĝarīr Al-Tabarī, Vita di Maometto, pag. 270)

 

L’invasione dei Banu Qaynuqa secondo varie fonti

Il primo gruppo di Ebrei a cadere per l’ira del Profeta furono i Banu Qaynuqa. Essi vivevano in un quartiere di Medina che portava il loro nome. Per vivere si occupavano di oreficeria, di lavorazione del ferro e di fabbricazione di utensili, per questo motivo possedevano grandi quantità di armi ed attrezzature da guerra.

Safiur Rahman Mubarakpuri nella sua opera Ar-Raheeq Al-Makhtum scrive: “Loro (i Banu Qaynuqa) iniziarono un processo di sobillazione, provocazione e scherno dei Musulmani, cominciando a danneggiare coloro che frequentavano i loro bazar, e persino ad importunare le loro donne. Simili accadimenti cominciavano ad aggravare la situazione, così il Profeta (che la pace sia su di lui) li riunì in assemblea, li ammonì e li invitò ad essere razionali, sensibili e messi in guardia contro ulteriori trasgressioni. Ciononostante questi rimasero ostili e non prestarono alcuna attenzione ai suoi avvertimenti, e dissero: “Non lodare te stesso per avere sconfitto alcuni Quraysh inesperti nell’arte della guerra. Se dovessi affrontare noi in combattimento, ti renderesti conto come noi siamo veri esperti di guerra.” [2]

Qualunque cosa questi pochi Ebrei avessero sbraitato contro Maometto, non si trattava di una decisione ufficiale dell’intera popolazione. Ma per un uomo in cerca di scuse per poter colpire era un’opportunità d’oro. Maududi dice, “Questa era a chiare parole una dichiarazione di guerra.”

Ma non lo era. Queste parole non venivano dal capo dei Banu Qaynuqa e non erano certo una minaccia. Vennero gridate da un “gruppuscolo di hooligan” contro chi stava cercando di intimidirli quando loro stavano semplicemente seguendo le istruzioni della loro religione e reagirono all’atteggiamento oltraggioso verso una donna ebrea da parte di un musulmano che fu ucciso per reazione. Soltanto una persona dalla mente annebbiata dal fanatismo religioso (o del conquistatore politico!) può interpretare queste azioni di pochi giovani come una dichiarazione di guerra pronunciata dall’intera comunità Ebraica contro i Musulmani. E’ un’ingiustizia assoluta punire severamente un’intera popolazione col pretesto che un diverbio per una donna ci ha fatto scappare il morto. Immaginiamoci cosa succederebbe nel mondo se ogni uccisione per diverbi tra automobilisti dovesse scatenare una guerra.

Lo storico Musulmano vuol dare tutta la colpa agli Ebrei e dipingerli come i cattivi della storia. Ma sfottere non è un crimine. E prestando attenzione a quella che fu la risposta degli Ebrei al Profeta non è difficile capire che questi non si era recato da loro per consigliarli ma per minacciarli.

Il verso seguente, che venne coniato per quella situazione, rivela il tono ostile del Profeta quando incontrò gli Ebrei.

Corano 3:12-13

“Di’ [O Maometto] a coloro che non credono: ‘Presto sarete sconfitti e adunati all’Inferno, che infame giaciglio!’ Vi è già stato un Segno per voi (O Ebrei) nelle due armate che si fronteggiavano (in combattimento [cioè la battaglia di Badr]): l’una lottava per la causa di Allah e l’altra era miscredente. Loro (i credenti) li videro (agli infedeli) con i loro occhi essere il doppio del loro numero. Ed Allah appoggia con la Sua Vittoria chiunque Egli desidera. Invero, in ciò vi è una lezione per coloro che hanno intelletto.”

“Un giorno un orafo Ebreo provocò una donna Musulmana i cui genitali furono scoperti in pubblico quando egli aveva legato il lembo dell’abito alla sua schiena. Un uomo Musulmano si trovava lì e lo uccise; gli Ebrei risposero uccidendo quel Musulmano. La famiglia dell’uomo chiamò in aiuto i Musulmani e cominciò la guerra.” [2]

Incidenti come questo accadono spesso nelle società primitive. In effetti persino in società molto civili molte persone vengono uccise su questioni triviali come litigi stradali. Purtroppo gli esseri umani non sempre riescono a saper controllare le proprie azioni. Molte persone reagiscono in modo imprevedibile e spesso con conseguenze terribili. Qualsiasi uomo saggio, in una situazione simile avrebbe cercato di allentare la tensione e di calmare la folla senza schierarsi. Ma Maometto era ben diverso. Già imbaldanzito dai suoi precedenti saccheggi delle carovane, aveva messo gli occhi sulle ricchezze degli Ebrei di Yathrib e stava cercando una scusa per fare la sua mossa. Questo incidente si presentò come un’opportunità d’oro per il Profeta e nel 15° giorno di Shawwal, 2° anno dalla Hijra marciò con i suoi soldati ed assediò i forti degli ebrei per 15 giorni. Senz’acqua, i Banu Qaynuqa furono costretti ad arrendersi e ad affidarsi al giudizio del Profeta sulle loro vite, ricchezze, donne e bambini.

Maududi scrive. “Conseguentemente il Santo Profeta (che la pace di Allah sia su di lui) assediò i loro quartieri verso la fine di Shawwal (e secondo altri, di Dhi Qa’dah) A.H. 2. L’assedio non durava che da 14 giorni quando essi si arresero e tutti i loro guerrieri vennero legati e presi prigionieri. Ora Abdullah bin Ubayy venne in loro aiuto e insistette che dovevano essere perdonati. Il Santo Profeta acconsentì alla sua richiesta e decise che i Banu Qaynuqa fossero esiliati da Medina lasciando le loro proprietà, le loro armature ed i loro ferri del mestiere dietro di loro.” (Ibn Sa’d, Ibn Hisham, Tarikh Tabari). [3]

I dettagli dell’intercessione di Ubayy presso il Profeta vengono riportati nella Sīra (la prima biografia di Maometto):

“Asim b. ‘Umar b. Qatada disse che I B. Qaynuqa furono i primi Ebrei a rompere il loro accordo con l’apostolo e muovergli guerra, tra Badr e Uhud, e l’apostolo li assediò fino a quando non si arresero incondizionatamente. ‘Abdullah b. Ubayy b. Salul si recò da lui quando Dio li mise in suo potere e disse, ‘O Maometto, comportati con gentilezza con i miei clienti’ (difatti essi erano alleati dei Kharzaj), ma l’apostolo lo ignorò. Egli ripeté le sue parole, e l’apostolo si volse dall’altra parte, al che egli afferrò il bavero della tunica dell’apostolo; l’apostolo era così adirato che la sua faccia quasi divenne nera. Egli disse, ‘Confonditi, lasciami andare.’ Egli rispose, ‘No, in nome di Dio, non ti lascerò andare fino a quando non tratterai i miei clienti con gentilezza. Quattrocento uomini senza maglia e trecento con maglia mi hanno protetto da tutti i miei nemici; vorresti forse abbatterli in una sola mattina? In nome di Dio, io sono un uomo che teme che le circostanze possano cambiare.’ L’apostolo disse, ‘Puoi averli.’ [Ishaq:545-546]

Nelle parole di al-Mubarak leggiamo: “Banu Qaynuqa consegnarono tutti i materiali, le ricchezze e l’equipaggiamento di guerra al Profeta (che la pace sia su di lui), che mise da parte un quinto e distribuì il resto ai suoi uomini. Dopo che furono banditi si recarono ad Azru’a in Siria dove rimasero per un po’ e presto scomparirono.” [2]

Nessuno si è mai chiesto perché? Perché un incidente da poco dovrebbe diventare la scusa dell’inviato di Dio per esiliare un intero popolo e confiscare tutte le loro ricchezze? Il fatto che Abdullah bin Ubayy dovette andare in aiuto dei prigionieri chiedendo che fossero perdonati mostra che il piano originale di Maometto era di metterli tutti a morte. Fu l’intervento di bin Ubayy a salvare le loro vite. Come è possibile che un “ipocrita” avesse più compassione di Allah e del suo Messaggero? Non dimostra con ciò di essere superiore a Maometto come uomo?


 

[1] Dal Giornale della Società Reale Asiatica di Gran Bretagna ed Irlanda (1976), pp.100-107 di W. N. Arafat
http://homepages.haqq.com.au/salam/misc/qurayza.html

[2] Ar-Raheeq Al-Makhtum di Saifur Rahman al-Mubarakpouri
http://islamweb.islam.gov.qa/english/sira/raheek/PAGE-26.HTM

[3] http://www.usc.edu/dept/MSA/quran/maududi/mau59.html

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