Incongruenze storiche nel Corano – Abraha e la sura dell’elefante

Tra le numerose incongruenze storiche presenti nel Corano e nelle Hadith ce ne è una molto significativa nella sura 105, denominata Sura dell’elefante, la quale fu rivelata alla Mecca ed è composta da cinque versetti (ayat) che parlano dell’evento che dette il nome all’anno dell’elefante.

1. Non hai visto come agì il tuo Signore con quelli dell’elefante?
2. Non fece fallire le loro astuzie?
3. Mandò contro di loro stormi di uccelli
4. lancianti su di loro pietre di argilla indurita.
5. Li ridusse come pula svuotata.

Questa sura evoca un evento noto: il conflitto che avrebbe segnato l’anno della nascita di Maometto, anno che secondo i musulmani è avvenuta verso il 570 d.C. Secondo l’Islam, Abraha, il capo etiope dello Yemen, In questa data avrebbe condotto i suoi uomini contro la Mecca: la ragione di questa campagna sarebbe stata la gelosia che egli nutriva nei confronti del santuario meccano, la Ka’ba. Distruggendo la Ka’ba avrebbe obbligato i pellegrini ad affluire non più verso la Mecca ma verso la grande cattedrale costruita a San’ā.

Contraddizione Corano elefante

Fin dall’antichità la penisola arabica è stata al centro di una rete di intesi traffici commerciali, grazie alla sua disponibilità di merci preziose quali l’oro, le spezie, la mirra e l’incenso. Prima dell’unificazione politica sotto l’islam, essa era suddivisa in tanti piccoli e prosperi regni, al punto da meritare l’appellativo di Arabia felix, cioè «Arabia felice».

Secondo la leggenda, tra le forze che accompagnavano Abraha c’era un elefante che, giunto al limite del territorio sacro, si sarebbe rifiutato di proseguire oltre. Gli uccelli evocati nel Corano sarebbero allora arrivati, lasciando cadere i loro colpi sulla spedizione distruggerndola completamente. Abraha in seguito sarebbe morto.

La storia dell’Arabia meridionale, oggi meglio conosciuta, non si accorda con i dati offerti dalla tradizione islamica.

Verso il 525 la regione si trovava sotto la dominazione etiope dopo che il negus l’aveva invasa. Il secondo rappresentante del potere abissino nello Yemen, Abraha, si rese indipendente dal suo sovrano e riprese il titolo tradizionale dei sovrani himyariti. E’ quanto risulta dalle iscrizioni che egli ha lasciato e che permettono di collocare il suo regno verso la metà del secolo VI: il testo nel quale Abraha commemora le riparazioni eseguite sulla diga di Ma’rib è datato 549. Nel 533, in un’altra iscrizione, narra di una spedizione contro l’Arabia centrale e il nord della penisola. Ma la sua attività sembra concludersi intorno a quest’epoca, ed è dubbio che verso il 570 egli abbia potuto intraprendere una simile impresa contro la Mecca. Suo figlio Yaksum, che gli succedette, regnò per poco tempo e adorilo al 570 i Persiani, sollecitati da un principe yemenita, cacciarono gli etiopi e occuparono l’Arabia meridionale.

Dunque, la cronologia degli avvenimenti stabilita dagli storici dello Yemen preislamico non coincide con i fatti narrati nel Corano nella sura 105.

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