L’invasione dei Banu An-Nadir

banu nadir Maometto

Dopo i Banu Qaynuqa fu il turno dei Banu Nadir. Questa era un’altra tribù degli Ebrei di Medina. Ka’b Ibn Ashraf, il capo dei Banu Nadir, cominciò a preoccuparsi della sicurezza della sua tribù dopo la sorte dei Banu Qaynuqa e di come il Profeta li eliminò senza porsi problemi di sorta. Realizzò che Maometto non si sarebbe fermato dinanzi a niente per sradicare gli Ebrei. Comprese che il Profeta era un uomo spietato senza la minima pietà, senza alcuna coscienza e privo di principi morali. Avrebbe ucciso persone innocenti senza rimorsi. Per questo cominciò a comunicare con i Meccani e a cercare protezione presso di loro nel caso in cui i Musulmani avessero deciso di attaccare la sua gente.

Ka’b bin Ashraf, il capo della sua tribù, “un uomo ricco noto per la sua prestanza, ed un poeta, si recò a Mecca” dice Maududi, “ed incitò la gente alla vendetta scrivendo e recitando elegie provocatorie per i capi dei Quraysh uccisi a Badr. Quindi ritornò a Medina e compose versi lirici di natura offensiva sulle donne Musulmane. Infine, adirato per la sua malvagità, il Santo Profeta (che la pace di Allah sia con lui) inviò Muhammad bin Maslamah Ansari in Rabi al-Awwal, A.H. 3, e lo fece uccidere.” (Ibn Sad, Ibn Hisham, Tabari).

Cos’altro avrebbe dovuto fare un capo responsabile dopo aver visto l’intera popolazione di una tribù come la sua essere aggredita e bandita dalla loro terra natale a dispetto delle leggi e dei trattati? Nonostante il fatto che i Musulmani dicano che furono gli Ebrei a rompere la tregua, i loro stessi testi storici mostrano chiaramente che era Maometto il responsabile della rottura del patto. Se le storie scritte dai Musulmani sono vere, Ka’b bin Ashraf non aveva molta altra scelta se non quella di recarsi a Mecca e cercare l’assistenza per la sua gente. Di Maometto, in virtù di quanto aveva fatto ai Banu Qaynuqa, non ci si poteva fidare. Ciò che fece bin Ashraf non costituisce crimine: era un capo preoccupato per la sicurezza della sua gente. Il suo crimine fu quello di scrivere poesie. Nulla giustifica l’invio di un assassino da parte di Maometto per ucciderlo a tradimento nel bel mezzo della notte, né i suoi contatti con i Meccani e né i suoi poemi satirici su Maometto o di elogio verso i Quraysh.
Gli apologisti Musulmani non si vergognano degli omicidi di Maometto ed approvano qualunque cosa egli abbia fatto. Affermano che assassinando codardamente i suoi nemici, Maometto stava salvando delle vite. Come possono questi apologeti estremisti giustificare l’assassinio da parte di Maometto di Abu Afak, un uomo vecchio di 120 anni e di Asma bint Marwan, una poetessa e madre di cinque piccoli bambini il cui unico crimine fu di comporre liriche offensive nei riguardi di sua santità il profeta di Allah? In cosa egli era superiore a Saddam Hussein, Bin Laden o a qualsiasi altro gangster? Forse gli omicidi di giornalisti, scrittori ed intellettuali dalla Repubblica Islamica dell’Iran ed altri regimi Islamici non furono ispirati da quello che il santo Profeta fece ai suoi critici?

La storia dell’assassinio di Ka’b è registrata nella Hadith seguente.

Sahih Bukhari Volume 5, Libro 59, Numero 369:
Narrato da Jabir Abdullah:
Il Messaggero di Allah disse, ‘Chi è pronto ad uccidere Ka’b bin al-Ashraf? Ha proferito parole ingiuriose su Allah e il Suo Apostolo.’ Maslamah si alzò e disse, ‘Vuoi che sia io ad ucciderlo?’ Il Profeta proclamò, ‘Si.’ Maslamah disse, ‘Quindi permettimi di mentire così che io sia in grado di ingannarlo.’ Muhammad disse, ‘Puoi farlo.'”

Maslamah si recò da Ka’b e disse, “Quell’uomo (Muhammad) pretende la Sadaqa (Zakat) [tasse] da noi, e ci ha creato problemi, ed io sono venuto per chiederti delle cose in prestito.” Al che Ka’b disse, “Per Allah, presto vi stancherete presto di lui!” Maslamah disse, “Così come l’abbiamo seguito finora, non lo abbandoneremo finché vedremo come sarà la fine. Ora vorremmo che tu ci prestassi il carico di cibo di uno o due cammelli.” Ka’b disse, “Si, ma dovrai impegnare qualcosa presso di me.” Maslamah e i suoi compagni dissero, “Che cosa vuoi?” Ka’b rispose, “Impegnate le vostre donne presso di me.” Essi dissero, “Come possiamo impegnare le nostre donne presso di te e tu essere il più nobile degli Arabi?” Ka’b disse, “Allora impegnate i vostri figli presso di me.” Essi dissero, “Come possiamo impegnare i nostri figli presso di te? In seguito verrebbero abusati dalla gente dicendo che tale e tale sono stati impegnati per un carico di cibo di un cammello. Ciò ci causerebbe una grande disgrazia, ma noi impegneremo le nostre armi presso di te.”

Maslamah e i suoi compagni promisero a Ka’b che Maslamah sarebbe tornato da lui. Egli giunse da Ka’b di notte insieme al fratello acquisito di Ka’b, Abu Na’ila. Ka’b li invitò a venire presso il suo domicilio e si recò ad incontrarli. Sua moglie gli chiese, “Dove stai andando a quest’ora?” Ka’b rispose, “Niente, se non che Maslamah e il mio fratello (acquisito) Abu Na’ila sono arrivati.” Sua moglie disse, “Odo una voce come se del sangue stesse cadendo da lui.” Ka’b disse, “Non sono altri se non il mio fratello Maslamah e il mio fratello acquisito Abu Na’ila. Un uomo generoso dovrebbe rispondere ad un invito notturno anche se fosse invitato per essere ucciso.”

Maslamah venne accompagnato da due uomini. Così Maslamah entrò assieme a due uomini, e disse loro, “Quando Ka’b entra, toccherò i suoi capelli e li annuserò, e quando vedrete che avrò afferrato la sua testa, colpitelo. Vi farò annusare la sua testa.”

Ka’b bin al-Ashraf venne giù da loro avvolto nei suoi vestiti e cosparso di profumo. Maslamah disse, “Non ho mai sentito un aroma migliore di questo.” Ka’b rispose, “Conosco le migliori donne Arabe che sanno adoperare i migliori profumi.” Maslamah chiese a Ka’b, “Mi permetterai di annusare il tuo capo?” Ka’b disse, “si.” Maslamah la annusò e la fece annusare anche au suoi compagni. Quindi chiese ancora a Ka’b, “Mi permetterai (di annusare il tuo capo)?” Ka’b disse, “si”. Quando Maslamah lo ebbe afferrato saldamente, egli disse (ai suoi compagni) “Prendetelo!” Così lo uccisero e andarono dal profeta per informarlo.”

Questa storia si fa via via più intricata. Maududi continua con la sua narrazione e dice “Per qualche tempo dopo queste misure punitive (cioè l’espulsione dei Qaynuqa e l’omicidio di Ka’b) gli Ebrei rimasero paralizzati dal terrore al punto da non osare commettere ulteriori nefandezze. Ma più tardi quando a Shawwal, A.H.3, i Quraysh per vendicarsi della sconfitta di Badr marciarono contro Medina con grandi preparativi, gli Ebrei, che videro solo un migliaio di uomini uscire assieme al Santo Profeta (che la pace di Allah sia su di lui) contro tremila uomini dei Quraysh (e furono anche disertati da 300 ipocriti che ritornarono a Medina), commisero la prima aperta violazione del trattato rifiutandosi di unirsi al Profeta in difesa della città nonostante fossero legati a far ciò.”

E’ incredibile che questi Musulmani si aspettassero la collaborazione dei Banu Nadir dopo l’assassinio del loro leader e la distruzione completa dei loro fratelli i Banu Qaynuqa. Maometto dimostrò di essere uno spietato tiranno che non si fermava dinanzi a niente. Si sarebbe aggrappato ad ogni scusa per sfrattare un’intera popolazione dalle sue case e confiscare i loro beni. Se non fosse stato per l’intervento di un conoscente non si sarebbe fatto scrupoli nel mandare a morte migliaia di Banu Qaynuqa. Come Maududi si vanta, questi poveri Ebrei erano terrorizzati e dovevano essersi chiesti quando sarebbe giunto il loro turno. E ciononostante i Musulmani li chiamano traditori per non aver voluto combattere al loro fianco dopo che avevano ucciso il loro capo. Non era forse stato già spezzato il trattato con l’esilio dei Qaynuqa e l’uccisione di Ka’b ibn Ashraf? O forse Maometto pensava che il trattato fosse valido solo in un senso e che mentre gli Ebrei erano obbligati ad osservarlo, egli era libero di fare come voleva!

Maududi narra la storia dell’incontro di Muhammad con i Bani Nadir in questo modo: “Allora, quando nella Battaglia di Uhud i Musulmani soffrirono di numerose perdite, questi furono ulteriormente imbaldanziti. Al punto che i Bani al-Nadir fecero un piano segreto per uccidere il Santo Profeta (che la pace di Allah sia su di lui) nonostante il piano fallì prima di poter essere messo in pratica. Sulla base di questi dettagli, dopo l’incidente di Bi’r Maunah (Safar, A.H.4) Amr bin Umayyah Damri uccise per errore due uomini della tribù dei Bani Amir per vendetta, che in realtà appartenevano ad una tribù che era alleata con i Musulmani, ma Amr li aveva scambiati per uomini del nemico. A causa del suo errore il prezzo del loro sangue divenne obbligatorio per i Musulmani. Dal momento che i Bani al-Nadir facevano parte dell’alleanza contro i Bani Amir, il Santo Profeta (che la pace di Allah sia su di lui) si recò da loro con alcuni dei suoi Compagni per chiedere aiuto nel pagare il prezzo del sangue. Esternamente furono d’accordo nel pagare, come voleva, ma segretamente avevano complottato di mandare una persona sul tetto della casa vicino al cui muro stava sedendo il Santo Profeta e di gettare una roccia su di lui per ucciderlo. Ma prima che potessero eseguire il loro piano, Allah lo informò in tempo ed egli immediatamente si alzò e tornò a Medina.”

Che assurdità! Innanzitutto Maometto aveva già rotto il trattato assassinando il loro capo. Aveva già rotto tutti i trattati quando confiscò i beni dei Banu Qaynuqa e li cacciò a piedi nel deserto. Ora che i suoi sgherri assassini per errore avevano ucciso qualcun altro, di cui i Banu Nadir non avevano colpa alcuna, egli voleva che fossero loro a pagare per i suoi crimini. I trattati non vengono stipulati per scaricare la colpa delle proprie attività criminali su qualcun altro. Il trattato era per difendere Yathrib dall’invasione dei nemici. I crimini di Maometto e le sue attività da gangster non facevano parte del trattato. E’ inconcepibile che esseri umani intelligenti siano diventati così stolti da leggere questa storia per 1400 anni e nessuno di loro si sia fermato per un secondo a pensare. Potreste forse immaginare se la stessa storia si ripetesse oggi tra due nazioni che hanno firmato un trattato? Immaginiamo che il presidente di uno di questi paesi si abbassasse al livello di Maometto e decidesse di uccidere i suoi nemici mediante l’assassinio, sarebbe forse sensato se si recasse dal suo alleato chiedendogli di tirarlo fuori dai guai causati dai suoi giri criminali?

In questa storia pare che Maometto si rechi dai Bani Nadir e faccia la sua richiesta. Questi Ebrei intimoriti naturalmente sapevano che il trattato non prevedeva che dovessero venire in aiuto di Maometto per i suoi errori e le sue attività criminali. Ma erano troppo deboli e spaventati per opporsi al tiranno, così acconsentirono. Ma questo non era quello che il Profeta di Allah aveva in mente. Sperava che rifiutassero per avere una scusa di trattarli allo stesso modo dei Banu Qaynuqa. I Banu Nadir avevano il miglior terreno coltivabile di Yathrib. Maometto aveva gettato l’occhio sulle loro piantagioni e fattorie (Sahih Bukhari Volume 9, Libro 92, Numero 447). Stava soltanto assaggiando il sapore del potere e ne era deliziato. Così si inventò un’altra scusa nel momento in cui i Banu Nadir lo delusero e acconsentirono alla sua richiesta. Aveva bisogno di un pretesto per mettere in atto il suo piano e confiscare le proprietà di questi ricchi ebrei. Quindi nuovamente, il profeta di Allah ebbe una nuova “ispirazione”. Era un’idea brillante: disse ai suoi compagni che gli Ebrei avevano complottato per ucciderlo. I suoi seguaci gli credettero quando gli disse del miraggio che aveva avuto dall’arcangelo Gabriele. Non avevano alcuna difficoltà a credere qualsiasi assurdità che egli inventasse.

Al-Mubarakpouri scrisse: “Una volta il Profeta (che la pace sia su di lui) con alcuni dei suoi Compagni si recò per incontrarsi dai Bani Nadir e cercare il loro aiuto per raccogliere il prezzo del sangue che doveva pagare ai Bani Kalb per i due uomini che ‘Amr bin Omaiyah Ad-Damari aveva ucciso per errore. Tutto questo era in accordo con le clausole del trattato che entrambe le parti avevano già firmato. Nell’udire la sua storia dissero che avrebbero condiviso il pagamento del prezzo del sangue e chiesero ai suoi Compagni Abu Bakr, ‘Umar, ‘Ali ed altri di sedersi presso un muro della loro casa ed aspettare. Gli Ebrei tennero un breve incontro privato e cospirarono per uccidere il Profeta (che la pace sia su di lui). Il più malvagio fra loro, ‘Amr bin Jahsh, si offrì per scalare il muro e gettare una grande macina da mulino sulla sua testa. Uno di loro, Salam bin Mashkam, li consigliò di non perpetrare un simile crimine, prevedendo che Allah avrebbe rivelato il loro piano a lui, ed aggiunse che un atto del genere costituirebbe una manifesta violazione del patto stipulato con i Musulmani.
Infatti, Gabriele scese a rivelare al Profeta (che la pace sia su di lui) le loro criminali intenzioni, così lui, con i suoi Compagni, tornò in fretta a Medina. Lungo la strada, disse ai suoi Compagni della Rivelazione Divina.”

Naturalmente i Banu Nadir erano parte del trattato che il Profeta firmò con gli abitanti di Medina ma il trattato era di combattere contro i Meccani se avessero attaccato Medina e non di pagare per gli errori in campo omicida del messaggero di Allah. E’ comunque interessante che nonostante l’assurdità della richiesta e nonostante il fatto che il Profeta aveva fatto uccidere il loro capo, i Banu Nadir acconsentirono a pagare il riscatto. Conoscevano Maometto e non volevano fornirgli una scusa per sterminarli come aveva fatto con i Banu Qaynuqa. Sapevano che qualunque rifiuto avrebbe significato le loro morti e non avevano scelta se non di accettare questa ingiusta pretesa.

Ma il Profeta, che desiderava il loro declino, fu deluso della loro compiacenza perché non abbe scuse per attaccare. Il messaggero di Allah, non aveva davvero altro scopo se non quello di trovare una scusa per sterminare i Banu Nadir.

Il Profeta che credeva che Dio fosse Khairul Maakereen, “il miglior ingannatore” era egli stesso un uomo subdolo. La storia di Gabriele che lo informa del piano degli Ebrei contro la sua vita è credibile quanto la sua visita dell’inferno e del paradiso nella notte di Mi’raj o i suoi altri racconti fantastici di incontri con jinn e Satana. I suoi seguaci facili da ammorbidire gli credevano e avrebbero ucciso fior di innocenti sulle frottole che gli raccontava.

La verità è che non furono gli Ebrei a rompere il trattato ma fu Maometto che lo spezzò e insieme ad esso spezzò ogni limite dell’umana decenza, di umanità, di moralità umana, di compassione, di giustizia e degli standard etici del suo tempo. Il Profeta di Allah (pace su di lui) portò via la pace dalle persone che incrociarono la sua vita e per 1400 anni fece sprofondare l’umanità in guerre senza fine. Istigò un odio nel mondo e tra i suoi seguaci che sta consumando loro ed il resto dell’umanità.

Questa storia solleva altre questioni di logica. Se questi Ebrei volevano davvero uccidere Maometto, non potevano facilmente catturarlo ed ucciderlo insieme ai suoi compagni? Perché gettare una pietra quando sia lui sia i suoi compagni erano già nelle loro mani? E perché un Dio che è in grado di informare il suo amato profeta di un complotto contro di lui non ha piuttosto fatto cadere stecchito ‘Amr bin Jahsh? Questo avrebbe salvato il suo profeta e l’intera popolazione Ebraica. Dio non sapeva forse che il suo messaggero non ha pietà né compassione per le vite di migliaia di persone innocenti e che avrebbe fatto pagare tutti per il crimine di pochi di loro? Se Dio era così adirato con questi Ebrei da non curarsi più di loro, perché non ucciderli tutti con qualche malattia. Certamente sarebbe stato molto più facile sia per loro che per i Musulmani. Perché un Dio compassionevole dovrebbe chiedere al suo servo devoto di comportarsi come un comune assassino e uno spietato omicida? Solo persone accecate dalla fede non provano ribrezzo ascoltando queste storie. Per qualsiasi persona ragionevole è evidente che Muhammad ha inventato tutto quanto per perseguire i suoi malvagi piani di pulizia etnica e saccheggio.

Maududi termina la storia dicendo, “Ora non vi era ragione di mostrar loro ulteriore compassione. Il Santo Profeta mandò loro immediatamente l’ultimatum che il tradimento che avevano meditato contro di lui era venuto a sua conoscenza; quindi, erano tenuti ad abbandonare Medina entro dieci giorni; se alcuno di loro fosse stato trovato nei loro domicili sarebbe stato passato per la spada. Nel frattempo Abdullah bin Ubayy inviò un messaggio dicendo che li avrebbe aiutati con duemila uomini e che i Bani Quraizah e i Bani Ghatafan sarebbero anch’essi giunti in loro aiuto; di conseguenza, dovevano resistere e non partire. Sulla base di questa falsa sicurezza risposero all’ultimatum del Santo Profeta dicendo che non avrebbero lasciato Medina e che poteva fare tutto ciò che era in suo potere. Di conseguenza, in Rabi’ al-Awwal, A.h.4, il Santo Profeta (che la pace di Allah sia su di lui) li assediò, e dopo alcuni giorni d’assedio (che secondo alcune delle tradizioni erano 6 e secondo altre 15 giorni) accettarono di abbandonare Medina a condizione di mantenere tutte le loro proprietà che potevano portare sui loro cammelli, eccetto le armature. Quindi, Medina venne liberata dalla seconda maligna tribù Ebraica. Solo due dei Bani Nadir divennero Musulmani e rimasero indietro. Gli altri si recarono in Siria e in Khaibar.”

Maometto non massacrò i Banu Nadir come fece con i Banu Qurayza, un’altra tribù Ebraica risiedente in Medina, ma il pensiero deve essergli sicuramente passato per la testa come possiamo vedere dal seguente estratto della Siraat.

“Riguardo ai B. al-Nadir la Sura dell’Esilio scese in cui è registrato come Dio scatenò la Sua vendetta su di loro e diede al Suo apostolo potere su di loro e come Egli si comportò con loro. Dio disse: ‘Egli è colui che scacciò coloro delle scritture che non cedettero dalle loro case al primo esilio. ‘Quindi considerate questo, voi che avete comprensione. Se Dio non avesse prescritto la deportazione contro di loro,’ che era la vendetta di Dio, ‘Egli li avrebbe puniti in questo mondo.’ (C.59:3) cioè con la spada, ‘e nel mondo seguente vi sarebbe stata anche la punizione dell’inferno.” [Ishaq 654]

C’è un verso del Corano che parla di questo evento confermando le azioni di Maometto riguardo all’ucciderli e prenderli come prigionieri.

“Egli costrinse coloro del Popolo del Libro che li avevano aiutati [i Quraysh] ad uscire dai loro forti. Alcuni li uccise, alcuni li prese prigionieri.” (C.33:26)

E’ in questa occasione che Maometto ordinò di tagliare e bruciare gli alberi di palma, e anche allora Allah rivelò un verso per condonare questo atto disdicevole.

“Quello che voi (o Musulmani) tagliate degli alberi di palma (del nemico), o lasciate ad ergersi tra le ceneri, è stato per volere di Allah.” (C.59:5)

Né i Qurayza e né i Ghatfani giunsero in aiuto dei Banu Nadir e furono costretti ad arrendersi entro pochi giorni e furono banditi da Medina. Alcuni si recarono in Siria ed altri a Khaibar. Huyai Ibd Akhtab, il nuovo capo dei Banu Nadir era tra coloro che si recarono a Khaibar. Venne assassinato pochi anni più tardi quando il Profeta invase i Banu Qurayza e sua figlia Safiyyah divenne il bottino del Profeta quando Khaibar cadde nelle mani dei Musulmani.

Al-Mubarakpouri scrive,

“Il Messaggero di Allah (che la pace sia su di lui) confiscò le loro armi, le loro terre, le loro case e la loro ricchezza. Nel bottino che riuscì a catturare vi erano 50 armature, 50 elmi, e 340 spade.

Questo bottino apparteneva esclusivamente al Profeta perché nessun combattimento fu necessario per catturarlo. Divise il bottino a sua discrezione tra i primi Emigranti e due poveri Ansari [gli “aiutanti”, cioè i Musulmani di Medina], Abu Dujana e Suhail bin Haneef. Ad ogni modo il Messaggero di Allah (che la pace sia su di lui) spese una parte delle sue ricchezze per la sua famiglia allo scopo di supportarla nel corso dell’anno. Il resto venne speso per provvedere l’armata Musulmana con equipaggiamento per ulteriori guerre sulla strada di Allah.

Quasi tutti i versi della Sura Al-Hashr (La Riunione) descrivono l’esilio degli Ebrei e rivelano il comportamento disdicevole degli ipocriti. I versi manifestano le regole rilevanti per il bottino. In questo Capitolo, Allah, l’Onnipotente, loda gli Emigranti e gli Ansari. Questo Capitolo mostra anche la legittimità dell’abbattere e bruciare la terra e gli alberi del nemico per scopi militari. Simili atti non possono essere considerati fenomeni di corruzione fintanto che servono alla causa di Allah.”

Come appare ovvio e così come persino gli storici Musulmani non sono restii ad ammettere, nessun crimine è sbagliato fintanto che viene compiuto nella causa di Allah. Questo è l’esempio che il Profeta ha lasciato ai suoi seguaci ed è stato questo il modo in cui i Musulmani devoti hanno agito nel corso della storia. Questo può forse spiegare ad un occidentale non edotto l’ispirazione dietro il fondamentalismo Islamico e il terrorismo Islamico. La violenza Islamica non è una deviazione dal vero Islam ma E’ il vero Islam. Assassini, saccheggi, stupri ed omicidi sono pratiche Islamiche. Nulla è illecito fintanto che serva a promuovere la religione di Allah.

Ironicamente, questa stessa Sura conclude nell’esortare i credenti ad essere pii e a prepararsi per il nuovo mondo. Il che fa davvero riflettere sulla mente perversa del suo autore e i valori distorti che custodiva.

Noi, con la nostra sensibilità moderna ci chiediamo come i seguaci di Maometto non abbiano scelto di abbandonarlo a causa della sua crudeltà e disumanità. Ma apparentemente saccheggiare e rubare era la norma, in Arabia. Al-Mubarakpouri scrive, “I Beduini del deserto vivevano in tende piantate in vicinanza di Medina… dipendevano sul saccheggio ed il furto come mezzi di sostentamento.” Questo era il modo in cui gli Arabi erano soliti vivere. Quando Maometto usò le stesse tecniche per accumulare le sue ricchezze e costruire il suo impero nessuno alzò un sopracciglio. Questa era una pratica accettata e tutti lo facevano. Difatti quando la gente muoveva guerra pregava i propri dei per ritornare con del bottino. Se erano vittoriosi, glorificavano i loro dei e li lodavano come esseri potenti. I Musulmani e Muhammad appartenevano a questa cultura primitiva ed avevano la stessa primitiva mentalità. Tessevano le lodi di Allah, il solo idolo, per le loro vittorie e visto che Maometto non esitava ad attaccare le carovane dei mercanti e la popolazione disarmata arricchì in fretta se stesso e il suo esercito. Questi Arabi attribuivano la sua capacità militare alla grandezza di Allah, ma ciò che questi Arabi non è poi così riprovevole: non sapevano fare di meglio e questa era l’unico stile di vita che conoscevano. Ciò che invece è tragicamente deplorevole è il vedere in quest’era di scienza e di ragione persone educate che seguono la religione di persone dalla mentalità così primitiva.

Come abbiamo visto, se i Banu Nadir volevano davvero uccidere Maometto ed i suoi pochi compagni non avevano bisogno di architettare piani complicati come scalare un muro e gettare la macina di un mulino sulla sua testa. Si trovavano nella loro città ed avrebbero potuto ucciderlo facilmente se solo avessero voluto.

Ma immaginiamo che Maometto avesse ragione e che in effetti avessero un piano simile. In quale sistema legale è permesso punire migliaia di persone per il fallito tentativo di omicidio di pochi? Non è forse vero che ciascuno è responsabile delle sue azioni? Qual’era il crimine dei bambini appena nati, delle donne incinte, dei vecchi Ebrei che hanno dovuto abbandonare tutto dietro di loro e incamminarsi nel deserto? Quanti di loro perirono per l’ingiustizia subita? Perché i deboli dovettero pagare per il tentativo fallito di pochi membri della loro tribù?

Un altro fattore importante da considerare è che Maometto aveva assassinato a tradimento Ka’b bin Ashraf, capo dei Bani Nadir. Queste persone, sulla base della loro religione e dei loro costumi, avevano tutti i diritti di vendicarsi. Perché Maometto riteneva di poter uccidere tutti i suoi avversari mentre il solo pensiero di qualcuno che medita di assassinarlo dev’essere punito così severamente? Cosa succederebbe al mondo se tutti noi seguissimo l’esempio di Maometto?

Chiedo ai Musulmani di mostrarmi negli annali della storia dell’umanità un episodio parallelo in cui un intero popolo di migliaia di persone sia stato eliminato per il piano fallito di pochi di loro contro la vita di qualcuno.

Una Hadith nel Volume 5, Libro 59, Numero 362 di Sahih Bukhari conferma questa storia. Il narratore parla del trattamento ricevuto dagli Ebrei di Medina e di come Muhammad “uccise i loro uomini e distribuì le loro donne, i loro bambini e le loro proprietà tra i Musulmani, ma alcuni di loro vennero al Profeta e questi garantì la loro sicurezza, ed essi imbracciarono l’Islam. Egli esiliò tutti gli Ebrei da Medina.”

Alcuni apologisti Musulmani dicono che la moralità odierna non dovrebbe essere applicata a Maometto che visse 1400 anni fa. Affermano che, “questa intera narrativa è stata un problema per molte persone a causa delle loro nozioni di ciò che è moralmente giusto o sbagliato. L’origine di questa mentalità risiede nella mentalità Cristiana del ‘porgere l’altra guancia’, e nelle ‘sofferenze redentive di Cristo’, entrambe le quali sono state malattie che hanno risieduto nelle menti degli Europei per secoli, fino a quando questi non tornarono in sé e le abbandonarono.”


[1] Ar-Raheeq Al-Makhtum, du Saifur Rahman al-Mubarakpouri:
http://islamweb.islam.gov.qa/english/sira/raheek/PAGE-26.HTM

[2] http://www.usc.edu/dept/MSA/quran/maududi/mau59.html

[3] http://islamweb.islam.gov.qa/english/sira/raheek/PAGE-29.HTM

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