L’astuzia (hilah)

Il termine “astuzia” (hilah) si trova nel seguente versetto:

Gli angeli, quando faranno morire coloro che furono ingiusti nei loro stessi confronti, diranno: «Qual era la vostra condizione?». Risponderanno: «Siamo stati oppressi sulla terra». [Allora gli angeli] diranno: «La terra di Allah non era abbastanza vasta da permettervi di emigrare?». Ecco coloro che avranno l’Inferno per dimora. Qual tristo rifugio. Eccezion fatta per gli oppressi, uomini, donne e bambini sprovvisti di ogni mezzo, che non hanno trovato via (hilah) alcuna; forse a questi Allah perdonerà. Allah è indulgente, perdonatore (4:97-99).

L’astuzia può trovarsi in tutti gli ambiti. In materia di politica mira a confondere i nemici e, pertanto, è considerata come un comportamento positivo.

Secondo i giuristi, occorre rimproverare tanto quello che ricorre alle astuzie illecite, quanto quello che perde i suoi diritti non ricorrendo alle astuzie. Inoltre è utile conoscere le astuzie per non lasciarsi ingannare. Si trovano del resto concessioni a favore dell’astuzia stessa anche tra gli oppositori più feroci. Così l’hanbalita Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah (m. 1351) cita 116 astuzie che considera come autorizzate dal diritto musulmano.

Alle astuzie è dedicata una ventina di libri classici. Segnaliamo qui che un buon numero delle astuzie riportate dai giuristi classici appartiene alla categoria dell’aneddoto: che fare per non commettere spergiuro quando un uomo giura di non camminare su un tappeto? Camminare su due tappeti. Che fare se una donna si trova su una scala e suo marito giura di ripudiarla nel caso in cui scenda o salga la scala? Qualcuno la prende in braccio e la porta giù dalla scala. Che cosa avviene se la donna tiene nella sua mano un frutto e suo marito giura di ripudiarla nel caso in cui lei lo getti, lo mangi o lo conservi in mano? Ne mangia metà e getta l’altra.

LEGITTIMAZIONE DEL RICORSO ALL’ASTUZIA

Argomentazioni tratte del Corano

Abbiamo già citato il passaggio coranico 4:97-99, che utilizza il termine hilah.Per sostenere il ricorso all’astuzia viene citata anche l’ultima frase del passaggio coranico seguente:

O Profeta, quando ripudiate le vostre donne, ripudiatele allo scadere del termine prescritto e contate bene il termine. Temete A11ah vostro Signore e non scacciatele dalle loro case, ed esse non se ne vadano, a meno che non abbiano commesso una provata indecenza. Ecco i termini di Allah. Chi oltrepassa i termini di Allah, danneggia se stesso. Tu non sai: forse in questo periodo Allah farà succedere qualcosa. Quando poi siano giunte al loro termine, trattenetele convenientemente o separatevi da esse convenientemente. Richiedete la testimonianza di due dei vostri uomini retti, che testimonino davanti ad Allah. Ecco a che cosa è esortato chi crede in Allah e nell’Ultimo Giorno. A chi teme Allah, Egli apre una via d’uscita favorevole (makhraj), e gli concede provvidenze da dove non ne attendeva (65,1-3).

L’uscita favorevole (makhraj) di cui parla l’ultima frase sarebbe l’impiego di astuzie permesse da parte di colui che si trova in difficoltà. Pertanto, le monografìe e i capitoli sulle astuzie portano il titolo di makhartj (plurale di makhraj). Si ritiene che il diritto musulmano abbia due poli: la durezza e la facilità. Quello che si trova in una necessità e trova una risposta nella facilità rimane nel quadro di questo diritto.

Si cita anche un’astuzia che Dio, secondo il Corano, insegnò a Giobbe. Quest’ultimo aveva giurato di battere sua moglie con 100 colpi di frusta. Siccome non voleva né fare male a sua moglie, né spergiurarsi, Dio gli suggerì: «Stringi nella tua mano una manciata d’erba, colpisci con quella e non mancare al tuo giuramento» (38:44). In un altro racconto del Corano, Giuseppe nascose la grande coppa del re nei bagagli di suo fratello per poterlo poi trattenere presso di sé con l’accusa di aver rubato la coppa. Dio ispirò questa astuzia a Giuseppe: «Suggerimmo Noi questa astuzia a Giuseppe, ché altrimenti non avrebbe potuto trattenere suo fratello nel rispetto della legge del re, a meno che Allah non l’avesse voluto» (12,76). Dio ha voluto tirar fuori il bene dal male attraverso un’astuzia.

Il Corano qualifica spesso Dio come il più grande astuto:

Tessono strategie e anche Allah ne tesse. Allah è il migliore degli strateghi (3:54);

Invero tramano insidie, e Io stesso la Mia strategia (86:15-16);

Gli ipocriti credono di ingannare Allah, ma è Lui che li inganna (4:142);

E [ricorda] quando i miscredenti tramavano contro di te per tenerti prigioniero o ucciderti o esiliarti! Essi tramavano intrighi e Al1ah tesseva strategie. Al1ah è il migliore degli strateghi (8,30);

Condurremo [alla rovina] coloro che tacciano di menzogna i Nostri segni e non sapranno donde viene. Concederò loro una dilazione, ché il Mio piano è certo (7,182-183).

I giuristi ne deducono che il Corano permette il ricorso all’astuzia per salvaguardare i diritti degli oppressi e respingere 1’oppressione.

Argomentazioni tratte dalla Sunnah

Una tradizione di Maometto riporta che un uomo handicappato aveva abusato di una serva. Poiché non poteva sopportare la pena di 100 colpi di frusta, Maometto ordinò di batterlo una sola volta con un grappolo di dattero con 100 punte. Questa tradizione è simile a quella raccontata nel Corano a proposito di Giobbe. È un’applicazione della norma giuridica secondo la quale «le norme dei predecessori sono le nostre norme, salvo abrogazione».

Astuzia raccomandata

Si raccomanda di ricorrere alle astuzie per evitare un atto illecito o raggiungere un atto lecito. Così, è lecito trovare un’astuzia per salvaguardare il bene particolare o generale, per aiutare un oppresso o per sventare un’astuzia illecita.

Qualcuno si lagnò con Maometto per scaramucce con il vicino. Maometto gli consigliò di mettere le sue cose per strada. e raccontare ai passanti i problemi causati dal vicino. I passanti rimproverarono allora il vicino. Quest’ultimo, contestato, venne a pregato di rimettere in casa le sue cose, promettendo gli di cambiare atteggiamento.

In questo ambito si cita anche il detto di Maometto: «La guerra è un’astuzia». Durante la guerra è permesso fare ciò che non è permesso in altre circostanze. Maometto avrebbe anche detto che è permesso mentire in tre casi: quando si tratta di riconciliare la gente, nella discussione tra coniugi e durante la guerra.

Astuzia permessa

È l’astuzia lasciata alla libera scelta della persona, in particolare in materia di ripudio. Un marito chiese consiglio ad Abu-Hanifah (m. 767): «Ho giurato a mia moglie che sarebbe stata ripudiata se non mi avesse rivolto la parola prima dello spuntare del sole e lei rifiuta di parlarmi, mentre io non voglio ripudiarla. Che fare?». Abu-Hanifah suggerì al marito di chiedere al muezzin di avanzare l’appello alla preghiera che indica lo spuntare del sole. Avendo sentito l’appello alla preghiera, la donna disse al marito: «Ecco l’appello alla preghiera, sono ormai libera». Il marito la informò allora che l’appello alla preghiera era stato avanzato e che, di conseguenza, non era libera.

Un uomo aveva giurato che avrebbe ripudiato sua moglie se non avesse ucciso il suo avversario musulmano con il quale si era disputato. Un mufti gli consigliò di chiedere a sua moglie di separarsi da lui per via khul’ (contro pagamento di una somma da parte della donna) e in seguito di sposarlo. Ma Ibn- Battah (m. 997) disapprovò questa fatwa ritenendo che la donna non potesse ricorrere al khul’ se non per ragione di disaccordo, ai sensi del versetto 2:229. Secondo lui, l’uomo avrebbe piuttosto dovuto ripudiare sua moglie. Il suo libro sulle astuzie è redatto a partire da questa vicenda.

Astuzia ripugnante

Il Corano prescrive che se qualcuno ripudia la propria moglie, può riprenderla soltanto a condizione che quest’ultima abbia sposato un altro e che il loro matrimonio sia stato sciolto (2:230). Questo secondo matrimonio-sanzione mira a far riflettere il marito prima di ripudiare. Per evitare l’obbrobrio, il marito ricorre al servizio di un uomo che accetta di sposare la donna ripudiata e ripudiarIa a sua volta, senza consumazione del matrimonio, perché il primo marito possa riprendere sua moglie. Il marito di servizio è designato dal soprannome “capro di prestito”. È su questo punto che Ibn-Taymiyyah (m. 1328) ha scritto il suo libro sulle astuzie. Respinge tale metodo e considera i due matrimoni come nulli. Importa poco qui che il matrimonio di comodo sia deciso tra i due uomini o contratto da parte del secondo marito per rendere servizio al primo, informando la donna della sua intenzione o a sua insaputa. I giuristi musulmani però non considerano questo matrimonio nullo, ma semplicemente infame.

Per evitare di pagare l’imposta annuale, una persona può fare dono di una parte dei suoi beni al figlio un giorno prima della scadenza, affinché l’importo in suo possesso non sia tassabile.

Quando un debitore deve giurare che non ha il denaro per pagare i suoi debiti, può fare dono dei suoi beni al figlio e poi giurare, evitando così ogni menzogna.

Se qualcuno ha pagato un debito, ma non riesce a provare il pagamento, può ricorrere a testimoni falsi per provarlo. Può anche giurare che non ha mai contratto il debito.

Un debitore ha un debito con un creditore che dispone di una garanzia che nega: il debitore può negare il debito per indurre il creditore a riconoscere la garanzia.

Benché tali astuzie siano vili, secondo alcuni giuristi il fatto di ricorrervi non è in sé proibito. Si ritiene qui che quello che vi ricorre ha commesso un peccato per quanto riguarda il mezzo, ma non per quanto riguarda il fine 2.

TECNICHE DELL’ASTUZIA

Dagli scritti dei giuristi musulmani si possono dedurre diverse tecniche utilizzate nelle astuzie. Queste tecniche sono considerate legali nella misura in cui non mirano a raggiungere un obiettivo illecito o servono a evitare un male.

Ricorso alle allusioni (ma’arid)

Questa tecnica trova la sua legittimità nel seguente versetto:

Non sarete rimproverati se accennerete (fima ‘aradtum) a una proposta di matrimonio, o se ne coltiverete segretamente l’intenzione. Allah sa che ben presto vi ricorderete di loro. Ma non proponete loro il libertinaggio: dite solo parole oneste (2:235).

Questo versetto permette di fare una promessa di matrimonio con allusioni nonostante la durata del ritiro imposto alla donna il cui marito è morto. Le allusioni possono essere fatte con l’impiego di formule condizionali come la’alla, ‘asa (“egli potrebbe”).

‘Umar (m. 644) avrebbe detto: «Attraverso le allusioni, c’è di che sfuggire alla menzogna».

Un uomo portò a Maometto l’assassino di suo fratello attaccato a una corda. Voleva ucciderlo in nome della legge del taglione. Maometto provò a negoziare la sua liberazione dietro il pagamento di una somma. Ma né l’assassino né la sua famiglia avevano i mezzi per pagare. Maometto permise allora all’uomo di prendere l’assassino con sé dicendo: «Se egli uccide, sarà come lui». Questa frase aveva un doppio senso: se lo uccide, sarà colpevole come lui, o se lo uccide, seguirà il suo istinto di vendetta. Così, quando l’uomo si rese conto del doppio senso, ebbe timore e finì col liberare l’assassino.

Dire una cosa pensando a un’altra

Maometto avrebbe detto a una vecchia donna che le vecchie non entrano in paradiso. Poiché ella era triste, egli le spiegò che la sua intenzione era di dirle che le donne che entrano in paradiso divengono giovani.

Un perseguitato da Al-Hajjaj (m. 714) raccomandava ai suoi interlocutori di rispondere a quest’ultimo: «Giuriamo su Dio che non sappiamo dove lui si trovi». E dentro voi stessi ditevi che, infatti, non sapete dove mi trovo seduto o in piedi. E quando qualcuno veniva a visitarlo si metteva a cavalcioni sui suoi vestiti e chiedeva alla sua serva di rispondere: «Il mio padrone è sulla sua cavalcatura». Questo poteva allora indurre in errore e voler dire che la persona cercata era partita in viaggio col suo cavallo. Le consigliava anche di battere in terra il piede e dire: «Il mio padrone non è qui», intendendo sotto il piede, ma ottenendo che la frase venisse compresa nel senso che lui non era nei dintorni.

Per descrivere questa situazione fu trovata una formula: «Comprare una parte della sua religione con l’altra parte». Anziché commettere un peccato con la menzogna si ricorre a un diversivo contrario alla religione che ha tuttavia una base etica garantita in una tradizione di Maometto o, meglio ancora, nel Corano.

Usare parole dai significati molteplici

Una donna gelosa esige dal proprio marito che si accinge a partire di giurare che ogni jariyah (“schiava”) che avrebbe comprato prima del suo ritorno sarebbe stata liberata. Se lo scopo del marito fosse comprare una schiava, ma è obbligato a giurare quello che chiede la moglie, potrebbe farlo intendendo dentro di sé che si tratta di jariyah nel senso di “barca”. Il peccato del giuramento ricade su sua moglie, perché lei lo ha forzato ingiustamente.

Qualcuno è costretto a giurare che non deve un debito a un altro e che andrà nella “casa di Dio” se mente. Giura e assume l’impegno stabilendo che la “casa di Dio” in questione non è la Mecca – come nella concezione comune dell’espressione – ma una moschea qualunque.

Approfittare dell’ignoranza della legge

Un giovane andò presso Abu-Hanifah (m. 767) e gli disse che voleva sposare una donna, ma che i suoi genitori chiedevano una dote molto elevata. Abu-Hanifah gli disse di farne promessa. Una volta che ebbe concluso il matrimonio i suoi genitori vennero a richiedere la dote. Abu-Hanifah raccomandò al giovane di fare finta – con la moglie – di partire per un lungo viaggio. La moglie e i suoi genitori ne ebbero una grande pena e andarono presso Abu-Hanifah, che disse loro che il marito aveva il diritto di farlo. Allora i genitori gli dissero che erano pronti a non richiedere la dote. Il giovane volle allora trarre vantaggio dalla situazione e insistette sperando che i genitori gli versassero del danaro. Abu-Hanifah lo minacciò di spiegare alla moglie che aveva un debito con qualcuno e che non sarebbe potuto partire prima che avesse pagato il debito. Il giovane rinunciò all’idea pregando Abu-Hanifah di non rivelare l’astuzia ai genitori della moglie.

Salvarsi dal morso degli scorpioni

È una tecnica che mira a raggirare un’altra astuzia. Un astuto compra una casa e prende dei testimoni per il contratto di vendita. In seguito, va dalla sua famiglia per cercare il denaro e cede tutti i suoi beni al figlio o alla moglie perché il venditore non possa avere il prezzo concordato. Per evitare una situazione simile, il venditore può sia vendere la casa in presenza del governatore o portarlo con sé affinché arresti l’acquirente o sequestri i suoi beni. L’acquirente astuto può dichiarare il suo fallimento e sfuggire alla persecuzione. Il venditore può allora annullare il contratto di vendita dichiarando che l’oggetto venduto era in realtà di proprietà della moglie o che l’ha venduto precedentemente a una persona di fiducia. Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah (m. 1351) riconosce qui un’astuzia fraudolenta, ma è permesso ricorrervi quando si tratta di opporre una frode a un’altra frode, non di nuocere. Il Corano non dice: «Ordirono una trama e Noi ne ordimmo un’altra senza che se ne accorgessero» (27:50)?

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