Intervista a Islamicamentando

Nelle scorse settimane il noto giornalista di un quotidiano nazionale ci ha contattato per un’intervista. Sino a quel momento avevamo sempre rifiutato questo genere di cose tuttavia, dopo le titubanze iniziali, decidemmo di accettare.
Purtroppo il pezzo è stato poi bocciato sia dal direttore di quel giornale che da altre testate a cui il giornalista cercò di proporlo. Il direttore di una di quelle testate (un quotidiano molto importante) dette una motivazione che ci colpì molto, legata in particolare alla risposta che abbiamo dato alla domanda numero 10, dicendo in pratica che preferiva non diffondere certe idee.

In accordo con il giornalista che ci aveva contattato pubblichiamo qui di seguito l’intera intervista.

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1. Perché avete deciso di aprire un blog che offre una riflessione critica sull’Islam?

Di fronte al tentativo di nascondere la vera natura dell’islam etichettandola come “religione di pace”, abbiamo sentito il dovere di mettere in guardia la società da un pericolo reale, tentando di farlo conoscere nella sua natura. Mentre in passato gli attacchi terroristici erano “comodamente” ascritti a terroristi provenienti da realtà lontane dalla nostra, da qualche anno invece stiamo assistendo ad azioni violente condotte da cittadini nati e cresciuti in occidente che cercano di colpire quanti più concittadini possibili solo perché infedeli. Crediamo sia giunto il momento di prendere atto del comune denominatore di questi atti, e farne conoscere la forza motrice ideologica.
Abbiamo raggiunto la consapevolezza che dopo quattordici secoli di storia dell’islam, pur sempre caratterizzati dall’aggressione armata, oggi, nonostante la maggior potenza tecnologica di cui possono ancora avvalersi gli stati occidentali, le nostre difese sono ai minimi storici: questo è dovuto principalmente ad una sorta di masochismo che si alimenta della disinformazione. Dunque, ispirati da altre iniziative nate in paesi esteri, dove i risultati negativi di una massiccia presenza di musulmani si stanno facendo sentire ormai da molti anni, la ragione principale per cui è stato creato Islamicamentando è quella di fornire, a chi cerca di capire perché in nome dell’islam ci siano così tanti problemi, uno strumento da cui attingere il maggior numero di elementi che possano aiutare un’analisi specifica, attenta e critica, dell’ideologia islamica: questo può essere portato a termine solo attraverso lo studio delle fonti.

2. Nel blog si afferma che è inesatto parlare di Islam moderato. Perché?

La definizione di islam moderato è molto comune, tuttavia è inesatta. Non a caso viene utilizzata da coloro che non hanno avuto modo di conoscere i principi su cui il sistema ideologico islamico si basa, non ultimo il percorso seguito dal suo fondatore. Nella nostra concezione, la moderazione è ciò che si oppone al cosiddetto estremismo, parola molto facile da utilizzare, in cui l’estremismo viene associato a determinate azioni violente compiute nel nome dell’islam. Ma chi non conosce affatto l’islam e parla di estremismo islamico, in base a cosa valuta determinate azioni come “estreme”? Estreme rispetto al nostro modo di concepire la vita umana, o semplicemente coerenti e in linea con l’ideologia a cui vengono ricondotte?
Allo stesso modo, sono in tanti a definire “estremisti” gli artefici pur non avendo mai verificato i contenuti dell’ideologia a cui questi dichiarano di appartenere. Viene allora da chiedersi: quale sistema di riferimento è stato utilizzato per arrivare a queste “etichette”?
Come possiamo vedere, la definizione “islam moderato” è molto cara all’establishment politicamente corretto, eppure già il fatto che il termine “moderato” debba essere costantemente associato all’islam per poterne avere una sensazione di positiva tranquillità, quasi di sollievo, dovrebbe far venire qualche dubbio e portare ad una domanda di questo tipo: se l’unico modo di avere un effetto apparentemente positivo dell’islam sta proprio nel prenderne una “dose” moderata o minima rispetto al “pacchetto completo”, allora non dovrebbe tutto questo farci pensare che vi sia qualcosa di pericoloso insito proprio nell’apparato ideologico?
Ci sono anche svariate interviste in rete, comunque provi a chiedere a qualsiasi sheikh la sua opinione riguardo alla definizione di islam moderato e sentirà che cosa le verrà risposto. Sentirà sempre e solo dire “l’islam è l’islam”, frase pronunciata anche da Erdogan. Sono “razzisti” pure loro? Devono imparare il fantomatico “vero” islam anche loro?
Noi pensiamo che quello che oggi viene definito islam moderato altro non è che l’islam che vorremmo, ma che sulla carta non esiste e che mai è esistito sin dalla sua nascita. Dunque l’islam moderato è, nel migliore dei casi, un’utopia.

3. E’ più corretto parlare di un Islam o di molti Islam, uno per ciascuna delle persone che lo pratica?

L’islam ha un solo fondatore che ha vissuto una sola vita. Conoscere le azioni da lui compiute è un requisito fondamentale per comprendere appieno l’islam. Tracciare un profilo del suo fondatore è possibile, così come è possibile definire il corpus ideologico dell’islam. Detto questo, la questione dei molti islam è dettata da una sola cosa, ovvero che ognuna delle persone chiamate a seguire l’islam può avere un proprio vissuto, una propria condizione socio-familiare ed una conoscenza della materia che può variare sensibilmente da persona a persona. Allo stesso modo il musulmano che impara a conoscere l’islam può reagire e adattarsi a determinati precetti in tanti modi a seconda di vari fattori che spaziano dalle caratteristiche individuali a quelle della società in cui è inserito. Al netto di tutto ciò, se si prende un campione di persone nate musulmane o convertite, nate in occidente o in un paese a maggioranza musulmana, ciascuna di esse si definirà come musulmana al 100%, il che vuol dire che si impegnerà a seguire i dettami di una religione che, per quanto possa diversificarsi a seconda delle correnti e delle scuole giuridiche, resta pur sempre ancorata alle varie sue fonti che, purtroppo, nei punti determinanti per una pacifica convivenza portano tutte in un’unica direzione.

4. Milioni di musulmani vivono in Italia in modo pacifico. Perché vedere in ciascuno di loro un nemico?

Proseguo dalla risposta precedente. Definire l’insieme di insegnamenti dell’islam è possibile e relativamente semplice. Meno semplice è definire in maniera univoca per ogni musulmano il lavoro che viene fatto per rendere tali insegnamenti “compatibili” con la propria vita quotidiana. L’islam crea una identità particolare, che compromette l’identità territoriale, attraverso un’identità sovranazionale in cui l’individuo appartiene ad una “tribù” di “fedeli anche pacifici” separati però dalla società in cui vivono, impedendo così la prospettiva di un’integrazione. È però situazione comune che tanti musulmani che vivono in occidente siano musulmani per ciò che riguarda quello in cui credono, mentre allo stesso tempo non sono musulmani per quanto riguarda le loro azioni. Proprio per il fatto che, anche attraverso lo sviluppo e la messa in pratica di comportamenti di convivenza uniti ad un esercizio della propria coscienza personale, sono portati a non prendere sul serio i precetti di jihad e sottomissione dell’infedele contenuti nella loro ideologia di appartenenza. Una curiosità sta nel fatto che, per uno strano concetto di lealtà verso l’islam, spesso attribuiscono il merito di tali valori di rispetto e convivenza proprio all’islam che, in realtà, non li contempla, né tantomeno li merita. Per cui il nemico, come lei lo chiama, per noi non è il musulmano lassista ma quello in cui egli crede.

5. Ritiene davvero che l’Islam sia un pericolo per l’Italia?

Se per islam Lei intende l’ideologia islamica, è fuori dubbio che l’insieme dei valori e idee dell’islam siano un pericolo per la libertà, la coscienza, la razionalità e il pensiero critico individuali, non solo in Italia. In diverse forme, luoghi e manifestazioni, li vediamo messi in atto da millequattrocento anni. Tante persone hanno il sentore che vi sia un problema, ma non tutti hanno la voglia di documentarsi o il coraggio di guardare in faccia l’amara verità. Quindi preferiscono stare tranquilli almeno per un po’, accettando di buon grado la dose di “tranquillante” che i numerosi islamici che vediamo in televisione non esitano a somministrare: frasi pacifiche e accomodanti, versetti opportunamente modificati, nonché analogie con le altre religioni o ideologie. In questo modo la popolazione poco informata crede a ciò che provoca loro il minor turbamento possibile ed evitando di documentarsi, continua ad ignorare la natura del problema. Una sorta di circolo vizioso della disinformazione e della distrazione.

6. In fondo descrivere l’Islam come qualcosa di intrinsecamente malvagio non rischia di spingere gli stessi musulmani a estremizzarsi?

Più che malvagio cerchiamo di far capire che è profondamente sbagliato. Taha Hussein definì l’islam in questi termini: un prodotto arabo-tribale che riflette una natura nomade che usufruisce della terra su cui si trova, ma verso la quale non sviluppa un sentimento di appartenenza. Dunque non siamo noi ad allontanare i musulmani dalla moderazione ma è l’islam che li attira a sé, in un contesto culturale in cui le più elementari norme di convivenza tra i popoli vengono considerate un’offesa a Dio.
Detto questo, noi crediamo nell’informazione. Analizziamo le fonti, che ricordo essere accessibili, come fanno da anni persone del calibro di Bill Warner e Robert Spencer. Noi non inventiamo nulla. Se poi ci sbagliamo e attraverso le prove viene dimostrato che siamo in torto, allora accoglieremo le istanze di chi ci ha “sbugiardati”. Bisogna però constatare che finora gli studiosi che si oppongono all’islam, come quelli appena citati, non hanno mai ricevuto prove di esservi sbagliati sulla critica all’islam.
Inoltre i contenuti dell’ideologia islamica esistono da quattordici secoli, non li abbiamo forgiati noi. Noi rappresentiamo soltanto la prima generazione di non musulmani che ha finalmente la possibilità di indagarne i contenuti attraverso la consultazione e l’analisi delle scritture di riferimento, ovvero materiale compilato da islamici e che fino a pochi anni fa era di scarsa accessibilità. Non vedo come la consapevolezza dei non-musulmani riguardo i contenuti dell’islam possa giocare un qualche ruolo in quello che Lei definisce “estremizzazione” dei musulmani. Al cosiddetto musulmano fondamentalista che va ad uccidere e farsi uccidere non interessa niente del grado di consapevolezza della popolazione da colpire.
Anzi, se c’è stata una cosa che danneggia una comunità è l’assenza totale di discussione delle idee. L’islam è stato finora l’unica ideologia a godere della protezione dall’analisi e dalle critiche. Questo atteggiamento ha giovato a qualcuno?
La dignità della persona e il valore della vita umana vanno sempre rispettati e protetti, mentre le idee devono essere sottoposte ad analisi accurate e se necessario alle critiche. Tutte le idee, tutte le ideologie, tutti i comportamenti devono essere scrutinati.
Avvolgere l’ideologia islamica nella bambagia come fanno in tanti, non fa altro che peggiorare le cose e mette in atto quella che è la vera discriminazione verso quelle persone che si pensa di tutelare, considerandole incapaci di accettare le critiche talvolta necessarie in un sano confronto alla pari. Questo, è il vero rispetto.

7. La vostra riflessione nasce da un’esperienza personale a contatto con la religione islamica o da fatti di attualità?

Ognuno di noi ha avuto modo di porsi delle domande e osservare la realtà. Talvolta i fatti che si susseguono richiedono delle spiegazioni, e le versioni che vengono vendute sulla quasi totalità dei canali d’informazione non sono in grado di affrontare la questione nella sua specificità. Poi ci sono le esperienze personali che ci hanno portato a stretto contatto con il mondo islamico, facendoci toccare con mano il fatto che vivere in una società composta da un alto numero di musulmani significa dover rinunciare ad uno standard di convivenza accettabile.

8. Siete italiani o avete origini nei Paesi arabi?

Siamo persone di tutte le fedi, di tutte le non-fedi, ex musulmani e di varie nazionalità. Alcuni dei nostri collaboratori vivono o provengono dai cosiddetti Stati a maggioranza musulmana. Ciò che ci unisce è il completo disaccordo con la visione islamica del mondo.

9. Avete ricevuto minacce da quando avete aperto il blog?

Sì, più volte. E’ per questo motivo che per il momento preferiamo mantenere l’anonimato, in modo da dedicare il nostro impegno allo studio e alla divulgazione delle nostre conoscenze dell’islam, senza doverci guardare le spalle come sono costretti a fare tutti coloro che si impegnano ad esporre pubblicamente le proprie critiche su questa religione. Abbiamo a che fare con persone che, come vediamo, non scherzano affatto e siamo sicuri di non esagerare se diciamo che oggi in occidente criticare l’islam è più pericoloso persino di criticare la mafia. Le faccio un esempio. In passato ho avuto modo di confrontarmi aspramente anche con parecchi cattolici integralisti, eppure non ho mai ricevuto minacce di nessun genere. Nemmeno offese. Quando invece mi è capitato di confrontarmi in maniera del tutto educata con “esponenti moderati” della religione islamica, minacce e offese molto gravi sono state frequenti. Di alcune di queste minacce sulla nostra pagina Facebook abbiamo pubblicato anche gli screenshot, dove si può leggere, tra l’altro, l’augurio di uno dei protagonisti di potersi far esplodere nelle vicinanze “di quelli come noi” con “una bella cintura esplosiva” per farci saltare in aria. Tra i video pubblicati sulla nostra pagina ce n’è uno intitolato “Minacce e offese a Islamicamentando”. Pur essendo abbastanza abituati alle minacce, abbiamo deciso di pubblicarlo perché, conoscendo l’identità di chi le ha espresse in quell’occasione, dimostra che persino i giovani musulmani nati e cresciuti in Italia, che si vestono all’occidentale, vivono all’occidentale e parlano all’occidentale, se gli viene toccata la “religione di pace” si possono trasformare in aspiranti terroristi. Le persone devono capire che non è solo una coincidenza che se si apre una pagina di critica al buddismo i buddisti non ti si filano, mentre invece se lo si fa con l’islam si ricevono minacce di morte e offese di ogni genere. C’è per forza dell’altro. E questo altro noi di Islamicamentando cerchiamo di aiutare a capirlo.

10. Voi avete pubblicato due email in cui un certo Ahad afferma che nei campi profughi europei ci sono delle gang che sostengono l’Isis. Che cosa ne pensa di questa affermazione? È ciò che avviene anche in Italia?

Di Ahad abbiamo purtroppo perso le tracce. Il timore è che abbia pagato caro il coraggio di manifestare la sua apostasia pubblicamente e fornire una testimonianza di ciò che succede in quei campi di cosiddetti profughi.
Riguardo la sua domanda, riteniamo che non ci sia affatto da stupirsi. È questione di logica. Se questi campi sono abitati per lo più da persone provenienti da paesi dove l’integralismo religioso di natura islamica è altissimo, sarà presumibilmente altissima anche la percentuale di simpatizzanti delle organizzazioni jihadiste. Questo, secondo noi, non implica necessariamente l’approvazione di ogni azione che viene compiuta dai componenti di queste organizzazioni, ma piuttosto il caldeggiare e avvalorare lo sforzo di difesa dell’islam come religione, con lo scopo di instaurare le sue leggi (sharia). Poi è ovvio, ogni simpatizzante avrà un suo motivo specifico che lo porta ad un’approvazione più o meno convinta. Non dimentichiamo che il jihad è uno sforzo che ogni musulmano dovrebbe compiere in favore della causa di Allah. Maometto, ovvero quella persona che nell’islam viene considerato un infallibile esempio da imitare, ebbe a dire che “il Paradiso è all’ombra delle spade” (Sahih al-Bukhari, Volume 4, Libro 52, Numero 73), concetto che ribadì in più occasioni e che dimostrò con la pratica.