Dialogo con un musulmano sulla falsificazione della Bibbia

Secondo l’islam, Maometto è un profeta divino, chiamato dallo stesso Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe (ossia il Dio degli ebrei) e dei cristiani, come sigillo della rivelazione totale e definitiva di Allah. Sempre secondo l’islam, Maometto venne annunciato dai suoi predecessori, i quali erano musulmani e portavano come messaggio l’islam. Questa ipotesi è fondamentale nel mondo islamico, in quanto se così non fosse, Maometto sarebbe un unicum apparso sulla Terra senza essere predetto, e dunque la sua religione non avrebbe parentela con ebraismo e cristianesimo. Per sostenere questa congettura, si afferma che la Bibbia parlava di Maometto, ma venne falsificata (non si sa per quale motivo) da ebrei e cristiani. 

Ho provato ad analizzare in un’ottica scientifica questa pretesa. Se la Bibbia avesse parlato di Islam, di certo avrebbe riportato delle indicazioni relative alla Mecca, il luogo sacro per eccellenza, che secondo la tradizione islamica è stata costruita da Abramo e Ismaele. La prima cosa che verrebbe da chiedersi è per quale motivo gli ebrei avrebbero dovuto epurare dalla Bibbia ogni riferimento alla Mecca, in quanto non ne avrebbero guadagnato nulla. Se avessero voluto liberarsi di alcune pagine “scomode” si sarebbero liberati dei versetti relativi alla schiavitù d’Egitto, che li presentano come un popolo di senza terra, di schiavi, insomma di persone di poco valore. Sempre per lo stesso motivo, avrebbero dovuto eliminare ogni riferimento alle derive politeistiche nell’ebraismo, che ci presentano un popolo che non segue bene i precetti di Dio. E’ evidente che questi erano versetti che davano cattiva luce sugli ebrei, ma non sono stati epurati. Verrebbe dunque da chiedersi come mai si sia epurata la parte relativa alla Mecca. Oltre ciò, dovevano anche cancellare tutti i libri profetici, in quanto i profeti vennero per ri-annunciare il monoteismo di YHWH, contro le diverse cadute politeistiche (che indubbiamente vi furono, a quanto sappiamo dall’epigrafia) che come detto gettano cattiva luce sul popolo di Israele.

Ma mettiamo anche che la falsificazione della Bibbia ci sia stata. Quando sarebbe avvenuta? Nessuno lo sa, ma possiamo avanzare delle ipotesi. Mettiamo caso che il Pentateuco non sia stato scritto da Mosè, possiamo teorizzare che un gruppo di sacerdoti lo abbia falsificato per adattarlo ai suoi scopi. Ma questa teoria non regge, in quanto il Pentateuco veniva letto ogni sabato in tutte le sinagoghe di Israele, quindi se qualcuno avesse apportato delle modifiche sarebbe stato individuato subito. Per cambiare la Bibbia ci sarebbe stato bisogno che tutti gli ebrei (migliaia di persone dislocate in un’area geografica grande circa quanto la Sicilia, senza contare gli ebrei della diaspora) si fossero messe d’accordo tra di loro, ma ciò è completamente ridicolo. A questo punto potreste segnalarmi che nell’ebraismo ci furono derive enoteiste, ed è vero, solo che esse non portarono delle modifiche ai testi sacri, inoltre ci furono profeti che cercarono di ristabilire un monoteismo assoluto rifacendosi allo spirito del Pentateuco. A questo punto dobbiamo spostare la data della falsificazione ad un’epoca molto antica, appena a ridosso della rivelazione. Dando per scontato che Mosè non falsificò il messaggio che ricevette (lo do per scontato solo perché per l’islam non fu lui a modificarlo) l’unica falsificazione possibile sarebbe dovuta avvenire appena dopo la sua morte, ma anche in questo caso avrebbe dei caratteri che la rendono impossibile. Mosè rivelò la Torah a tutto il popolo di Israele, quindi fu diffusa a parecchie migliaia di persone, che per modificarla si sarebbero dovute mettere tutte d’accordo tra di loro, e ciò è francamente impossibile. Vi sembra possibile che migliaia di persone, un gruppo molto eterogeneo, si metta a cancellare dei brani del tutto innocui relativi al futuro Maometto e lasci dei brani dove fa clamorose figuracce di fronte a Dio beccandosi i Suoi improperi? Se fosse avvenuto così, significherebbe che Dio ha sbagliato a scegliersi il popolo eletto, e dunque ciò Lo renderebbe uno stupido. L’unica modifica possibile sarebbe potuta avvenire solo se Mosè avesse rivelato la Torah in privato solo ad alcune persone (dalla Bibbia sappiamo che non avvenne ciò, ma qualche musulmano zelante potrebbe dire che quel brano è stato falsificato), ma sarebbe stata una vera idiozia da parte del profeta di Yahweh comunicare la rivelazione ad un gruppo ristretto di persone quando invece riguardava l’intero popolo di Israele. Se si fosse comportato in questo modo non avrebbe tenuto fede alla parola di Dio, ma soprattutto Yahweh si sarebbe scelto un profeta estremamente stupido, il ché renderebbe lo stesso Dio uno stupido. Inoltre, en passant, se il luogo sacro per eccellenza era La Mecca, per quale motivo Dio avrebbe guidato il suo popolo in Israele?

Per il Nuovo Testamento vale più o meno lo stesso discorso. Gesù fu per lungo tempo un profeta itinerante, che parlò a molte persone in luoghi molto distanti geograficamente, non solo nella Giudea ma anche in Samaria e in alcuni territori pagani, quindi in questo caso la teoria del complotto lascia il tempo che trova. Secondo l’islam, Gesù e gli apostoli erano musulmani, e il cristianesimo sarebbe stato inventato da san Paolo. Questa teoria è stata per un breve periodo abbracciato anche dall’ambiente accademico occidentale nel XX secolo, ma ormai è una posizione da lungo abbandonata.
Vediamo perché questa tesi non regge. Fermo restando, secondo la teoria islamica, che gli apostoli non hanno modificato il messaggio originale, come avrebbero potuto accettare nel collegio apostolico una persona che ha poi, da sola, modificato il messaggio evangelico in maniera estremamente consistente, tanto da inventare il cristianesimo? Ciò implicherebbe che gli apostoli non sapessero distinguere tra il vero e il falso messaggio di una persona che ha passato con loro ben tre anni. Di certo avrebbero allontanato Paolo e gli avrebbero impedito la predicazione. Quindi l’unica via possibile resta quella per cui la falsificazione del messaggio originario sia stato modificato dagli stessi apostoli. Ma anche questa tesi è impercorribile. Essi non furono di certo gli unici ad ascoltare Gesù nel corso dei suoi tre anni di predicazione, quindi anche qui si sarebbero dovuti mettere d’accordo con moltissime persone, come, ad esempio, il popolo esultante di Gerusalemme. Anche qui poi vale la domanda: cui prodest? Perché avrebbero cancellato tutti i riferimenti alla Mecca e a Maometto? Per qualche loro tornaconto personale? Se così fosse, perché avrebbero testimoniato questa loro falsità fino alla morte atroce del martirio? A loro non venne nulla in cambio. Inoltre c’è un altro motivo che rende difficile ritenere il cristianesimo una invenzione degli apostoli, e cioè la peculiarità del cristianesimo. Gli apostoli furono dei pii ebrei, che seguivano, come tutti i loro contemporanei, la Torah. Nulla era più distante da loro che divinizzare un uomo. Gli ebrei non hanno mai divinizzato nessuno, nemmeno Mosè il legislatore, nemmeno il profeta Elia, che secondo loro è stato rapito in Cielo senza morire. Dunque l’unica cosa possibile è che Gesù stesso fosse convinto della sua divinità, e di ciò abbia convinto gli apostoli e i suoi seguaci. Perché avrebbero poi dovuto inventarsi la sua crocefissione? Non era certo una fine gloriosa per un Messia, e inoltre nel messianismo ebraico dell’epoca era una cosa del tutto inaspettata.
Restando alla crocefissione, il Corano afferma che fu crocefisso un sosia di Gesù. A parte il fatto che non dice quando questo sosia prese il posto di Cristo, non dice nemmeno da dove spuntò. Inoltre, secondo il Vangelo, Gesù stette con gli apostoli svariati giorni dopo la sua resurrezione, e in quei giorni è impossibile che nessuno si accorse che si trattava di un sosia e non del compianto Messia. Come sappiamo, questa idea di un Cristo sostituito da un sosia non è stata inventata da Maometto, ma dalla setta gnostica di Basilide, nel principio del secondo secolo.

Per ultimo, vorrei confutare un cavallo di battaglia di molti che ritengono Maometto profetizzato nel Vangelo. Riguarda i versetti «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce». Consolatore in greco si scrive “paracleto”, una parola simile al greco “periclytos”, ossia “lodatissimo”. E Maometto significa, appunto, “lodatissimo”. Inutile dire che nei manoscritti (tutti, anche quelli più antichi) del Nuovo Testamento non è attestata alcuna variante del genere. Nel mondo palestinese del I secolo, il Paraqlita (calco aramaico dal greco) era una sorta di avvocato difensore, un “suggeritore”: ma il termine è attestato anche in Filone Alessandrino, col significato più astratto di “intercessore”, e in vari altri autori di lingua greca, col senso di “avvocato” o “consolatore” – e questo è il senso in cui compare nel brano del Vangelo di Giovanni, come risulta evidente anche da un semplice esame del contesto (Gv 16,7-15). Esisteva la parola aramaica Paraqlita, con significato uguale al greco. Perché complicarsi la vita?

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Prima obiezione del musulmano: non stiamo sostenendo che ci sia stata per forza una volontà di modificazione dovuta ad un complotto. Ci potrebbero essere state delle sviste di trascrizione: errori, dimenticanze… I vari testi, infatti, non furono scritti contemporaneamente agli eventi storici (lo stesso Pentateuco è stato messo per iscritto nell’arco di parecchi secoli). Questo dimostra che in un periodo così lungo era facile tralasciare qualcosa nella trasposizione scritta.

Risposta: Sì, ma come hanno fatto a dimenticarsi che il luogo sacro per eccellenza era la Mecca? Dimenticare una cosa così evidente è impossibile, inoltre ci sarebbero stati di sicuro dei pellegrinaggi alla Mecca, quindi è del tutto impossibile dimenticarsi una cosa del genere. Inoltre la Legge per gli Ebrei era tutto, anche oralmente non potevano dimenticarsi cose del genere. Essere ebreo voleva dire identificare la Legge, e la Legge con la storia di Israele. Inoltre la trasmissione orale non era di una singola persona, ma di molte centinaia di dottori-rabbini. Difficile credere che tutti i rabbini si dimentichino contemporaneamente la stessa parte della Bibbia. Inoltre l’ebraismo non era conosciuto solo dai Rabbini, ma essi lo insegnavano a tutto il popolo, e per questo la Torah veniva sempre letta e commentata tutti i sabati nelle sinagoghe, che erano dei ritrovi quasi obbligatori. Per modificare la Legge doveva accadere che tutto il popolo di Israele se ne dimenticasse contemporaneamente, il ché è del tutto assurdo. E’ come se una persona si dimenticasse la storia della sua vita, in quanto per gli ebrei era quello il senso delle scritture. Questi non sono dettagli, sono cose talmente grosse che è impossibile dimenticare. Inoltre è molto probabile che la Torah fosse stata messa per iscritto appena dopo la sua promulgazione, anche se non si hanno prove certe. Gli studiosi accademici hanno inoltre studiato il metodo mnemonico che i rabbini usavano per imparare a memoria e per insegnare, e non hanno mai sollevato dubbi sull’autenticità dell’Antico Testamento. Gli studiosi accademici non hanno alcun dubbio a riguardo. Il profeta di cui parla il Deuteronomio è a tutti gli effetti il Messia d’Israele, in quanto solo il Messia poteva avere un’autorità che gli veniva direttamente da Dio. Giovanni Battista disse di non essere Elia, ma solo perché il popolo credeva che Elia dovesse ritornare fisicamente, e non pensavano che Giovanni fosse un nuovo Elia.

Seconda obiezione del musulmano: Prima della venuta di Cristo si pensava che il Messia e il Profeta di (dt 18.18) erano due persone distinte. Infatti nel Vangelo di Giovanni viene chiesto al Battista se egli fosse il Profeta, e in seguito alla sua risposta negativa gli viene chiesto se fosse invece il Messia. Dopo la venuta di Gesù si è teso ad accomunare le due figure.
A noi musulmani sembra abbastanza ovvio che le figure siano distinte e quindi qui abbiamo un chiaro caso della predizione di Maometto.

Risposta: Il profeta di cui parla il Deuteronomio è a tutti gli effetti il Messia d’Israele, in quanto solo il Messia poteva avere un’autorità che gli veniva direttamente da Dio. Giovanni Battista disse di non essere Elia, ma solo perché il popolo credeva che Elia dovesse ritornare fisicamente, e non pensavano che Giovanni fosse un nuovo Elia.

Terza obiezione del musulmanoPensiamo alle lettere di Paolo, quella ai Galati in particolare, quando bacchetta alcuni discepoli perche avevano seguito taluni che predicavano un Vangelo diverso dal suo. Ora questo fa supporre che già a quei tempi esistevano varie “teorie” relative a Gesù e quindi varie versioni dello stesso Vangelo. E inoltre la divinizzazione di Gesù è avvenuta molto piu tardi della redazione dei Vangeli. Se leggi la lettera ai corinzi Paolo afferma che alla fine dei tempi Cristo sarà sottoposto a Colui cui tutto è sottoposto. Come può Dio essere sottoposto a se stesso? Probabilmente a quei tempi Gesù non era considerato parte di Dio.

Risposta: Possibile che gli altri apostoli non si accorgessero delle modifiche? Si trattava i cose non da poco, come per esempio la divinità di Gesù, la quale poi è tanto lontana dalla visione di un ebreo del I secolo come e forse più lo è dalla visione dei musulmani odierni. Paolo bacchetta gli eretici, ossia coloro che si fingono apostoli e danno una “rivelazione” diversa dalla loro, non dice che esistevano Vangeli scritti da eretici, diceva, stando al testo greco, che davano un messaggio diverso da quello di Cristo. Il controllo degli apostoli sulle predicazioni era costante e continuo, tanto che gli eretici venivano subito messi al bando, come nel caso dei nicolaiti. Gesù era considerato Dio dai cristiani, infatti nella lettera ai Colossesi, nel capitolo 1 versetti 16- 18 dice apertamente che tutte le cose sono state fatte per mezzo di Cristo, e la lettera ai colossesi è precedente ai Vangeli. Nei Vangeli sinottici (Mt. 28, 19-20), sappiamo che Gesù disse di battezzare nel nome (e non nei nomi) del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ossia ammette che il Figlio è un tutt’uno col Padre (cosa poi evidente nel Vangelo di Giovanni), inoltre dice che Gesù sarà con loro fino alla fine dei tempi, e questa cosa è propria solo di Dio. Quindi gli apostoli credevano nella divinità di Cristo. Ma il cristianesimo parla di vero Dio e vero Uomo, quindi in Gesù vi è anche la natura umana, e di essa parla Paolo parla nella lettera ai Corinzi. In 1 Cor 15, 27 poi si dice che Cristo ebbe l’autorità di sottomettere la morte dal Padre, e questa è prerogativa unica di Dio.

Quarta obiezione del musulmano: Il libro dei Re, capitoli 22 e 23, testimonia che nel breve periodo della cattività babilonese, gli ebrei perdettero completamente il Deuteronomio.

Risposta: a se la Bibbia è il risultato di un incontro, quello tra la Parola e la storia, questo implica che possiamo interrogarci su come sia andata questa storia. Il biblista, in effetti, non è mai soltanto un teologo: è anche un po’ uno storico, un po’ filologo, un po’ archeologo, etc. In altri termini, egli è chiamato a scrutare, indagare, interpretare questi testi secondo i loro differenti con-testi, per poterli valutare all’interno del quadro storico dei diversi ambienti nei quali sono stati prodotti.
L’ebraismo non è sempre stato uguale a se stesso. E’ il risultato di tantissime vicissitudini storiche, esattamente come la Bibbia, che non ha una storia lineare, ma è il risultato di una selezione (o meglio, di varie selezioni: dato che non tutti i canoni biblici sono uguali!) di testi prodotti in diverse situazioni storiche, in un arco temporale molto ampio.

Al tempo del re Giosia, che è il periodo che ci interessa ora, la prassi della lettura sinagogale non poteva esistere nella forma che assunse dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la diaspora del I secolo, che vide il riaccentramento del giudaismo (o meglio, di una parte del giudaismo) attorno appunto alle sinagoghe.

A Giosia, secondo il racconto di 2Re (che è una re-interpretazione successiva di un lunghissimo periodo storico, che va dal regno di Salomone all’inizio della cattività babilonese), si deve una sorta di riforma religiosa, che previde una restaurazione del Tempio e un solenne rinnovamento dell’Alleanza del Sinai, ispirata dal ritrovamento di un libro che l’autore biblico chiama “Libro del Patto” (2Re 23,2). Molti studiosi identificano quest’opera con una versione primitiva del Deuteronomio, ma l’unica cosa sicuramente ipotizzabile è che questo testo doveva contenere, accanto a norme tradizionali che gli Ebrei già conoscevano per via orale o scritta, anche norme nuove, promulgate dal re ad integrazione o sostituzione di legislazioni precedenti. Insomma: nessuna falsificazione. Solo una complessa storia di uomini, che si intreccia sempre con quella di Dio.

1) All’epoca in cui sono stati scritti i cap. indicati (secondo libro dei Re, capitoli 22 e 23) non esisteva la sinagoga e non si leggeva il sabato la torah, che nella sua redazione finale è di epoca post-esilica. I capitoli in questione affrontano una questione dibattuta. Il rotolo della legge di cui si parla si ipotizza sia il nucleo legislativo del Deuteronomio (cap. 12-28). Il problema è capire se tale libro è stato davvero scoperto, perché dimenticato, o è stato composto ad hoc per sostenere e fondare autoritativamente la riforma di Giosia, facendo risalire la legge a Mosè, in particolare la centralizzazione del culto (Dt 12). Qualunque delle due ipotesi si scelga (ci sono ragioni per sostenere sia l’una che l’altra), non va dimenticato che Giuda era un regno minacciato dalla potenza babilonese e che l’alleanza politica con re stranieri comportava anche l’ingresso delle divinità del popolo più forte, sia per compiacenza, sia a motivo dei matrimoni reali. Giosia è riuscito nella sua riforma perché ha approfittato di un momento di debolezza dell’impero e ha potuto in qualche modo affrancarsi dal suo controllo. Questo dal punto di vista storico.
Il racconto a cui si allude è stato comunque rielaborato in epoca esilica, quando ci si è domandati il perché della caduta di Gerusalemme e dell’esilio, appunto, e si è trovata la risposta non nell’infedeltà di Dio, ma in quella del popolo che ha tradito l’alleanza con il suo Signore. A partire dall’esilio è stata riletta profeticamente la storia del popolo, come storia di tradimenti dell’alleanza di cui sono segni non semplicemente i culti tributati agli idoli, ma soprattutto la trasgressione delle leggi di giustizia di cui l’idolatria è segno esteriore e contemporaneamente causa. All’interno di questa storia sono apparse anche figure di guide o di re che invece hanno seguito il Signore e la sua legge, tra di loro Giosia è figura eminente e anche tragica, perché nonostante la sua riforma ha trovato una morte prematura in guerra presso Meghiddo. L’affermazione dell’unicità di Dio è questione altamente problematica, perché l’idea del monoteismo è tarda ed è solo una riduzione fondamentalista o catechistica pensare che già dai tempi di Abramo Israele credesse in un solo Dio. Lo stesso Deuteronomio parla di altri dèi. Più propriamente, perciò, occorre parlare di enoteismo: ossia, possono esserci anche altri dèi, maai cristiani questo non interessa, perché per i cristianic’è solo un Dio, e non un Dio qualunque, ma JHWH che li ha fatti uscire dall’Egitto.
Ora, questa consapevolezza, che per esempio è affermata con chiarezza nello Shema, non è stata un’acquisizione né totale, né avvenuta una volta per tutte, ma è entrata in conflitto con la presenza di altre divinità e di altre “teologie”. Un Dio presente, ma non visibile, un Dio che dava la legge e si ritraeva dalla presenza, un Dio per il quale la relazione si fonda sull’obbedienza del cuore attraverso l’obbedienza della legge, che non vuole sacrifici ma vuole opere di giustizia e che domanda un legame di gratuità è un Dio per certi versi insostenibile, non controllabile, pericoloso. La tendenza di ogni uomo a cercare cose concrete che diano salvezza porta naturalmente all’idolatria o alla compresenza del culto verso il Signore e di quello verso altre divinità. Si tratta allora di leggere questi capitoli di Re, come il resto della storia di Israele dal punto di vista di una riflessione storica-profetica e non di una cronaca.

2) Detto questo su quei capitoli specifici, io personalmente credo sia importante fare un discorso più ampio. Innanzitutto la discussione sul testo biblico con un musulmano è fondata su due principi differenti, in quanto sono profondamente differenti gli orizzonti ermeneutici e non vi è alcuna possibilità di confronto. Per un musulmano il testo sacro è dettato da Dio, ogni parola, ogni virgola viene direttamente da Dio. È ovvio che per me non può essere così perchè, per un non-musulmano, c’è per forza una storia di formazione del testo,… c’è anche per esso una stratificazione. Se per me non fosse così, io sarei certamente musulmano. La difficoltà è che ogni studio come questo è proibito. Quindi i musulmani possono continuare a credere di avere il testo coranico come uscito dalle parole dell’arcangelo Gabriele perché ogni studio filologico è interdetto; non esiste neppure un testo critico del Corano. Per i cristiani è totalmente differente. La formazione del testo biblico ha una sua storia e da è fondamentale l’ermeneutica. Nessun cristiano si scandalizza nel trovare “contraddizioni” nei testi, in quanto sanno che l’inerranza non sta nei singoli particolari quanto nella direzione generale verso la quale appuntano in testi. Per fare un esempio banale, il cartello ad un incrocio che indica “Piza” ci fa arrivare ugualmente a casa mia anche se c’è una lettera sbagliata!
La storia deuteronomista (viene chiamato così in pratica la prospettiva di congiunto di alcuni dei libri storici) è un tentativo di risposta alla tragedia dell’esilio. L’esilio è uno spartiacque nella storia di Israele. Cosa contribuì a fare di questa esperienza qualcosa di così terribile e marcante? In fondo, l’esilio non era una possibilità così remota a quei tempi e in quella area geografica . L’esilio fece esplodere ai livelli massimi quella “emergenza teologica” che da tempo, dalla crisi della monarchia, andava delineandosi. La teologia nazionale giudaica si fondava essenzialmente sulla scelta che YHWH aveva fatto di Sion come sua abitazione, e la promessa a David, che troviamo in 2Sam 7.
Una prima crisi si ebbe con la caduta del Regno di Israele e la distruzione di Samaria, nel 721 a.C. da parte degli Assiri di Sennacherib. Ma Gerusalemme fu miracolosamente salvata e l’Assiria, rapidamente, implose. Questi due avvenimenti furono interpretati come una conferma della presenza e del favore di Dio nei confronti di Giuda.
La morte di Giosia fu un altro duro colpo. Accade allora qualcosa che non ci soprende: «The darker the hour, the most desperately the nation clung the eternal promises to Davi, finding safety in the Temple where stood Yahweh’s throne (Ger 7,4; 14,21), and in the cult through which his anger was appeased and his favour gained […]. Elevated by theological optimism, the nation marched toward tragedy confident that the God who frustrated Sennaquerib would frustrate Nebuchadnezzar also» .
Già gli eventi del 597 avevano mostrato alcuni limiti della teologia nazionale; Bright rileva che, fino a quel momento, Giuda non aveva mai sofferto un’umiliazione di quella portata. La prima deportazione del 597 apparve come un filtro, per mezzo del quale i peccatori soffrirono la giusta punizione, cercando così di salvare uno degli assiomi teologici fondamentali: l’inattingibilità di Gerusalemme. I fichi di Geremia, ma soprattutto le truppe di Nabucodonosor, posero la parola fine all’illusione quando, in quel 19 luglio, entrarono in città. Il Tempio fu distrutto, Sedecia fu crudelmente caastigato per la sua ribellione suicida, e migliaia furono deportati. Questi tre fatti, già nella semplicità del loro essere accaduti, avrebbero potuto distruggere la speranza di qualsiasi altro popolo: i simboli dell’unità religiosa, politica e della sovranità nazionale gettati nella polvere, calpestati da stivali stranieri. Ma dietro a questo c’era qualcosa di ben più terribile. Era stata messa in pericolo la stessa fede in YHWH.
Davanti alle fiamme del Tempio, si pose terribile il dubbio: ci sono dèi più potenti di YHWH? O forse Adonai ci ha rigettati? La fine della dinastia davidica pone in scacco la fedeltà di YHWH: dove finisce la sua promessa? Non l’ha mantenuta o non l’ha potuta mantenere? È bugiardo o debole? O non ne vuole più sapere di noi? E la terra: la promessa fatta ai nostri Padri, dono di Dio, eredità di Israele per sempre, dove è finita? Non solo adesso è sotto il giogo dello straniero, ma anche molti figli di Israele sono ora in terra straniera. Che Dio è questo? Insomma, quasi tutti gli antichi sistemi di simboli erano diventati inutili. Quasi tutte le antiche istituzioni non funzionavano più. Che tipo di futuro era possibile a un popolo che attribuiva la sua scelta esclusiva a un Dio che aveva appena perso una guerra contro altre divinità? Che tipo di futuro poteva sperare un popolo che aveva abbandonato il suo Dio in tal modo che la sua risposta necessaria era stata un rigetto categorico? Ma non solo questo: iniziarono anche altri tipi di dubbi, che lanciarono ombre su molta parte delle azioni intraprese in favore della restaurazione del culto di YHWH negli anni precedenti la catastrofe: anch’essi minacciarono di dissolvere la fede. La riforma di Giosia era stata davvero qualcosa di giusto? Aver chiuso il culto delle divinità locali, non aveva forse attirato su Israele la loro ira? Esemplare, a questo riguardo, l’assemblea di donne davanti a Geremia, ultimo fallimento di questo profeta che neppure davanti all’evidenza riuscì ad essere ascoltato. Non mancarono neppure accuse dirette a YHWH (Lm 2,4-5) né ai propri padri e alle loro colpe. L’esilio fu, dunque, un colpo mortale sferrato alla teologia nazionale e alla stessa idea di YHWH. Tale situazione aveva tutte le caratteristiche di una esperienza di morte. Ciò che avvenne poi, possiamo vederlo come una sorta di elaborazione del lutto. Fu necessario riflettere sull’esperienza, riorganizzare i vari investimenti affettivi in nuove forme e direzioni.

3) Cosa significa tutto questo? Significa che la descrizione degli avvenimenti nei libri storici della Scrittura non sono “cronaca” come vorremmo noi oggi, bensì una risposta teologica a un dramma storico. È come quando ci capita una cosa che cambia la nostra vita e noi rileggiamo tutto ciò che ha portato a quell’evento e ci si trovi un senso e un significato che la semplice descrizione “oggettiva” (che non esiste, è un mito-residuo positivista: ma questo implicherebbe una riflessione sulla storia più ampia) non potrebbe mai averci dato. Ma allora dove sta l’inerranza? Dov’è l’intervento di Dio? Sta nel fatto che la riflessione che Israele fece dopo la catastrofe dell’esilio portò Israele a conoscere più profondamente JHWH e la riflessione che fece era corretta, anche se la narrazione degli eventi può aver subito un qualche “ritocco”. Questa è la profonda differenza tra il Corano e la Bibbia: o meglio, tra l’orizzonte ermeneutico ed epistemologico islamico e cristiano. Per dirla con il mio amato Bernard Lonergan, il primo è tipico di una coscienza indifferenziata, il secondo di una coscienza differenziata. Il dramma del mondo islamico sta proprio in questo: l’ermeneutica del testo impedita con la forza.

Quinta obiezione del musulmano: Si tenga anche conto che l’alterazione della Bibbia non riguarda soltanto il testo, ma anche il senso: : A) una errata interpretazione; e: B) una errata vocalizzazione. E’ risaputo che la lingua ebraica, come quella araba d’altronde, viene scritta con le sole consonanti, e basta invertire il corretto ordine delle vocali per far dire al testo tutta un’altra cosa.

Risposta: Oltre a quello che ho già risposto c’è da aggiungere che le vocali nella Bibbia erano scritte a margine del testo, ed erano recitate tutti i sabati in tutte le sinagoghe. Per alterare il senso della Bibbia ci sarebbe stato bisogno che tutti gli ebrei contemporaneamente si scordassero le vocali e confondessero una parola con un’altra, ma ciò è quantomeno impossibile. C’erano inoltre i profeti che, nel caso di deviazionismi, riportavano la religione sulla retta via. Inoltre non c’è alcuna prova papirologica che la Sacra Bibbia sia stata falsificate. Anche il Corano si scrive senza le vocali, ma nessuno studioso afferma che è stato falsificato o che alcune sue parti sono dubbieVerrebbe da chiedersi come facciamo a sapere che il Corano non è stato falsificato mentre la Bibbia sì.
L’ebraico è sì una lingua consonantica, ma questo non significa per forza che le parole possano assumere significati diversi a seconda del contesto, generando arbitrii senza fine e fraintendimenti colossali. Può accadere, ma non è affatto la norma: uno stesso insieme di lettere, senza vocalizzazioni, può essere letto come fosse una parola o un’altra (specie se le due parole condividono la medesima radice). Per ovviare al problema, gli Ebrei sin dal IX secolo (piuttosto tardi, per la verità!) hanno provveduto a una “normalizzazione” del loro testo ufficiale, apponendovi tutte le vocali con speciali segni diacritici: e ottenendo il cosiddetto testo “masoretico” (dal termine ebraico massorah = tradizione), che praticamente non permette fraintendimenti.
In realtà, però, la storia testuale della Bibbia è molto più complessa. I primi cristiani, di fatto, non hanno nemmeno avvertito questo problema dell’ebraico, alle origini, perché si sono basati in gran parte sulla traduzione greca dell’Antico Testamento, il cosiddetto testo dei Settanta (LXX), che risale al III sec. a.C.

Sesta obiezione del musulmano: Come facciamo a sapere che il Corano non è stato falsificato mentre la Bibbia si??? Semplice: Perchè ce ne informa Dio stesso nel Corano. Abbiamo bisogno di altre testimonianze? Se poi qualcuno dubita che il Corano sia Parola di Dio, è sufficiente che produca un solo verso simile ad esso per dimostrarci il contrario.

Risposta:  facepalmi

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8 thoughts on “Dialogo con un musulmano sulla falsificazione della Bibbia

  1. Robt il said:

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  3. Carmine il said:

    La Toraha viene messa per inscritta nella sua redazione finale sotto il regno di Davide (1010-970 A.c.). Davide viene unto Re da Samuele, che è il primo dei profeti dopo Mosè. Quindi tutti gli altri profeti, minori e maggiori, sono postumi a Davide. Se vi fosse stata omissione di qualcosa nella Torhà, sicuramnete lo avrebbero denunciato e in modo per nulla dolce. Inoltre anche gli scritti profetici non potevano essere in alcun modo essere manomessi, perchè gli Israeleti sapevano bene che Dio avreebbe comunque fatto sorgere un profeta che avrebbe ripristinato il tutto.
    Inoltre chiunque legge Antoci e nuovo testamento, senza pregiudizi di sorta, non può far a meno di vedere come ogni profezia che riguarda il messia, le sue caratteristiche, i tempi messianici e il suo modo di agire, travano il loro pieno compimento in Gesù. Se un materiale cosi mastodontico di trova il relazione a Gesù, come mai sarebbe poi andato perso o corrotto dagli uomini tutto ciò che riguarda questo presunto profeta che sarebbe dovuto venire dopo il Messia? Se è davvero cosi grande allora si sarebbe dovuto essere materiale profetico enorme in relazione a lui… invece non vi è traccia di nulla… Inoltre come l’ultimo dei profeti, Giovanni il Battista, ha indicato chiaramente in Gesù colui che “toglie il peccato del Mondo …. e battezza in Spirito Santo” (Cfr. Gv 1,29-34), come mai Gesù non preannuncia mai che ci sarebbe stato ancora un’ulteriore profeta? Inoltre l’articolo mette anche ben in luce la forzatura dei mussulmani fatti con il termine “paraclito”… il greco ha una precisione terminologica talmente alta che è usata come lingua base per la terminologia scientifica in tutti i rami del sapere umano.
    Altra cosa importante è che Gesù parla di se stesso come la definitiva rivelazione di Dio agli uomini (Mt 21, 33-44 riportata anche da LC e Mc).
    Inoltre Nessun profeta , tranne Elia, sono stati messi a morte… Maometto no, e sarebbe interessante fare un confronto tra tutti i profeti e Maometto… non riscontreremmo in lui nessuna delle carateristiche dei profeti biblici.
    Inoltre tutti i profeti sono di razza ebrea, Gesù compreso. Maometto non era certo un ebreo, altrimenti avrebbe conosciuto almeno la Torha e profeti e non avrebbe comesso quegli strafalcioni inerenti a essi.

  4. Che Iddio ti maledica per la tua immensa ignoranza
    A prescindere della tua ignoranza admin, quest’orribile pagina contiene un sacco di menzogne e imprecisioni storiche
    I musulmani dicono che sono stati gli ebrei a falsificare la bibbia per vari motivi, si son informati da gente colta e competente (non come te, ignorante, ottuso e ritardato)
    (1) La rivelazione della Bibbia cristiani ai Figli di Israele è evidente in questo contesto storico, gli ebrei volevano impadronirsi del mondo e impoverire la giustizia di Allah, per questo motivo Gesù (pace su di lui) è stato mandato da un Unico e Assoluto Dio che è Allah, imbecille;
    (2) I musulmani hanno aperto un dibattito sulla questione della falsificazione della Bibbia con i cristiani della Siria, della Palestina, dell’Egitto, ecc raccogliendo informazioni necessari per smantellare la Chiesa Cattolica, che si è alleata con i Figli di Israele, per diffondere una falsa religione;
    (3) Perché i musulmani accusano gli ebrei? I veri credenti di fede cristiana anche loro accusano i figli di Israele a contraffare la storia e la Bibbia, perché e qual è la ragione? Gli ebrei dicono che sono i padroni del mondo, i PRESCELTI o POPOLO ELETTO DA DIO ma non faevano altro che spargere corruzione sulla terra
    Hai capito ignorante? La bibbia è falsa quindi è inutile che scrivi cavolate insensate come la tua vita, allocco!
    Ecco le prove:
    “Solo l’ignoranza puo’ negare il fatto che in questo periodo del proprio sviluppo del testo del Nuovo Testamento ha subito gravi variazioni, in parte un vero e proprio imbarbarimento” È stato un teologo Cristiano a confermarlo non i musulmani, si chiama Julicher
    E la storia dice:
    Nell’anno 383 Girolamo ricevette da Papa Damaso1° l’incarico di redigere un testo biblico unitario in latino.
    Girolamo cambio i vangeli in circa 3500 punti
    Girolamo scrisse che non c’erano due testi che coincidessero per lunghi paragrafi e che esistevano altrettanti testi quanto erano le copie disponibili .Egli affermò anche che “era difficile trovare la verità”, dal momento che ogni testo differiva dall’altro.
    Esistono non meno di 800 manoscritti dei Vangeli del nuovo Testamento provenienti dal periodo tra il secondo e il tredicesimo secolo .Il numero delle discordanze e delle differenze contenute nei circa 1500 testi più o meno integralmente conservati è enorme.
    Non esiste neppure un manoscritto, che coincida con gli altri,I teologi contano da 50000 a 100000 varianti.
    Si conoscono 4680 manoscritti greci del Nuovo Testamento,dei quali nemmeno due riportano esattamente lo stesso testo.
    Ciononostante la chiesa cattolica persevera nella dottrina,secondo la quale sia in Nuovo che l’Antico Testamento sarebbero” vera parola di Dio”.Anche per la chiesa evangelica essa è”unico giudice,regola e indirizzo
    E STUDIA CAPRA RITARDATA

  5. AdminIslamic il said:

    Salve, l’unico modo possibile per poterle replicare è quello di approfittare della sua gentilezza per chiederle di fornirci delle prove archeologiche e documentarie, invece di teorie basate sul Corano. Altrimenti ci troviamo di fronte ad un discorso vuoto. Usando i suoi metodi interpretativi fatti apposta per trovare contraddizioni, ogni testo diverrebbe “contraffatto”.

  6. Carmine il said:

    Il commento di Ismail Alaoui, mi lascia esterefatto… si può mai dialogare con chi parte con improperi e offese?
    Un buon Cristiano ha sempre in mente queste parole: ” Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite” (Rm 12,14), e un buon mussulmano quali presupposti usa?
    Si accusa di ignoranza, ma vediamo quanta ignoranza ci sta nel commento messo…
    Il punto 1 è scritto in modo incompresibile: “rivelazione della bibbia cristiana ai figli d’Israele” ma cosa significa? Ci sta una bella confusione di come nascono i cristiani, come è avvenuta la rivelazione, e le relative differenze e uguaglianza tra la Bibbia Ebraica (Tanakh) e la Bibbia Cristiana.
    Inoltre Gesù non è stato mandato perchè “gli ebrei volevano impadronirsi del mondo”, basti solo pensare che a quei tempi gli ebrei subivano la dominazione e il giogo dell’Impero Romano. Inotre Gesù non ha mai fatto nessuna discorso o mossa politica. Lo stesso Ponzio Pilato dice “non trovo in lui nessuna colpa” (Gv19,4) , e non avrebbe certamente usato tali parole se Gesù avesse detto o fatto qualcosa di politico.

    Al punto 2 si afferma di un complotto tra Ebrei e Cristiani per diffondere una falsa religione… Ancora una volta si evince che non si conoscono bene le differenze tra queste 2 religioni! L’ebreismo e il Cristianesimo sono 2 religioni diverse, anche avendo in comune la rivelazione Veterotestamentaria, esse restano 2 religioni diverse. Anche se fosse vero questo complotto, ne dovrebbe venire fuori che dovrebbe prevalere una delle 2 sull’altra, il che sarebbe assurdo. Se gli ebrei accetano il cristianesimo, allora scomparirebbe l’ebreaismo, e al contrario scomparirebbe il cristianesimo. Ma se chi commenta avesse conoscenza di entrambe, non avrebbe certo scritto sta cosa.

    Al punto tezo si dice che “i cristiani accusano gli ebrei”, ma non si era affermato al punto 2 che essi sono uniti in una specie ci complotto?? Contraddizione Palese!! Vorrei capire: hanno una tresca insieme o si accusano a vicenda?
    Inoltre i cristiani non hanno mai accusato gli ebrei di contraffare la storia, hanno solo divergenti interpretazioni del Vecchio Testamento.
    Alla Affermazione “la bibbia è falsa”, rispondo semplicemnte di studiare la storia e l’archologia, che confermano quando sia veritiera la Bibbia anche da quel versante. Inoltre se si accusa la bibbia di essere falsa, ci voglio le prove concrete di ciò che si afferma, peccato che sia solo il mondo islamico a portare avanti questa teoria e mai a dimostrala “de facto”. Se la Bibbia, fosse un falso, lo avrebbero dimostato gia molti nel corso dei secoli e soprattutto il mondo ateo.
    Si cita, sempre al punto 3, una frase di Julicher, ma non si cita il libro da dove essa è stata tratta al fine di leggere tutto il contesto e le motivazioni di tale frase… Ho fatto una ricerca sul web, e ho notato che è citata solo in dibattiti mussulmani… troppo facile… ci vuole citazione del libro di Julicher dove essa è contenuta, la casa editrice del libro e l’anno della publicazione… lo sa qualunque studente serio che si fa in questo modo.
    La stessa cosa vale per la citazione della frase di Girolamo… sfido che chi ha scritto il commento di sopra conosca il latino, perchè Girolamo scriveva in latino… quindi ancora una volta senza leggere o conoscere la fonte.
    Inoltre Girolamo non cambiò proprio nulla del testo, fece soltanto delle scelte terminologiche di traduzione… cosa più che leggittima in ogni traduzione ancora oggi.
    Che vi sono tantissimi manoscritti della bibbia e dei Vangeli e cosa risaputa fino alla nausea. Le varianti tra i diversi testi però, non sono mai di contenuto… sono solo piccoli varianti di termini, che non incidono sul messaggio finale. Inoltre prorpio questa miriade di manoscritti, agli occhi di uno studioso serio di manoscritti antichi, sono la prova stabile e coriacea che la bibbia non è un falso. E poi risaputo che in tutti i testi antichi che precedono l’invenzione della stampa, vi sono delle piccole varianti… cosa strarisaputa negli ambienti accademici e di studio archeologico e storico.
    Prima di accusare qualcuno di ignoranza, bisogna ben ponderare le proprie parole e la propria conoscenza….
    Facile accusare, difficile studiare senza preconcetti!!!

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