Dar al-Islam, la casa dell’Islam

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Dar al-Islam

La dottrina islamica divide il mondo in due sfere:

  • la “Casa dell’Islam” (Dar al-Islam), chiamata anche “Casa della Pace” (Dar e-Salaam), il quale sarebbe composto da quei territori sottoposti alla Sharia, cioè al diritto islamico. Dar al-Islam é quel territorio o quella nazione in cui l’Islam è “religione di Stato”.
  • Il resto del mondo è chiamato “Casa della Guerra” (Dar al-Harb), il quale invece sarebbe composto da tutti quei territori non (ancora) sottoposti alla Sharia.

Una delle differenze decisive tra l’Islam e il Cristianesimo si predenta su questo punto. Dal punto di vista cristiano, il Regno di Dio inizia nel cuore di singoli uomini e da lì si estende ad una comunione di credenti. Il fatto decisivo è ciò che avviene nella vita dei singoli uomini, non il possesso di territori o le leggi correnti. Nell’Islam, invece, decisivo è il sistema giuridico che vige su di un determinato territorio. Così è possibile che anche Stati che hanno una grossa percentuale di cittadini non-musulmana facciano parte della “Casa dell’Islam”.

JIhad

La via per l’islamizzazione del mondo si chiama in arabo jihad, cioè “Guerra Santa“. Jihad non è solo lo sforzo bellico o terroristico per l’espansione della “Casa dell’Islam” è inizialmente l’appello ai non credenti di sottomettersi volontariamente ad Allah (Sura 2:256; 3:20). È jihad quando un centro islamico istruisce gli uomini a sposare donne tedesche,  quando i musulmani mettono il Corano nelle camere degli alberghi, quando costruiscono le loro moschee in Occidente oppure quando vengono scalate posizioni di potere all’interno della società per poterle sfruttare in favore della causa islamica. Tutto ciò che serve all’espansione dell’Islam è “Guerra Santa”. Quando i metodi “pacifici” non bastano subentra la guerra o il terrorismo.

Sharia

Secondo la Sharia le “Persone del Libro” – così vengono designati nel Corano ebrei e cristiani – hanno diritto a un’esistenza (provvisoria) come uomini di seconda classe, “Dhimmi“. Nella “Casa dell’Islam” non è decisivo ciò che gli uomini pensano, credono o sentono. Decisivo è il sistema giuridico che regola la loro esistenza. Perciò è possibile che per secoli musulmani, ebrei e cristiani abbiano potuto vivere pacificamente fianco a fianco sotto dominio islamico. In questo caso, però, gli ebrei hanno una posizione inferiore a quella dei cristiani. Secondo le affermazione del Corano, gli ebrei, al contrario dei cristiani, stanno sullo stesso gradino dei pagani ed esprimono la maggiore ostilità nei confronti dei credenti (Sura 5:82). Ecco perciò l’intenzione di Allah verso gli ebrei: “Ad essi toccherà l’ignominia in questo mondo e un grave supplizio nell’altro” (Sura 5:41). Gli ebrei guadagnano “l’abiezione nella vita di quaggiù; nel giorno, poi, della risurrezione saranno consegnati al più atroce dei supplizi” (Sura 2:85).

Secondo la dottrina del Corano la “Casa dell’Islam” si espande sempre di più. Questo non dipende dall’uomo, ma è dovuto al fatto che Allah combatte per mezzo dei suoi credenti (Sura 8:10,12,17). A livello mondiale sempre più terre vengono sottomesse alla “Sharia”. Da questo si può riconoscere l’essenza di Allah e l’onnipotenza del Dio dell’Islam. Sta scritto che Allah è onnipotente e l’unico vero Dio. Maometto afferma che “l’Islam è sempre superiore, non c’è niente di più eccelso dell’Islam”. Questa rivendicazione si mostra nell’appello al culto, dove la chiamata del muezzin deve essere più forte del suono delle campane delle chiese; e anche nell’architettura, dove accanto a una chiesa, la moschea deve avere il minareto più alto, come per esempio accanto alla chiesa della Natività a Betlemme o alla chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Il Corano dice che quelli che stanno dalla parte di Dio trionferanno (Sura 5:56). Arriverà un giorno, secondo la dottrina dell’Islam, in cui tutto il mondo sarà “Dar al-Islam”, “Casa dell’Islam”. La vita di tutti gli uomini sarà allora sotto il dominio della Sharia, il diritto islamico, anche se non tutti gli uomini saranno musulmani. Il regno di Allah si identifica nell’espansione politica dell’Islam e nell’attuazione della Sharia. Un territorio che è stato una volta islamico, secondo la dottrina islamica non potrà mai più essere de-islamizzato. Così, nella teologia dei musulmani, anche la Spagna, i Balcani o Israele, per esempio, sono territorio islamico, cioè “waqf”. E gli eserciti di Allah sono obbligati a riconquistare il territorio islamico che è andata una volta perduto.

Per l’islam non c’è dunque alcuna speranza per una pace (anche solo provvisoria) in Terra Santa? Autentica amicizia tra musulmani e pagani è sostanzialmente esclusa (Sura 3:118; 4:89-90; 4:144-145). Il profeta Maometto esorta i suoi fedeli: “O voi che credete. Non fate lega con i Giudei e con i Cristiani. Chi di voi fa lega con loro è dei loro. Iddio non dirige gl’iniqui.” (Sura 5:51). In altre parole: un musulmano che fa vera amicizia con i pagani, che conclude un trattato di autentica pace con loro, si scomunica automaticamente dalla comunione dei veri musulmani.

Ma la teologia islamica offre una via d’uscita: se il nemico, non-musulmano, è troppo forte e non può essere sopraffatto, è possibile concludere un armistizio (cfr. Sura 3:28; 8:15-16). Un caso analogo si trova nella biografia di Maometto. Nell’anno 628 voleva ritornare come pellegrino nella sua città natale della Mecca. Ma la città era dominata dalle tribù di Quraysh, che non volevano sottomettersi alla sua signoria. Poiché i qurayshiti erano troppo forti e non potevano essere sottomessi da Maometto, egli concluse con loro un armistizio. I qurayshiti si sentivano sicuri e abbassarono le difese. Ma nell’anno 630 Maometto entrò alla Mecca con 10.000 soldati, facendo un terribile bagno di sangue*. Entrambe le cose: i massacri e la violazione dei contratti, sono giustificati dal diritto islamico quando servono all’onore di Allah. Yasser Arafat ha ripetutamente giustificato i contratti di Oslo davanti ai suoi fratelli di fede musulmani come “contratti di Quraysh”.

Per i credenti musulmani la questione dell’esistenza di uno Stato ebraico su territorio musulmano equivale alla domanda fondamentale di chi è il vero Dio. È il “Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe” o è il “Dio di Abramo, Ismaele ed Esaù”? Finché nella “Casa dell’Islam” il più piccolo fazzoletto di terra rimane occupato da uno Stato ebraico, la pura e semplice esistenza di questo Stato è una dichiarazione di fallimento di Allah.

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