Islam religioso e islam politico, due facce della stessa medaglia

In queste ore si sente spesso parlare di “islam religioso” e “islam politico“, come se queste fossero due categorie che non c’entrano niente tra loro. Visto che coloro che portano avanti questa teoria non sono ancora riusciti a spiegare esattamente in cosa si differenziano questi “due islam”, potrebbero almeno cercare di spiegarci cosa hanno in comune. Potrebbero iniziare a riflettere su cosa (inconsciamente?) li ha indotti a ribattezzare entrambi i gruppi “ISLAM e qualcosa”. Il motivo é lampante: nonostante cerchino di fare una netta distinzione sono costretti ad ammettere già dai nomi che l’islam é il comune denominatore.

Dal nostro punto vista “l’islam religioso” e “l’islam politico” non solo hanno qualcosa di importante in comune ma sono piuttosto due facce della stessa medaglia, dove la medaglia è l’islam.

Riteniamo lodevole il tentativo di combattere l’integralismo islamico attraverso l’arma del modernismo religioso, ma al contempo lo riteniamo controproducente e inutile. Inutile perché l’obiettivo di laicizzare l’islam è pura utopia; controproducente perché rischia di far uscire il problema dalla porta e di farlo rientrare dalla finestra attraverso un’immagine appetibile, come quella del lupo travestito da agnello. Nella storia del mondo islamico ci sono stati alcuni rari casi di laicizzazione della società dove, peró, ogni volta il problema dell’islamizzazione si è ripresentato ed ha preso il sopravvento. Questo perché pur essendo stato assopito il fervore religioso di una buona fetta di popolazione, il fuoco sotto le ceneri della laicità è sempre rimasto acceso: finché c’è fede c’è islam. Per i gruppi più o meno organizzati soffiare sulla cenere e riattizzare la fiamma è stato semplice.

Il motivo principale per cui “islam religioso” e “islam politico” non possono essere categorie separate nettamente, risiede nel fatto che è la stessa religione islamica a non prevederlo, dal momento che nella religione di Maometto (che dopo l’egira diventò un politico) non è dottrinalmente accettabile la separazione tra stato (dawla) e religione (din).

A nostro avviso, se proprio si vuol dividere l’islam in due categorie, sarebbe più opportuno parlare di “islam praticato” e “islam non praticato”, nei quali gruppi possono far parte trasversalmente fedeli di più generi, come ad esempio quelli che vorrebbero praticare attivamente ma non possono (anziani, paralitici, cittadini del dar al-harb con leggi restrittive…), quelli che vorrebbero praticare ma non ci riescono per poca forza di volontà (il kebabbaro vizioso, oppure colui che non riesce a svincolarsi dalla cultura della società degli infedeli in cui vive e dai sentimenti di amicizia che prova…), quelli che riescono a praticare integralmente (i depressi) e così via…

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